Il matrimonio del mio migliore amico

Il matrimonio del mio miglior amico - film
Julia Roberts, protagonista della commedia romantica ‘Il matrimonio del mio migliore amico‘, entra nei panni di una scrittrice di cucina che deve fare i conti con gli affetti della sua vita. Il film venne proiettato nelle sale cinematografiche italiane nel 1997, ed è stato prodotto dalla TriStar Pictures, una divisione della Columbia TriStar Motion Picture Group, oggi di proprietà della Sony Pictures.

Una telefonata dal suo migliore amico d’infanzia le rivela che a breve lui si sposerà e che è invitata come testimone di nozze. Ricordando il patto fatto anni addietro di sposarsi tra loro nel caso uno dei due non avesse trovato la sua anima gemella, Julianne decide che non può attendere oltre e parte per andare da Michael a dichiarargli il suo amore prima delle nozze. Inesorabile e cinica tenterà ogni possibile strada per boicottare il matrimonio del suo migliore amico, convinta dell’errore di lui e dell’amore che (forse) prova per lei.

Una serie di avvenimenti le faranno capire che le sue sensazioni e i suoi progetti non sono di facile realizzazione e probabilmente nemmeno così lucidi.

Il film di suo non è niente di originale, altalenante tra la proclamazione del mito dell’amore giovanile ed eterno ed un (per niente) sorprendente susseguirsi di avventure e aneddoti. Quello riuscito meglio a mio parere, il pranzo con i parenti in cui Julianne-Julia (ohi ohi che fantasia) presenta a tutti il suo falso boy friend George, che altri non è che l’editore, amico e grillo saggio.

Avete presente la scena in cui, guidati dalla sfacciataggine iniziale di George, piano piano ognuno dei convitati intona una strofa della canzone I say a little pray for you? Impossibile stare fermi, canticchiare insieme agli attori, sorridere e sospirare. Una chicca!

Dopo tutto questo movimento nel film, le rincorse, le litigate, dopo il finale stra-ovvio, quando credete che comincino i titoli di coda arriva una scena che oramai credo sia tra le mie preferite: Julia sola al tavolo dei testimoni, annoiata e anche un po’ delusa perché alla fine lei ha inesorabilmente perso su tutta la linea (anche se ci hanno fatto credere che comportarsi bene e redimersi abbia un ottimo ritorno… punti di vista eh!), suona il telefono ed è il grande e fascinoso Rupert-George.

L’editore finge di essere lontano e di immaginare la tristezza femminile di quel momento, descrive alla perfezione l’ambiente in cui lei si sta crucciando, la immagina indovinando il colore del vestito, i movimenti delle mani facendo stupire Julianne e riuscendo a farla sorridere, fino a che lei comincia a capire che in realtà la telefonata lontana è semplicemente una presenza fisica nascosta dietro invitati anonimi.

Cambia la scena e dietro il palco della band compare il compagno di mille avventure, l’amico vero – quello che c’è proprio quando ne abbiamo bisogno – e mentre sono ancora al telefono vedendosi e mentre i musicisti intonano “I say a little pray for you” ecco che arriva il monologo più carino di tutto il film:

E ad un tratto una nota canzone… E tu ti alzi dalla sedia, con movenza leggera… sorpresa… cercando… fiutando il vento come una gazzella… Dio ha ascoltato la tua preghiera: “Cenerentola danzerà ancora?” Ed ecco… all’improvviso… la folla si apre… e appare lui… bellissimo… elegante… raggiante nel suo carisma. Stranamente è al telefono… ma del resto… anche tu! Allora viene verso di te… con il passo agile di un felino… e benché tu a ragione intuisca che è… gay… come la maggior parte degli scapoli di sconvolgente bellezza della sua età, ti dici: “Ma che Diavolo… la vita continua. Forse non ci sarà matrimonio… forse non ci sarà sesso… ma per dinci, ci sarà almeno il ballo!” 

Come immaginabile questo film non ha ricevuto nemmeno un premio, ma noi ce ne freghiamo – anzi no, Everett ha vinto un American Comedy Award e un Satellite Award ma di lui dirò fra poco. Di Julia Roberts oramai conosciamo le doti recitative (io personalmente non apprezzo granché, ma siccome i suoi ultimi cachet lavorativi si aggirano attorno ai 30 milioni di dollari presumo di essere un pirla), in questo film entra benissimo nella parte un po’ schizzata e folle di chi vuole fare una pazzia d’amore.

L’oca maschile che interpreta la parte di Michael è un soprammobile molto carino a cui non è richiesto particolare talento recitativo: l’importante è che stia lì a farsi vedere. Cameron Diaz che fa Kimmy,la futura moglie un po’ ignara e un po’ tonta, è uno spasso: bella come il sole e molto divertente, soprattutto nelle scene di preparazione al matrimonio e di conoscenza con Julianne.

Menzione d’onore a mio parere va a Rupert Everett e alla sua meravigliosa parte, cucita addosso e scritta proprio per lui: brillante, affascinante, raffinato, meravigliosamente ironico, meravigliosamente gay, sopra le righe in modo forzatamente autentico. Riesce a dare lustro ad un film altrimenti abbastanza banale con un punto di vista fresco e molto originale: se il luogo comune vuole che il migliore amico delle donne sia un gay che parla di smalti e creme idratanti, qui troviamo un fantastico ribaltamento di fronte, un’intelligentissima esasperazione e uno sdoganamento dell’omosessualità con risultati molto divertenti.

In fondo quello che voleva comunicare il film viene detto e dimostrato proprio da George: esistono molti modi di amare, l’amicizia rientra in uno di questi e non sempre il nostro migliore amico è quello che pensiamo. Perciò: antenne alzate che la vita ha molta più fantasia di noi!
Buona visione.

Un film di P.J. Hogan. Con Julia Roberts, Dermot Mulroney, Cameron Diaz, Rupert Everett, Philip Bosco.  Titolo originale My best friend’s wedding. Commedia, durata 105 min. – USA 1997 (MyMovies).
In apertura la locandina del film prodotto dalla TriStar Pictures, una divisione della Columbia TriStar Motion Picture Group, oggi di proprietà della Sony Pictures.

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