I diari di Anais Nin

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Anaïs Nin, nacque in Francia, esattamente a Neuilly-sur-Seine, nel 1903 ma morì a Los Angeles nel 1977 in seguito a un cancro.

La sua fu una vita ‘errante’ sono molti punti di vista. Tra l’Europa e gli Stati Uniti, la Nin conobbe molti stili di vita ma soprattutto molte arti, creatività e personalità che – nei decenni successivi – vennero riconosciuti come personalità di spicco in diversi ambiti professionali.

Sullo scrivere: Scrivere per me non è un’arte. Non c’è separazione tra la mia vita e la mia opera, il mio lavoro. La forma dell’arte è la forma dell’arte della mia vita, e la mia vita è la forma dell’arte. Rifiuto schemi artificiali. Le storie non finiscono. Un punto di vista cambia ogni momento. La realtà cambia, è relativa.
(Estratto dai Diari – Aprile 1946)

Nin era ossessionata dalle storie, dalla scrittura e dalla mutevolezza delle cose che la portava ad annotare qualunque ‘cosa’, in una sorta di bisogno primario di ‘registrare’ il mondo attorno quanto le emozioni, i sentire, le ragioni e i gesti.

Non a caso una delle sue opere più complesse, articolate, note ma anche di difficile comprensione sono proprio i ‘Diari‘.
Nin iniziò a scriverli nel 1931 e continuò a ‘rimaneggiare’ i diari fino alla sua morte.

I diari sono dunque veri e propri mondi, vi annotava scene precise quando pensieri, riflessioni su ciò che le succedeva, sui significati che le sembrava di intravvedere tra legami e corpi, odori e azioni. Spesso nei diari sono riportate intere conversazioni o stralci di corrispondenza.

Sotto molti punti di vista i diari sono complessi proprio perché non è facile qualificarli, lo stile della Nin è mutevole, asseconda il momento in cui ha scritto, e ciò che ha scritto. C’è indubbiamente un approccio molto intimo – nudo, direi – ma non disdegna virate più esterne e surreali, specie se racconta di persone conosciute, intrecci emotivi o erotici quanto dinamiche sociali.

Di certo Nin era un’attenta osservatrice con una spiccata empatia per ogni cosa, ogni cambiamento d’aria, di percezioni nonché cause ed effetti. Le piaceva annotare il più possibile, in ogni momento, luogo o circostanza.

Una delle caratteristiche a contraddistinguerla – e che per decenni nei circoli letterari e tra gli intellettuali, le hanno garantito definizioni poco lusinghiere, da ‘donna bizzarra’ a dir poco – era l’abitudine di portarsi sempre appresso proprio i diari, in modo da poterci scrivere davvero ovunque e davvero di qualunque cosa.

Considerando che dobbiamo dimenticarci degli iPhone, i notebook, gli iPad e ogni altra diavoleria moderna: immaginiamo una donna minuta che si porta in giro (anche nei lunghi viaggi, riempiva valige di fogli rilegati) quaderni e l’occorrente per scrivere. Bizzarra? Forse. Ma estremamente creativa e disinteressata a ciò che gli altri potevano pensare o dire di lei.

Nei diari si rintracciano molte storie, spesso raccontate con sfilacciature, non c’è il preciso intento narrativo di tessere trame, valorizzare intrecci o personaggi: Nin racconta di ciò che vede, a cui assiste, ma anche delle sue emozioni scatenate dalle persone che incontra, i bisogni che ha, e i posti in cui finisce.

Molto nota – e forse anche a mio avviso un po’ sopravvalutata – la sua particolare attenzione per le declinazioni erotiche, e sensuali. Mi spiego meglio: Nin era una donna molto consapevole, che ha imparato ad ascoltare il suo corpo quanto le reazioni dei corpi, e che sapeva come assecondare istinti e pulsioni. Ma non era mai una forzatura.

La sua scrittura includeva amplessi, tocchi, immaginazioni, odori e umori per necessità, perché ritenuti parte delle cose della vita, dell’esistenza di ognuno. Non si trattava – come forse negli ultimi decenni si è invece riscontrato in talune pubblicazioni – di un ‘ingrediente’ da aggiungere per attirare l’attenzione, favorire le vendite o comunque per far parlare di sé.

A Nin piaceva la libertà, la possibilità di esplorare ogni potenzialità, ogni spiraglio era per lei un’opportunità da cogliere e vedere fin dove portava. Anche in ambito sessuale, indubbiamente. Non a caso della sua vita intima si ricorda spesso la relazione che intrecciò con June Mansfield, la moglie di Henry Miller che, sotto diversi punti di vista, fu il compagno della sua vita più creativa e artistica.

In tutto questo trionfo di naturale libertà di vita e costumi, quanto di possibilità di viaggiare e conoscere, Nin era anche una persona estremamente fragile, che aveva bisogno di alcuni punti fermi attorno a sé dove potersi rifugiare nei momenti di maggiore incertezza personale. Come il marito Hugh Parker Guiler, sposato quand’era ventenne, un ordinario e metodico bancario per nulla in grado di seguirla nelle sue necessità artistiche ma necessario alla Nin proprio per le certezze che poteva garantirle.

Non a caso, nonostante i numerosi e perduranti tradimenti, le prime edizioni dei diari vennero pubblicati con parti volutamente mancanti per volontà della stessa Nin che fino alla morte di Guiler non voleva procurargli dispiaceri e delusioni.

Di certo l’approccio della Nin rispetto ai legami amorosi, i sentimenti e la sessualità fu fortemente controverso, contradditorio e variegato. Nin era una donna piena ed inquieta, sempre alla ricerca ma ugualmente preda di incertezze anche improvvise e paure.

Non è – insomma – il ritratto di una femme fatale che nell’erotismo e nel sesso ha voluto costruire il suo mondo di trasgressioni borderline. E’ l’immagine di una donna che ha vissuto in un secolo che non poteva accettarla, e che si fatica tutt’ora a capire.

I diari sono un’opera monumentale, attualmente in Italia è disponibile un’edizione per Bompiani che prevede anche un cofanetto a riunirli tutti, ma possono essere acquistati anche separatamente (in totale sono sei) in modo da poterli leggere e assaporare senza fretta. Sono decisamente letture adatte a ogni momento della giornata nel senso che non richiedono la continuità necessaria invece per quelle storie con trame articolate e piene di personaggi da ricordare.

Si leggono a più livelli, non c’è bisogno di ricordarne ogni precedente, la scrittura è scorrevole ed immediata. Dipende dal lettore e dalla sua volontà di approfondire o meno.

Oltre al tema della sessualità, vissuta in libertà, tra sessi differenti ma anche in legami omosessuali, Nin scrisse spesso anche del legame difficile e controverso con il padre, delineando così trame incestuose che per decenni vennero censurate perché ritenute inadatte al buon costume e alla moralità.

Mio padre organizza la vita, la interpreta, la controlla. La sua passione per le critiche e per le perfezioni mi paralizza. L’assenza di senso critico in Henry è stata una liberazione per me. Ma quando si spinge troppo in là, diventa una forza che disintegra, con la quale non si può costruire niente.
Le pareti rigide delle costruzioni di mio padre mi terrorizzano. Che orrore di pareti, di disciplina, di isolamento, di controlli. Mentre gli raccontavo, in modo gaio e divertente, la mia esperienza a New York come modella di un artista a sedici anni, dipingendogli a colori vivaci la mia prima comparsa al Model’s Club, in un vestito Watteau, mio padre mi interruppe per dire: “Perché dici Watteau? In Francese è Vateau.”
[Stralcio dal diario I – Agosto 1933]

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