La moda ai tempi della crisi

Siamo tutti poveri o stiamo per diventarlo.

Non importa quanto guadagniamo, il fatto è che non è abbastanza.

Pare sia un processo assolutamente insito nell’economia del consumismo: produrre bisogni, soddisfarli solo apparentemente per innescare un circolo vizioso che ci lascia sempre e comunque insoddisfatti.

La grande industria della moda non è da meno: ieri si è concluso uno dei più importanti eventi della stagione modaiola, la Fashion Week di New York con le collezioni Primavera/Estate del 2012. Io le guardo di traverso, nel senso che la curiosità mi mangia, ma odio ripensare agli abitini leggeri, quando son presa dalle smanie di riorganizzazione del guardaroba autunnale! E viceversa a inizio Primavera.

Non ti danno il tempo di goderti le suggestioni che vorresti cogliere per cavalcare spavalda la stagione che viene, che già ti insinuano altri bisogni, altre ispirazioni frustranti perché impossibili da cogliere sul momento e probabilmente anche dopo. Gli effetti possibili sono due: o rincorri tutto e subito azzardando quelle orribili misture che sembrano tanto modaiole, ma non hanno niente a che vedere con lo stile (tipo indossare le calze 100 den sotto vestiti giallo lime in organza o tipo sfoderare falcate ignude sotto cappe e pellicce), oppure l’effetto che fa a me e cioè sentirsi talmente stufi di tutto, oberati dalle immagini e storditi dagli stimoli da non capire più nulla e archiviare direttamente fino a data da definirsi, non senza quella spiacevole sensazione di essermi persa qualcosa, un guizzo, un’intuizione.

La verità è che la moda è bellezza e ognuno di noi ha bisogno di bellezza nella propria vita, ambisce a possederla in ogni sua forma e aspira a crearla. Ma la moda — l’industria della moda — corre, costa, chiede, trascina in una folle ricerca continua di qualcosa di più, qualcosa di diverso.

Cosa fare per non trasformare una tensione naturale e positiva dell’animo umano in frustrazione?

Semplice: restare fedeli all’eleganza.

E l’eleganza cos’è? Si compra?

No, ma si può imparare, coltivare.

La parola eleganza viene dal latino e-lígere che significa scegliere. E allora dobbiamo imparare a scegliere: non solo cosa comprare, avere, indossare, ma anche cosa guardare, di cosa parlare. Credo sia l’unica via per non essere fagocitati dal turbine del fast fashion. Fermarsi un momento (qualche settimana, qualche mese o qualche stagione) e comprendere veramente per cosa vale la pena perdere la testa. E poi scegliere secondo la nostra personalità.

Credo sia davvero l’ultima frontiera dello stile. Rimanere eleganti. O diventarlo, in qualche caso.

Commenti

  1. Bravissima. Ben detto. E io scelgo di leggere Trashic. 🙂

  2. pienamente d’accordo con te!
    e in quanto a povertà, non me ne parlare! prima di tornare a far shopping seriamente ne deve passare di tempo!
    Baci a tutte!

  3. caia, guarda, io non sono affatto elegante. Ma ho il mio stile, che credo sia abbastanza riconoscibile e comunque totalmente fuori moda, per questioni di budget e soprattutto di personalità. L’altro giorno ero così orgogliosa di due acquisti al mercatino dell’usato che mi sono fotografata, vestita con 11 euro nette…guarda, vorrei mandarti la foto 🙂

    • mandamela mandamela!!!
      ma infatti siamo spesso portati ad associare il termine eleganza all’abito da sera da red carpet, a mio avviso non e’ quello.
      e’ piu’ che altro un’arte fatta di saper scegliere, adocchiare, adeguarsi alle circostanze cui si prende parte, e soprattutto non travestirsi. rimanere fedeli alla propria personalita’!

  4. Pienamente daccordo…e quanto alla crisi, visto lo strabordare degli armadi, quest’anno ho deciso di partire dallo shopping a casa mia per vedere di riesumare e/o riadattare cose passate in secondo e terzo piano negli ultimi anni, in modo che gli acquisti siano mirati solo a quello di cui realmente necessito e magari capi basici che si possano abbinare con cose più particolari che già possiedo. Ce la farò?

  5. sottoscrivo tutto!
    giusto ieri dalle pieghe del mio armadio è comparso un abitino nero di…pimkie (roba di alto livello, eh…mica da ridere…), che avrò pagato 25 euro al massimo tre o quattro anni fa….una specie di tubino, cotone elasticizzato, gonna un po’ svasata appena sopra al ginocchio, che stavo per passa ad abito da casa e che invece…mi stava benissimo, ha ancora un bel taglio, è fresco nonostante sia nero…
    messo ieri con giacchina bianca (outlet), sandali gioiello (saldi), collana lunga…beh, era di un carino, ma di un carino che me lo sarei rimesso anche oggi…

    l’ho già raccontata più volte la storia del collega che mi ha detto che io sono una che ci spende e che mica mi compro i vestiti da zara, si vede…e mentre me lo diceva io sfoggiavo uno zara da 39.95 e sorridevo beata…

    insomma, si può essere eleganti anche se ci si veste all’oviesse e strappone pure se ci cuce i vestiti valentino in persona

    lo stile è innato forse, ma si impara, anche se non è facile, con tutto il coattame che gira in giro…ma quando c’è, lo si vede..
    perchè oggi, dopo oltre 50 anni, quando vediamo grace kelly vestita semplicemente e semplicemente favolosa o audrey hepburn, con un semplice tubino nero, rimaniamo ancora a bocca aperta e sono le loro immagini che ci vengono alla mente e non quelle di lady gaga vestita di fettine panate quando pensiamo alla parola “eleganza”?
    …un motivo ci sarà…

    baci e w trashic che promuove l’eleganza per tutti

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