Il diavolo veste Prada

Il diavolo veste Prada

Andrea va a New York dalla provincia per realizzare the american dream: si è appena laureata, vorrebbe fare la giornalista, ma si accontenta di un lavoro di second’ordine in una grande rivista pur di fare esperienza e conoscere le persone giuste. Diventa così la seconda assistente nientepopodimeno che di Miranda Pristley, direttrice di Runway la bibbia della moda: come da fama la signora le farà rimpiangere di aver detto di si ad un lavoro che non fa per lei.

Facendo buon viso a cattivo gioco Andrea si cala perfettamente nella parte e, grazie anche alla cura per il proprio look e alle notevoli capacità professionali, sostituisce la prima assistente e si ritrova a Parigi per la settimana della moda. Purtroppo gli affetti più cari e lo stile di vita semplice di una volta verranno necessariamente sacrificati, in nome di un futuro radioso e scintillante.

Una serie di eventi scioccanti la faranno riflettere sulle priorità della vita e la faranno tornare sui suoi passi.

Il diavolo veste Prada é un film assolutamente da vedere, non si può fare a meno di esaltarsi per le stilossissime mise esibite dai protagonisti: Versace, Armani, Chanel. Onestamente la protagonista ci mette del suo, perché con quel personalino e la faccia da angelo porterebbe con stile anche le tende che ho tolto dal salotto perché erano tristi.

Guardando il film ci si entusiasma per tutto quello che riguarda il look: le acconciature, le scarpe da urlo, i rossetti scintillanti, gli accessori originalissimi e introvabili, le borse da sogno. E poi sinceramente il film fa ridere, ci si ritrova spesso con le labbra stirate in un sorriso (magari sarcastico) davanti alle uscite diaboliche di Miranda o in seguito ad una battuta fatta da Nigel.

E’ risaputo ma il personaggio della Priestly è ricalcato e esagerato sulla forma di Anna Wintour, la leggendaria (e terribile) direttrice di Vogue US (la quale fa un cameo nel film, come tata delle figlie di Miranda…chissà cosa ci avranno voluto dire gli sceneggiatori?).

Menzione speciale ad una meravigliosa Meryl Streep che porta in scena una sulfurea e cinica Miranda Priestly, calandosi nella parte in modo eccezionale e sdoganando la figura della donna di potere esclusivamente dedita al suo lavoro: con l’ironia che la contraddistingue, questa meravigliosa attrice ci ha fatto (quasi) sperare che anche in una donna in carriera (nel peggior senso della parola) possa esserci un cuore che batte per gli affetti.

Certo se fosse stato ambientato in Italia avremmo avuto una rampantissima giovane di San Lorenzo in Campo catapultata nel magico mondo della moda milanese, farcita di modelle, addetti marketing, ristoranti giapponesi e happy hour vegani. Sicuramente la nostra Marisa avrebbe avuto infinite difficoltà a trovare un letto su cui dormire, condividendo un appartamento con altre tre derelitte, ogni giorno avrebbe combattuto con gli scioperi dei mezzi, per risollevarsi una volta ogni tre mesi tornando a casa da mamma per rifocillarsi di vincisgrassi, con la lacrimuccia agli occhi. Sempre che fosse resistita tre mesi…

Ma la storia si svolge a New York, che è la Grande Mela e la città che non dorme mai, fascinosa e meretrice, dalla personalità ingombrante anche in questo film, con i suoi angoli suggestivi, la gente, le boutique.

Se una come Marisa (come me) si fosse messa la camicetta bianca e la coppola pied-de-poule che sfoggia Andrea, col colorito senza lampada che abbiamo in inverno, avrebbe avuto i celerini della neuro alle calcagna per tutta la sera, altroché corteggiamenti. Però è bello sognare.

Oh, non essere ridicola, Andrea! Tutti vogliono questa vita. Tutti vogliono essere noi.

Vero, vero, vero!

Tutti vogliono i loro (cinque) minuti di celebrità, fosse anche solo perché hanno servito un bicchier d’acqua a Brad o aperto la porta a Beyoncè. Cosa c’è di più elettrizzante di fare parte di un circo colorato e rumoroso, viaggiando sempre in quarta senza dover decidere niente di più del colore dello smalto? Vedere posti, conoscere gente, lavorare fino allo sfinimento in un team stimolante. Magre, con l’acconciatura sempre a posto e lo stiletto dodici ben lucidato.

Ahhh, che sogno, che poesia.

Buona visione. Lu

 

Il diavolo veste Prada un film di David Frankel. Con Meryl Streep, Anne Hathaway, Stanley Tucci, Simon Baker, Emily Blunt.  Titolo originale The Devil Wears Prada. Commedia, Ratings: Kids+13, durata 109 min. – USA 2006.  (MyMovies)

Commenti

  1. ho amato talmente tanto questo film che il maritozzo mi ha regalato il dvd!

  2. Bellissimo è vero, ma il libro per me è ancora meglio.

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