Viaggiare nel tempo

viaggiare-nel-tempo

Quando uscì il film le aspettative erano alte: era il 2009 e mi riferisco a ‘Un amore all’improvviso’, tratto da ‘La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo’ di Audrey Niffenegger, prima pubblicazione del 2003, in Italia la prima edizione è del 2005 per Mondadori.

Il primo a credere nella storia fu niente meno che Brad Pitt che acquistò i diritti del libro (diventando produttore del film), poi la storia è stata affidata alla regia di Robert Schwentke – il soggetto è stato scritto dalla stessa autrice, Audrey Niffenegger mentre la sceneggiatura è firmata da Bruce Joel Rubin – scegliendo come interpreti principali Eric Bana e Rachel McAdams.

Dicevo: mi hanno segnalato il film e l’ho visto.

Premetto: di solito se il film è una ‘derivazione’ o ha tratto comunque ‘ispirazione’ da un romanzo, preferisco godermi prima il libro poi – anche a distanza di anni – vedere appunto la realizzazione cinematografica.

In questo caso ho fatto un’eccezione.

Il tema centrale della storia è il concetto molto ampio e vario del ‘viaggiare nel tempo’ che non è per nulla una dinamica nuova nelle narrazioni anche del secolo scorso.

In questa storia però, Niffenegger ha messo in campo ‘l’artiglieria pesante’ nel senso che ha mischiato un elemento di pura fantasia con un immaginario ‘futuribile’ che si potrebbe definire di un grado sensato di ‘verosimiglianza’: il protagonista, Henry, è affetto da una crono-alterazione di origine genetica che inizia a manifestarsi quando ha trentasette anni e d’improvviso, nei momenti più impensati, si ritrova o nel suo passato o nel futuro, con una dinamica di ‘transito’ che si va ripetendo.

Il viaggio dunque è ingestibile dal viaggiatore stesso che si ritrova catapultato avanti e indietro la linea temporale della sua vita arrivando anche a incontrare proprio ‘sé stesso’ in altre età.

Già questa prima spiegazione può causare un leggero mal di testa, come intreccio è effettivamente un ottima base anche se il nocciolo centrale dell’intera narrazione (sia cinematografica che letteraria) è la storia d’amore tra Henry e Clare.

Clare, in effetti, si ritrova coinvolta in un vivere che definirlo bizzarro è decisamente riduttivo. Non solo incontra Henry in età differenti mentre la sua linea temporale resta agganciata all’evoluzione ordinaria di tutti gli umani (nascita-crescita-invecchiamento). Ma è anche costretta a gestire informazioni che vengono da epoche diverse, attraverso Henry.

Un esempio? Al loro primo appuntamento lei sa già molte cose di lui, del suo viaggiare e del disturbo di cui è affetto perché Henry è già andato a trovarla quand’era ancora una bambina. Mentre per Henry è decisamente un primo appuntamento sotto molti punti di vista…

La dinamica che – di fondo – accompagna tutta la storia è la de-costruzione dello scorrere del tempo così come lo consideriamo abitualmente al momento che Henry viene catapultato avanti e indietro senza preavviso e senza poter fare nient’altro che recuperare indumenti (si ritrova sempre nudo) e cercare di capire che anno è e dove si trova. Il resto viene da sé, gli incontri con persone del suo passato o del futuro quanto i sottili collegamenti nella linea temporale.

Nel film la struttura è, a mio avviso, ben retta da una narrazione che mantiene Clare come punto fermo a scandire il passere del tempo in ordine cronologico (Clare da bambina, poi ragazzina, poi donna, madre…) mentre Henry in un qualche modo diventa una sorta di ‘mago’ che si presenta alla Clare-bambina ultra quarantenne ma che poi finisce nel letto di casa loro mentre lei è incinta e sono entrambi due trentenni innamorati e desiderosi di costruire assieme una famiglia.

Quando una storia ha più ‘rappresentazioni’ è inevitabile che cambi o subisca comunque alterazioni e variazioni.

Di recente ho letto il libro in un’edizione Oscar Mondadori del 2011.

La scrittura di Niffenegger è molto immediata e semplice. L’autrice sceglie di far raccontare direttamente ai due protagonisti, dunque il lettore si ritrova in ogni capitolo una prima segnalazione a identificare luogo e data, poi con la semplice precisazione del nome di chi racconta ecco che inizia il flusso di parole, a narrare la storia da uno o dall’altro punto di vista.

CLARE: E’ dura rimanere indietro. Aspetto Henry senza sapere dov’è e se sta bene. E’ dura essere quella che rimane.
Mi tengo occupata. Così il tempo passa più veloce.
Vado a dormire da sola e mi sveglio da sola. Faccio passeggiate. Lavoro fino a stancarmi. Osservo il vento giocare con la robaccia rimasta sepolta tutto l’inverno sotto la neve. Finché non ci si pensa sembra semplice. Perché l’assenza intensifica l’amore?
Tanto tempo fa, quando gli uomini andavano per mare, le donne li aspettavano sulla spiaggia, scrutavano l’orizzonte in cerca della piccola imbarcazione. Adesso io aspetto Henry. Lui scompare senza preavviso e involontariamente. Io lo aspetto.
[Incipit dal prologo]

Attorno alla dinamica del ‘viaggiare nel tempo’, se ne innescano molte altre, dirette figlie di quest’amore a unire sempre e comunque i due protagonisti: gli inevitabili scontri, le assenze, i silenzi, le differenze nell’affrontare i problemi…

E’ innegabile che Niffenegger voleva raccontare una storia d’amore con la ‘s’ e la ‘a’ maiuscole e in grassetto. Ciò nonostante ha tessuto una trama a infittire le tematiche, proponendo teorie verosimili che poggiandosi sulle alterazioni genetiche consentono al lettore di entrare nella storia chiedendosi in continuazione se poi, tutto sommato, non potrebbe anche essere.

E la possibilità che una storia entri nell’immaginario del lettore, si avvicini a lui quel tanto che basta da sfiorarlo, è la base necessaria affinché la storia stessa possa viaggiare tra corpi e anime. Le storie, in fondo, muoiono solo se finiscono dimenticate, se nessuno s’interessa più a loro, se si smette di cercarle, leggerle, ricordarle. In poche parole: se non restano addosso.

Commenti

  1. Anch’io ho visto il film e devo dire che mi è piaciuto.

  2. Il libro è dolorosamente bellissimo, e il film non ho voluto vederlo

Parla alla tua mente

*