Gucci vintage

 

Presentazioni ufficiali: ecco a voi la mia piccola Blue.

L’ho chiamata così per ragioni cromatiche e anche per una sottile motivazione del cuore.

L’ho acquistata dalla mia simpatica fornitrice di vintage, Orietta. Una donna molto romana e molto vintage anche lei. Ha le movenze della Magnani e sembra uscita da un film di Visconti, non per niente l’ho conosciuta a Piazza Vittorio.

Blue è arrivata nel mio sguardo, prima che tra le mie mani, in un’umida mattinata. Il MaritoZen era fuori per lavoro e io ero coi bambini e la mia mamma, giunta a raccogliere i cocci di ciò che resta della mia salute mentale, ultimamente. Eravamo andate a fare colazione dopo un’ennesima notte insonne e un risveglio all’alba.

Era tempo che meditavo su una borsa blu, a tracolla.

Io non amo le tracolle, e detesto quelle lunghe delle borse a postino. Non fanno per me, mi fanno sentire una dodicenne e mi sembra che mi appesantiscano ulteriormente il didietro. Come se ce ne fosse bisogno.

Eppure ho bisogno di borse da poter imbracare in condizioni di emergenza e quindi ho ceduto alle tracolle corte.

Le mie borse blu sono quasi tutte impraticabili. Tutte con manici corti.

Eppure il blu in primavera è essenziale. Per me.

Quindi ho messo nella mia wish list una borsa blu, praticabile.

Il fatto è che per trovare un compromesso mi ero detta che la borsa doveva dirmi qualcosa. Ne avevo viste in giro con le caratteristiche che mi servivano, ma nessuna mi aveva detto niente, nessuna mi aveva preso il cuore.

E quella mattina eccola là sul banchetto di Orietta tra pizzi, merletti e pochette.

Una Gucci degli inizi anni ’70.

Mi ha proprio chiamato. E quando l’ho provata ho capito che era sempre stata al mio braccio.

E sapete qual è la cosa meravigliosa di scovare una chicca del genere quando è anche qualcosa che ti serve?

È che la riporti a casa, la metti in forma, la posi distrattamente sul letto e qualsiasi cosa indossi, lei è perfettamente abbinata. Anche se sembra che non c’entri, una borsa che parla di un momento, di uno stato d’animo, una borsa di nome Blue la si può indossare all’infinito.

Commenti

  1. benvenuta, blue!
    🙂
    come al solito concordo sulle borse e gli stati d’animo, su quello che immaginiamo quando le cominciamo a formare nella nsotra mente, quando ci vestiamo (o vestiremmo) a partire da una borsa…
    la borsa non è solo qualcosa che contiene altre cose, la borsa è uno stile di vita

  2. Ma lo sai che io ho sempre pensato che la borsa a tracolla ti veste? cioè, io porto solo tracolle perchè mi fanno sentire più coperta.
    E la mia preferita è etnica, di cotone, comprata per 3 euro a una bancarella parrocchiale che raccoglieva fondi per la missione in Sri lanka.
    E’ fantastica perchè ti abbraccia…

    La mia blu invece è hand made, me la sono fatta all’uncinetto, copiando spudoratamente (ma anche no) thesak. La puoi vedere qui http://trasparelena.blogspot.it/2010/07/la-mia-ultima-fatica.html

    • tu sei una maga!!!
      ecco, io avrei accorciato la tracolla e l’avrei fatta color paglia: e’ praticamente il surrogato della borsa di paglia che vorrei tanto!
      comunque si, una borsa in genere ti veste, secondo me qualsiasi sia la sua forma e modello, ma te la devi sentire addosso e io con le tracolle (cosi come con gli zaini) mi sento una cretina. pensa: in un viaggio dovetti portare uno zaino da turista per vicissitudini che non sto qui a raccontare e me lo son dovuto portare appresso tipo valigia, trasportandolo dal manico.
      mio marito si dev’essere pentito di avermi sposata quando m’ha vista trascinare quel coso enorme in quella maniera, mentre lui se ne andava leggero con il suo in spalla, tanto che poi me lo portava lui, ma e’ piu’ forte di me. 😀

Parla alla tua mente

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