Erbe spontanee nel piatto

erbe spontanee nel piatto

Per quelli di voi che vivono in campagna o hanno la possibilità di andare a fare delle gite lontano dall’inquinamento, consiglio di imparare a riconoscere le erbe spontanee, di raccoglierne e mangiarne ogni volta che potete.

Vi stupirete della loro bontà a costo zero.
L’importante è che la raccolta avvenga in luogo non inquinato. Tutte le erbe che vi elencherò si trovano normalmente lungo le strade e nelle piazzole verdi di qualsiasi città ma – ne converrete con me – non sarebbe assolutamente sano cibarsi di metalli pesanti e pipì di cani!

La cosa buffa della raccolta di erbe spontanee è la stessa identica espressione stupita e basita che viene a tutti la prima volta che si riconosce come commestibile una pianta che fino a due minuti prima era considerata solo un’erbaccia.

Provate a riconoscerle e sperimentate nuove ricette:

Farinaccio

(Chenopodium album): è un’erbacea a fusto eretto che può superare il metro d’altezza, con foglie dentate e fiori piccoli e insignificanti, bianco verdastri raccolti in piccoli grappoli. Il suo nome è dovuto al polline, simile a farina, che infesta le sommità della pianta durante la fioritura.

Si utilizzano prevalentemente le foglie, molto tenere e dal gusto molto simile allo spinacio. Sono ottime saltate in padella o aggiunte a zuppe. Ha un’elevata dose di ferro, calcio, vitamina B1 e proteine.

Lattuga scariola

(Lactuca scariola): può raggiungere fino a un metro e mezzo d’altezza, con fusto eretto e foglie dai lobi uncinati. Ha fiori gialli gialli raccolti in piccole pannocchie piramidali. Si utilizzano le piante giovani, prima che cresca il fusto, come una normale insalata.

Dopo la raccolta, la pianta non getta altri fusti, per cui è bene non raccogliere tutti gli esemplari che si trovano, dandole modo di fiorire e moltiplicarsi. Ha gusto amarognolo e non va consumata da sola ma con altre piante, data la sua alta concentrazione di lattice.

Malva

(Malva silvestris): la si riconosce principalmente per i suoi fiori violetti a 5 petali e la foglia palmata. Si può utilizzare tutta la pianta a parte i fusti troppo duri.

I fiori vengono comunemente fatti essiccare e usati per tisane calmanti, ma possono essere consumati anche crudi nelle insalate. Le foglie giovani si possono mangiare crude, quelle più vecchie si fanno cuocere per ottimi brodi e zuppe.

Ortica

(Urtica dioica): non riconoscere l’ortica significa non averne mai toccata una! E’ forse l’unica pianta spontanea che ogni genitore indica ai figli appena sono in grado di capire che devono starne alla larga. Può superare abbondantemente il metro d’altezza e presenta foglie cuoriformi e seghettate. Il fusto eretto e le foglie sono ricoperte di piccoli peli altamente urticanti. I fiori scendono in spighe ascellari.

Si consuma tutta la pianta fresca o fatta essiccare. Ha un sapore delicato che si accompagna bene con molti altri alimenti. Un trucco per la raccolta? Se non avete con voi dei guanti, basta passare le dita lungo il fusto dal basso verso l’alto (ovvero nel senso di crescita delle spine). Il suo utilizzo è utile nei casi di artrite e calcoli. Purifica il sangue.

Parietaria

(Parietaria officinalis): solitamente si utilizzano le sue foglie, ovali e oblunghe, per giocare, perché rimangono appiccicate a pelle e tessuti. La si trova solitamente lungo i muri. E’ una pianta perenne e infestante.

Se ne raccolgono i giovani apici e si consuma solo cotta, accompagnata ad altre verdure o nelle minestre. E’ molto ricca di potassio e zolfo.

Piantaggine

(Plantago maior, plantago lanceolata): anche questa è una pianta molto nota che si trova in qualsiasi aiuola o ai bordi delle strade. E’ una pianta alta circa 10/15 cm con foglie lanceolate lunghe e sottili (c’è anche la varietà con foglie molto larghe) disposte a rosetta e spighe dritte, centrali.

Era uso comune dare le spighe cariche di semi ai canarini. Si raccolgono le foglie giovani e si consumano fresche in insalata oppure lessate o cotte, come contorno o in zuppe e minestre. E’ ricca di vitamina A e C.

Tarassaco

(Taraxacum officinalis): una delle più famose. Si trova ovunque e di solito si riconosce per i suoi fiori gialli e per i suoi semi che, quasi tutti, almeno una volta nella vita, hanno soffiato in cielo. Il momento migliore per la raccolta è quando la pianta è ancora giovane, senza infiorescenza o quando essa è appena cominciata, ma il fiore non ancora sbocciato.

Se la pianta è giovane, il suo sapore è leggermente amarognolo e ricorda molto la cicoria. Si può consumare sia crudo, come una normale insalata, che cotto, come contorno o nelle zuppe. Ha proprietà rimineralizzanti, depurative, diuretiche.

Trifoglio

(Trifolium pratense): talmente famoso da non aver bisogno di descrizione! Quello di cui parlo io fa fiori violetti oppure bianchi, in infiorescenze a capolino che sembrano dei sottili tubicini.

Si può utilizzare tutta la pianta sia cruda, in insalata, che cotta. Possono essere cucinati anche i fiori. Crudi hanno un sapore acido e leggermente dolciastro e sono ottimi in insalate miste. E’ utile in caso di febbre e raffreddori.

Parla alla tua mente

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