Piante mangia inquinamento

Le piante mangia inquinamento: l'aloe

Tutti conoscono le molte virtù delle piante: ce ne cibiamo tutti i giorni per assumere vitamine e sali minerali, per depurarci, per ringiovanire i nostri tessuti. Quello che non mi risulta ancora molto chiaro, biologicamente parlando, è il potere assorbente di alcune piante. Esistono vegetali in grado di “mangiare” l’inquinamento intorno a noi, rendendolo inerte e immagazzinandolo nelle loro pareti cellulari.

Lo studio di questo fenomeno cominciò negli anni ’60 con la NASA, che cercava il sistema per smaltire l’anidride carbonica sulle navicelle spaziali.

Alcune di queste piante sono comunissime e le troviamo in tutti i salotti di casa, vista anche la loro facilità di adattamento e resistenza ai pollici meno verdi.
Ecco quali sono e quale potere è loro attribuito.

Tillandsia

Pianta originaria del centro America, conosciuta anche come pianta del vento. E’ una bromeliacea senza radici che si aggrappa ad altre piante per sopravvivere. Ne esistono circa 600 specie, più o meno ricoperte da una peluria verde argentata che permette loro di trattenere l’umidità e proteggersi dai raggi solari.

La tillandsia vive bene in luoghi aperti o molto aerati. Presenta radici molto piccole, che le servono esclusivamente per ancorarsi ad altri sostegni, oppure non ne presenta affatto. Vive dell’umidità circostante: ciò vuol dire che, nei periodi molto caldi e secchi, bisogna nebulizzarla quotidianamente perché non secchi. Mai usare l’acqua del rubinetto, perché il cloro contenuto farebbe seccare le sue foglie.

Questa pianta ha la forte capacità di catturare a se gli idrocarburi aromatici dei gas di scarico, il radon, la formaldeide, il fumo di sigaretta. Attrezzare una parete con tillandsie aiuta a combattere la sindrome da edificio malato.

Studi recenti della NASA ipotizzano che, queste piantine, riescano anche ad assorbire l’elettrosmog e, a tal proposito, vengano consigliate vicino a monitor, cellulari e forni a microonde.

Pothos, Ficus benjamina

Depurano da formaldeide, fumo di sigaretta e particolato di smog. E’ dunque utile posizionare una pianta vicino a ogni finestra che dà su strade trafficate.

Sono piante molto semplici da coltivare, necessitano di poche cure e crescono molto in fretta. Sono piante che patiscono il sole diretto dell’estate, per cui bisogna avere cura di tenerle in un posto luminoso ma riparato. Non amano le correnti d’aria, né le variazioni violente di calore. Nebulizzare le foglie per pulirle da eventuali polveri.

Il Pothos radica bene anche in sola acqua. Una volta ottenute le radici, bisogna spostare la pianta in terra.

Dracena, Edera, Spatifillo, Aloe

Assorbono benzene, tricloroetilene e toluene. Sono dunque adatte agli ambienti inquinati da vernici e materiali plastici.

La dracena è più nota come tronchetto della felicità.

L’Edera predilige i luoghi meno luminosi e le innaffiature contenute: una volta a settimana in inverno, due volte a settimana in estate. Troppa acqua danneggia la pianta e la fa morire. Predilige le temperature intorno ai 15°.

Lo Spatifillo teme il freddo (mai scendere sotto i 15°) e ha bisogno di luce solare filtrata per poter crescere rigoglioso. Evitare i ristagni d’acqua.

L’Aloe – nella foto in apertura – richiede poca acqua (una sola innaffiatura a settimana, in estate), molta luce, concime ricco di potassio, terreno sabbioso e temperatura mite.

Felce di Boston, Anturio, Monstera

Assorbono l’inquinamento da formaldeide e benzene. Anche la monstera, come il pothos, può essere coltivato direttamente in acqua, concimando di tanto in tanto.

La Felce di Boston ama gli ambienti in penombra e la sua terra dev’essere sempre umida. Innaffiarla con acqua a temperatura ambiente e decalcificata.

L’Anturio predilige un ambiente molto umido e mai al di sotto dei 15°. Mai mettere la pianta all’esposizione diretta dei raggi solari ma tenerla in un posto molto luminoso.

La Monstera vive bene in luoghi riparati dalle correnti d’aria e lontana dalla luce diretta del sole. Non necessita di particolari cure.

Clorofito, Croton

Assorbono formaldeide e monossido di carbonio.

Il Clorofito ama gli ambienti umidi, la penombra in estate e la luce piena in inverno. Soffre a temperature inferiori ai 7° e alle innaffiature troppo abbondanti.

Il Croton è una pianta molto delicata che patisce le correnti d’aria, gli sbalzi di temperatura e le innaffiature abbondanti. Bisogna tenere la pianta in ambiente a temperatura costante di 15°, lontana dal sole diretto, e assicurarsi che il terreno sia sempre umido ma non bagnato.

Sansevieria, Kalanchoe

Assorbono particelle tossiche e combattono l’effetto delle radiazioni elettromagnetiche.

La Sansevieria ama il terreno asciutto e basta innaffiarla ogni 15 giorni per non far marcire la radici. Un po’ più spesso nei periodi più caldi. La pianta non gradisce il sole diretto ma, in ambiente poco luminoso, perde le striature delle foglie per preferire un’unica tonalità di verde. Attenzione alle cocciniglie, che attaccano la pianta.

La Kalanchoe non ama il sole diretto e le temperatura sotto i 10°. Far asciugare il terreno tra un’innaffiatura e l’altra e concimare due volte al mese da aprile a settembre.

Dieffenbachia

Assorbe l’inquinamento da xylene e toluene. E’ una pianta velenosa in tutte le sue parti, per cui bisognerebbe indossare i guanti ogni volta che ci si appresta a fare dei lavori su di essa.

Ama le temperature miti, va innaffiata spesso e le sue foglie vanno pulite con un panno umido ogni 15 giorni. I ristagni d’acqua nel sottovaso fanno marcire le sue radici. Non ama il sole diretto e la mancanza di nebulizzazione delle foglie permette al ragnetto rosso di attaccarla facilmente.

Commenti

  1. interessante! stavo giusto cercando delle piante per il mio ufficio! grazie per questo articolo!

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