Aprendo i bauli

vestito per i 18 anni

Scrivo in diretta dalla mia cameretta da adolescente, la mia cuccia insonorizzata, la mia bolla di sapone lontana dal mondo, dove leggevo Tolstoj, mangiavo nutella e scarabocchiavo poesie. E dove sognavo vestiti da Rossella O’Hara e collezionavo cappelli strani. Sono di passaggio, ma ho fatto scorta di ricordi, di sapori e di cose vere. I miei sono in mezzo a uno pseudo trasloco e io ritrovo souvenir di viaggi e pezzi di passato, stoffe sgualcite che raccontano vecchi sogni, scatole polverose che contengono prime cose.

C’è un vecchio pigiama di mio padre, ormai liso e cascante. L’ho sempre conservato io. Una notte di tanti tanti anni fa, io avevo voluto rimanere dai nonni a dormire, avevo insistito con i miei genitori per restare lì, ma poi una morsa di panico mi aveva attanagliata. E iniziai a piangere. Mi sembrava che non ce l’avrei fatta mai e poi mai a passare la notte lontana dalla mia casa. E così mio padre nel cuore della notte tornò a prendermi, col pigiama sotto al cappotto. Era quel pigiama. Era forse il mio primo vero ricordo di mio padre. E ogni volta che torno qui indosso quello per dormire. Avrebbe bisogno che gli cambiassi l’elastico in vita, ma va bene così.

C’è una spilla a forma di pappagallo. Mi ricordo mia madre in macchina cantare a squarciagola con noi due bambine e la guardavo dal sedile anteriore guidare, con il pappagallo sul bavero e pensavo che era bellissima e aveva sempre un pensiero che volava via. Forse adesso la capisco di più. Forse adesso posso addirittura immaginare uno di quei pensieri, superstiti.

C’è un vestito indossato solo una volta, fatto a mano da una sarta che non c’è più. Erano i miei diciotto anni. E quello era semplicemente un sogno che diventava realtà. Ci sono dei vestiti magici che odorano di un tempo che non tornerà mai più, che contenevano aspirazioni e ne conservano il sapore. E allora puoi aprire l’armadio e annusare quel vestito per un po’. Puoi sfiorarne il tessuto e affondarci i palmi. Puoi accarezzarne la lunghezza e abbracciarne l’eterea consistenza. Puoi sollevarlo e vederci dentro la te che non c’è più. Vederla e rimpiangerla un po’, solo per un po’.

Ci sono vestiti che non sono solo vestiti. Ci sono vestiti che vanno reindossati, di tanto in tanto.

Commenti

  1. Che bello questo post, è una poesia… *

  2. E’ vero Ba, il post di Caia è bellissimo, quante emozioni traspaiono…

  3. Non sono incinta quindi non posso imputare questa cosa agli ormoni impazziti e particolarmente sensibili.. ma ogni volta che leggo un tuo post mi vengono gli occhi lucidi e la mia mente inevitabilmente si va a posare su ricordi indelebili di QUELLA casa! 🙂

  4. sei bellissima caia …

  5. mi fai commuovere…bellissimo ,davvero

  6. PiccolaStella

    Che pelle d’oca…

  7. Il post è bellissimo, ma una battutaccia devo farla… in che secolo hai compiuto 18 anni?? No, non mi fraintendere Caia, parla una che per il suo 18° ha indossato il più nero, lungo e informe vestito nero che ha trovato! Comunque, intendevo dire solo che vederti in tutto quel tulle – credo ;)- mi fa pensare ai vestitini che indossano le diciottenni di oggi. Abitini ascellari, laminati, scollacciati e ti viene da pensare davvero che il romanticismo del tuo abito sia di un altro secolo… chissà se per quando la mia scricci diventerà maggiorenne, tornerà a regnare il buonsenso e il buongusto…

    • ehhehe, non molto tempo fa in verità. e non credere, sono stata abbastanza “ricordata” per quell’abito, e non intendo con commenti positivi. ai miei tempi regnavano le divise (levis, dcMartens, barbour) e ho frequentato poi una scuola molto chiusa in questo. non avevo infatti molte amiche, ma il mio vestito me lo sono scelto pensando solo a me, a quello che sognavo io. ecco!

  8. che bello! io purtroppo ho traslocato mille volte e tutte le mie cose belle le ho perse, però conservo tante cose di mia nonna che indosso regolarmente. ora è stata vuotata anche la sua casa. le ultime cose che ho preso sono state delle collane e un portarossetto d’argento. ci credi che ora quando indosso le sue collane sento l’odore di rossetto, quello che lei metteva sulle guance prima di uscire? non so se mi faccia più male o più bene, però sento che quell’odore di rossetto è solo mio.
    bel post. un bacio.

    • io adoooroooo le cose con una storia. e ne indosso spesso.
      (e comunque anch’io a volte metto il rossetto come fard :O)\garzie polly e benvenuta!!

  9. questo post mi ha fatto venire in mente un paio di calze…
    le calze di mio nonno che mia mamma tiene nel cassetto…
    la notte in cui mio nonno è mancato mia mamma è corsa in ospedale scalza (cn le ciabatte) e la ha indossato le prime calze che ha trovato…

  10. Che bel post, sembra davvero una poesia! E il tuo vestito è stupendo fa sognare anche chi ti guarda! Ma la cosa che mi ha emozionato di pù è il pigiama di tuo padre!
    Grazie!

  11. Però il più è rientrarci dentro! MUahhahah!
    Bellissimo post Caia, di una dolcezza unica.

  12. un po’ di poesia ci vuole proprio nella vita..mi hai fatto venire la voglia di andare di nuovo a immergermi nei ricordi ..anche io in cantina ho in un cassetto il vestito della mia prima festa importante dei 16 anni, le scarpe di mia madre ( ma i piedi erano larghi la metà!!!!) i cappelli di mia nonna….

  13. ciao caia! che bel post pieno di ricordi e che meraviglia il tuo abito in stile rossella!
    grazie per avermelo linkato 😉 ti ho risposto sul mio blog ma ti scrivo anche qui: l’elenco completo dei cinema in cui proiettano via col vento oggi lo trovi sul sito dei the space cinema http://www.thespacecinema.it/gateway?service=82&idfilm=3659

  14. Ciao,so che questo post è un post vecchio,ma ho appena scoperto questo blog grazie a un’amica,e questo post mi ha fatto quasi commuovere…è davvero poetico. Mi sono però resa conto che io non ho nulla del genere a cui fare affidamento per guardare al passato…e un po’ me ne dispiaccio.

Parla alla tua mente

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