Libri di poesia


Indipendentemente dalla vostra età, o dal momento della vita in cui vi trovate, se avete avuto occasione di sbirciare la vetrina di una libreria, o di attraversare gli ascaffali di un megastore o, magari, di incontrare un banchetto per strada, avrete notato che i libri di poesia non sono molto presenti.

Anzi, spesso sono proprio assenti.

Ci sono – ovviamente – autori ormai storicamente riconosciuti che, nei secoli precedenti, hanno scritto versi, lavorato con metrica, segnificati e significanti anche rompendo le comuni regole di sintassi, punteggiatura e struttura stessa.

La domanda però, è più specifica: si scrivono ancora le poesie?
Un quesito che ne cela un altro, conseguenza diretta: le poesie inedite sono ancora pubblicate?

Una risposta la si può trovare in alcuni editori che, con onesto coraggio, s’impegnano a non lasciar dimenticare questa forma artistica.

Intendiamoci: ci sono ancora collane specifiche di poesia che fanno parte delle pubblicazioni di grandi case editrici, sebbene le uscite annuali tendono a essere, in progressione, sempre più ridotte e poco pubblicizzate.

MobyDick editore, fa parte di quell’editoria di medio-piccola distribuzione che però non sembra ancora intenzionato a rinunciare a pubblicare libri dove le poesie restano il centro di mondi, scritture, visioni e aromi unici quanto in attesa di interpretazioni.

Si chiama Le nuvole’ la collana che annualmente pubblica raccolte poetiche di autori italiani (ma non solo) e che permette così di rintracciare le composizioni di contemporanei a prezzi accessibili (di solito attorno a Euro 10 a libro). Sono volumi semplici, dallo stile ‘minimal’ giocato su colori dominanti, senza particolare necessità di glamour bensì verso un’essenzialità che mette al centro di tutto le parole, le scelte linguistiche e le sospensioni.

Ma sono anche, a mio avviso, tentativi per non dimenticare quanto la lingua è sperimentazione, evoluzione, ricerche, dinamiche variabili dove le regole devono essere funzionali a ciò che si cerca di dire – e non il contrario. Sono libri che propongono linguaggi, stili e logiche ad aprire la mente oltre le tipiche dinamiche della prosa e, per questo, sono preziosi strumenti per non fossilizzarsi rispetto alle proprie scelte letterarie quanto una certa abitudine a variare le letture e gli approcci.

Libri di poesia - editore Moby Dick

***

‘La grande Veronica’ di Oliver Scharpf, prima edizione Aprile 2012, pubblicato anche grazie al contributo della Repubblica e Cantone Ticino, è un libro che a prenderlo in mano e a scorrerlo lascia perplessi: le pagine non sono scritte dall’alto al basso bensì in orizzontale nel senso che il libro va girato e letto dall’estremo bordo della pagina alla sinistra del lettore fino all’estremità inferiore della pagina alla destra del lettore. Più facile provare con il libro in mano, che spiegarlo.

“Non avrei mai più voluto scrivere un libro di poesia dopoi i trentenni, eppure.”

Inizia così nell’introduzione l’autore, nato a Lugano nel 1977, già vincitore del Premio Montale nel 1997 per le poesie inedite. ‘La grande Veronica’ è definito come un poema – da cui probabilmente la necessità di una grafica differente anche come punto di rottura durante la lettura.

Un componimento atipico, insomma, dove l’autore intreccia semplicità a metafore, frasi che sembano banali ma che in realtà dicono molto di più, in una struttura decisamente originale che può essere letta con pause e interruzioni ma necessita di riflessioni per entrare nel ritmo, per coglierne l’ironia quanto le nudità.

Quando non te ne importa più un bel niente di niente
ecco che puoi almeno girarti in veronica
colpire così all’avventura come se non dovesse finire mai

e allora che sia un movimento nel nome di quella donna a oltranza

dall’inizio di quella traiettoria coraggiosa di velo un venerdì,
pronta all’improvviso per sempre al sangue della passione,
alla veronica riuscita per miracolo oggi al tennis a castagnola

[Inizio di ‘La grande Veronica’ di Oliver Scharpf, MobyDick, 2012, pag.55, euro 10]

Giovanni Cranatelli, catanese del 1965 ma milanese d’adozione, pubblica il libro ‘Versione’ a raccogliere poesie che sono carezze singole, sguardi improvvisi che arrivano e scompaiono, fischi rapidi. Si tratta di componimenti a recurare le sensorialità delle parole quanto le atmosfere, le pause necessarie tra luoghi, stati d’animo, oggetti, e tante altre cose attorno. Si tratta di una scrittura immediata, che nella semplicità anche di struttura cerca di colpire con le brevità. Ogni poesia ‘sta’ grosso modo in una pagina, il lettore può così scorrere le pagine e leggere a piacimento, l’ordine è puramente indicativo a mio avviso, nel senso che il lettore è poi sovrano nello scegliere quando e cosa leggere a maggior ragione entro poesie che sono entità autonome, brevi nel complesso ma anche nella struttura delle singole frasi.

Ho imparato
che il silenzio
è un artiglio retrattile

e una sostanza
più ambigua dell’aria

sensibile a minuscole
pressioni di dolore
incanto e disincanto

splendente come neve
o lastre di metallo
riparo per cecchini

[inizio del componimento ‘Una lezione’ – libro ‘Versione’ di Giovanni Granatelli, MobyDick, 2012, pag.65, euro 10]

***

‘Poesie per paraurti’ di Alessandro Carrera propone una sorta di miscelazione tra alcune norme poetiche e la gestione tipica della prosa per una scrittura che racconta – appunto – di ‘paraurti’ suddividendo i componimenti in tre sezioni (Paraurti davanti, Paraurti di dietro, Paraurti di fianco).

Carrera spiega nella ‘nota’ finale che la ‘creazione’ di questo libro è passata attraverso un contest sentito per radio per proporre ‘frasi pubblicitarie radiofoniche’ che sarebbero diventate adesivi per paraurti automobilistici. Carrera ha iniziato a scrivere storie in una riga, aforismi, versi, paradossi, pillole di filosofie quanto schegge di assurdità come lo stesso autore le definisce. E’ dunque un testo nato in tanti posti, scritto grazie a ciò che l’autore ha sentito in autobus ma anche negli aeroporti, dalla televisione e la radio stessa, ma anche frasi carpite ai discorsi degli amici, dai dialoghi dei film o lette sui muri.

Un mix complesso, a incrociare tante ‘ragioni’ e tante ‘storie’ che escono così in formati a loro volto miscelativi tra prosa e poesia. Un libro curioso, sorprendente sotto diversi punti di vista e imprevedibile.

Disse che la storia era molto istruttiva perché era
stato il padre bisessuale a violentare la figlia e non
la madre lesbica. Presi paura e cambiai canale.
Perché stare fermi quanso si può stare immobili? I
poeti pessimi non si suicidano mai. Sparisci dalla
mia vista, e retroattivamente. In eggshell sees
Deo. Mi dice che Claudia è morta d’infrato col
sorriso d’imbarazzo di chi non vuol divulgare una
scappata. Credevo che la Notte di San Vincenzo
fosse quella in cui le dame di carità escono di casa
per uccidere i bambini poveri.
[estratto da pag.32 – ‘Poesie per paraurti’ di Alessandro Carrera, MobyDick, 2012, pag.55, euro 10]

***

Per informazioni: MobyDick – collana Le Nuvole

Parla alla tua mente

*