Il fantasy di Marion Zimmer Bradley

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Marion Zimmer Bradley è oggi ricordata soprattutto per il ‘Ciclo di Darkover’, una lunga serie di romanzi che oscillano tra il genere fantasy e il fantascientifico, nati negli anni Cinquanta.

Il primo romanzo del ciclo uscì a puntate su una rivista nel 1958 ma si dovrà attendere il 1962 affinché le uscite fossero riunite in un unico volume dal titolo ‘Le foreste di Darkover’. Nello stesso anno verrà anche pubblicato il primo romanzo concepito dall’autrice stessa come tale sin dall’inizio, ovvero ‘La spada di Aldones’.

L’enormità del lavoro della Bradley sui tanti mondi di Darkover portarono alla luce più di venticinque romanzi, e numerose antologie (curate dalla Bradley in prima persona pur contenendo racconti anche di altri autori).

Darkover è un pianeta completamente immaginario, il successo del ‘Ciclo’ si consolidò nei decenni grazie alle contaminazioni con le realtà terrestri e i ‘possibili scenari’ fantasy quanto fantastici. L’autrice è riuscita a impastare trame, personaggi e luoghi in grado di allontanare il lettore dal suo reale proiettandolo comunque in contesti comprensibili dove le dinamiche vanno a recuperare sentimenti, giochi di potere, magie, imprevisti e lotte che hanno precisi echi nelle evoluzioni storiche della specie umana.

Zimmer Bradley scrisse anche molte altre storie, dimostrando una capacità immaginativa fuori dal comune, in grado di coinvolgere, far sognare numerose generazioni tutt’ora, nonostante la sua scomparsa per attacco cardiaco nel 1999.

Segnalo, ad esempio, l’attenzione che Zimmer Bradley rivolse al ‘mondo parallelo’ delle streghe. Di fondo resta l’eterna battaglia tra Bene e Male, innegabile base per ogni trama fantasy, ma in alcuni romanzi l’autrice rinunciò a costruire per intero mondi nuovi, rifacendosi alla contemporaneità per approfondire le logiche della stregoneria in chiave più ‘moderna’.

In ‘With Hill – La confessione della strega‘ Zimmr Bradley ruota l’angolazione dando voce al personaggio di Sally Latimer già portato alla luce in una precedente pubblicazione (‘Cuore di luce’): in questo modo il lettore ritrova frammenti di una storia già nota (se ha letto il libro precedente) ma, a tutti gli effetti, finisce immerso in un’altra storia dove le aderenze ci sono ma sono molto più evidenti e forti i punti originali dove il personaggio impone ‘la sua verità’ svelando segreti e intrecci magici.

Dapprima restai immobile, prigioniera di una nebbia oscura di disgusto, sopraffatta dal terrore e dal dolore fisico; poi contro la mia volontà, ciò che accadeva lì giù, nell’oscurità, cominciò a eccitarmi, e iniziai a reagire, a partecipare al movimento del bacino, a contorcermi, a urlare di passino mano a mano che l’appetito sessuale della strega si espandeva dentro di me. Non so quante volte si sia ripetuto quel ciclo, ma so che non furon poche. Alla fine la scena si verificò ripetutamente solo nella mia immaginazione, nei sogni, perché le sagome scure se n’erano andate, ritirandosi nelle tenebre, e cominciai a vorticare verso l’esterno e all’indietro, oscillando come un grosso pendolo, roteando e girando su me stessa seguendo il movimento della terra.
[Estratto da pagina 159 – ‘Witch Hill’, edizione TeaDue, maggio 2001]

Una scrittura estremamente scorrevole, semplice pur andando a delineare scenari fantastici o comunque pieni di elementi assemblati dall’autrice tra leggende, immaginazioni e situazioni verosimili arricchite di tratti originali.

Una delle caratteristiche che contribuì alla diffusione delle storie di Zimmer Bradley fu proprio la sua capacità di ‘raccontare’ di ogni aspetto del vivere con estrema semplicità e naturalezza, dagli affetti al sesso, dai lati oscuri alle reazioni più nobili, i personaggi sono nudi mentre vengono raccontati e con loro il lettore che si trova immerso in atmosfere nuove ma familiari dove la natura umana è sempre il centro di tutto, tra semplificazioni e approfondimenti.

Zimmer Bradley scrisse anche romanzi ‘singoli’, slegati dai principali filoni narrativi di cui si è occupata per decenni con insaziabile foga.

‘La casa tra i Mondi’, ad esempio, venne pubblicato originariamente nel 1988, in Italia dal 1994. Anni fa ho rintracciato su una bancarella un’edizione per Fanucci del 1997 con traduzione di Paola Gimigliano. L’intera trama ruota attorno al giovane Cameron Fanton che con l’assunzione di una nuova droga allucinogena – l’Antaril – si ritrova a vivere a intermittenza nell’abituale realtà quanto in un ‘altro’ mondo popolato da due razze contrapposte ovvero creature aggraziate simili agli elfi e umanoidi dalle sembianze mostruose e repellenti.

Ovviamente Fanton rimane rapito da Kerridis, la principessa degli elfi, che viene rapita dai mostri avversari agli ordini del malvagio Pentarn. Fanton si trova così impegnato in una duplice lotta: tenere a bada il continuo desiderio di tornare nell’altro mondo assumendo l’Antaril, e contestualmente affrontare creature e poteri sconosciuti per salvare Kerridis e forse i sentimenti ‘buoni’ di entrambi.

Le dinamiche della trama quanto le sotto-tematiche che l’autrice abilmente muove non sono originali bensì è proprio nel poggiare l’intero plot su meccanismi ‘classici’ il vero punto di forza del romanzo che coinvolge il lettore nel salvataggio dell’amata quanto nella lotta tra ciò che è eticamente giusto (smettere di assumere l’Antaril e rimanere nell’unica realtà possibile e sensata) e ciò che i sentimenti comandano contro tutto e tutti.

La prima reazione di Fenton fu il panico.
Il suo corpo era scomparso, era stato portato via… morto? Anni prima aveva letto un racconto dell’orrore in cui un uomo era morto, non sapendolo di essere morto e sepolto, aveva vagato per anni in mezzo ai vivi senza riuscire a far sentire la propria voce e senza poter toccare nulla… Era la versione dell’Inferno dello scrittore. Ma una brevissima riflessione ricondusse Fenton alla ragione. In fondo era stato via per molto tempo, ed era molto probabile che non vedendolo riprendere conoscenza alla solita ora, Garnock lo avesse portato in ospedale. La ragione gli disse che l’ospedale doveva essere quello del campus, il Cowell Hospital. Non sarebbe stata la prima volta che un esperimento in laboratorio non andava per il verso giusto…
[Estratto da pag.205 – ‘La casa tra i mondi’]

Ricordo anche di Zimmer Bradley il ‘Ciclo di Avalon’ che ottenne diversi riconoscimenti. Il nome lo si deve alla fantastica isola di Avalon dove la leggenda colloca la tomba di Re Artù: l’autrice si occupò dunque di narrare l’irrisolto conflitto tra i druidi celtici e gli invasori romani.

Composto da quattro romanzi, il primo (in ordine cronologico di scrittura, ma ultimo rispetto all’ordine di lettura del Ciclo) richiedette circa un decennio di lavoro e prese il titolo di ‘Le nebbie di Avalon’. Gli altri tre romanzi furono scritto con la collaborazione di Diana L.Paxson.

Nel 2001, per la regia di Uli Edel, ‘Le nebbie di Avalon’ ebbe anche una versione cinematografica che ottenne ben nove nomination agli Emmy Awards del 2002 tra cui Julianna Marguilies per l’interpretazione di Morgana, ma nel cast si ricordano anche Anjelica Huston, Samantha Mathis, Edward Atterton e Hans Matheson.

Un libro di Marion Zimmer Bradley andrebbe letto, prima o poi, per tutte le ragione di cui sopra e per molte altre che si scoprono entrando nei mondi sorprendenti impastati dall’autrice.

Commenti

  1. Ho quasi tutto il ciclo di Darkover e tutto il ciclo di Avalon.
    Non ho mai letto “La Torcia” e credo dovrò rimediare a breve.
    Il mio amore per il fantasy è nato sulle sponde di Avalon.

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