Sanremo 2013: questo non è un pantaloncino.

Caia ci ha spiegato molte volte che cos’è lo stile e come trovare il proprio, perché, volente o nolente, l’abbigliamento è comunicazione di sè, e uno degli assiomi della comunicazione è che NON si può NON comunicare.

Se abbiamo trovato il nostro stile, quello giusto, il vestito comunicherà al mondo qualcosa di noi, ma lo farà anche se abbiamo scelto lo stile sbagliato. Ad esempio comunicherà cosa crediamo di essere. O cosa vorremo essere.
Spesso la comunicazione è confusa, la linea disturbata, e noi cogliamo solo la nota stonata; non sappiamo bene cosa, ma ci rendiamo conto, magari a livello inconscio, che c’è qualcosa che non va nell’insieme.

Ma torniamo a Sanremo: il vestito è comunicazione di sè, ma qui siamo a un altro livello, perché i cantanti che si esibiscono su quel palco non sono solo persone, sono personaggi.
Devono comunicare, e ricordiamocelo, anche vendere, in 4 minuti su quell’amatissimo, odiatissimo, ambitissimo palco.
Il vestito in questo caso è non solo racconto, ma costruzione di identità. Il vestito, insieme alla canzone, è tutto ciò che l’artista ha per raccontare di sè, farsi capire, amare, “comprare” in quei pochi minuti.

Noi li guardiamo esibirsi, un orecchio alle canzoni e un occhio ai vestiti e in pochi secondi sentenziamo: mi piace/non mi piace.
Ma al di là del mi piace/non piace, le sta bene/le sta male, ci sono vestiti che sono giusti/sbagliati, per stile, efficacia comunicativa, contesto.

Non è altro che una questione di codici e contesti. Il contesto detta a suo volte i codici, il contesto Sanremo vuole un certo tipo di abbigliamento, ecco perchè le note stonate di Carlà (voluta) e quella dei giovani (cercata, ma inefficace, perché usano codici triti, come vedremo, che sortiscono l’effetto contrario a quello voluto).

Ogni capo d’abbigliamento è una parola, la frase finale deve avere senso.
Tutto sto pippone ma alla fine è qui che volevo arrivare: la frase di Annalisa ha senso.
La ragazza è giovane, ma ha già un suo stile personale.
Non guardavo già più Amici, ma ho visto la puntata di selezione dell’edizione a cui ha partecipato lei; mi colpì subito, cantava Una zebra a pois, in modo molto personale e, amodo suo, moderno.

La ritrovo qui, ad anni di distanza, e trovo confermato il suo stile : ha un gusto retrò, raffinato, ma declinato con un twist moderno.

Credits foto principale: Corriere della sera – Ansa/Ettore Ferrari

Per la sua prima apparizione su quel grande palco, e lo sappiamo tutti che la prima impressione è quello che conta, ha scelto un outfit di Blugirl composto da una camicia accollata ma di plumetis (un tessuto molto leggero di cotone, ricamato a piccolissimi pois) e da uno short di pizzo. Ai piedi delle bellissime stringate con platform. Pettinatura un po’ a schiaffo (e qui rido, perché per me lo “schiaffo” è irrimediabilmente Fantozzi, ma lei è giovane…) e orecchini a cuore.

Sui pantaloncini ci siamo scatenate: chi dice sì e chi dice no.

Può piacere o non piacere, ma questo pantaloncino è “giusto”, è funzionale a quello che deve comunicare: nella frase di Annalisa, il pantaloncino è la parola “giovane”.
Si potevano trovare dei sinonimi, infatti alla seconda apparizione aveva una gonnellina a pieghe. Ma provate a sostituire qualcos’altro al pantaloncino e vi renderete conto che il risultato, se pur esteticamente gradevole, non sarà così comunicativamente efficace.

Da che mondo è mondo, il nuovo, il giovane, si esprime attraverso la rottura dei codici considerati “vecchi”.
Il pantaloncino è una rottura rispetto al dress-code di Sanremo, e rispetto alla minigonna ha una connotazione di gioventù più delineata.
Ecco perché era giusto. Ti piace, non ti piace, va bene. Ma è giusto. Il messaggio passa, senza che tu te ne accorga.
Una longette sarebbe stata sicuramente bella, ma forse troppo “appropriata”.

Ma è riuscita secondo voi a mantenere queste premesse?

“SONO GIOVANE”. NE SEI SICURO?

Tra i giovani, altri hanno provato ad affermare con forza “io sono giovane!”, ma gli esiti non sono stati esaltanti.

Irene Ghiotto ci prova con un vestito fiorato collezione Divani&Sofa, ma siccome è giovane si mette i Doc Martens. Se non è un codice trito questo… Uno stilema talmente abusato da non avere più senso. Invece di dire “sono giovane” dice l’esatto contrario. Perché il grunge ha vent’anni. Non esattamente giovane al giorno d’oggi. Non so voi, ma io la canzone non l’ho nemmeno sentita, mi era andato il sangue al cervello e mi si sono chiuse le orecchie.

Paolo Simoni ci prova: voglio essere elegante, ma sono giovane. Idea geniale: i jeans con la giacca, colorata però! Sbagliato. L’effetto finale è Philippe Daverio, separati alla nascita.

Il cantante deI Blastema prova con l’effetto scappato di casa, ma quei capelli urlano “doccia!”, e Renzo Rubino non ci ha nemmeno provato.

 

“SONO GIOVANE ANCHE SE NO”.

Qualcun’altro invece ha avuto esiti più felici.
Ilaria Porceddu ha rispettato il dress-code che prevede il lungo all’Ariston, ha scelto di usare come nota di contrasto i capelli corti (sono giovane E dalla femminilità non scontata) e le righe (sono giovane E in trend), peccato che la seconda sera abbia scelto un outfit troppo simile al primo, avrà pensato che repetita iuvant, ma l’effetto era più di minestra riscaldata.

 

Tra gli efficaci metterei sicuramente il cantante dei Marta sui tubi (datemi un teschio e io non capisco più nulla) e Mengoni, giovane, elegante, educato e stilosissimo.
Metto Silvestri, non più giovanissimo d’accordo, ma quanto ha da insegnare a ‘sti pischelletti?

E il più riuscito di tutti: Asaf Avidan. Scarponi, sì, ma con pantaloni skinny. La giacca, ma con la cresta e la rasatura ai lati. Perfettamente postmoderno.

Il look rimane comunque look, che dentro ci deve essere un fuoco che brucia così forte da dargli vita.  Il personaggio si costruisce ANCHE con il vestito, ma dietro ci deve essere il carattere, ci deve essere corrispondenza tra l’in e l’out(-fit).

Certe volte il solo talento non basta, vero?

Cosa dite, cos’è che cerca di comunicarci (e a gran voce, direi)?

 

 

Commenti

  1. Articolo fighissimo, brava Siro!
    Condivido tutto: sinceramente l’outfit di Annalisa non mi ha fatto impazzire, ma devo dire che era originale e raffinato, senza esagerazioni.
    E comunque, secondo me davvero Mengoni è il più stiloso: veramente perfetto!

    • Ma grazie! A me Annalisa è piaciuta la prima sera, poi non so, è andata un po’ sul banalotto a parer mio. Le hanno scelto comunque colori adatti per carnagione e colore di capelli, ed era truccata benissimo. Però dopo la prima sera io avrei osato un po’ di più, bisognava un po’ spingere sull’acceleratore. Caspita, ti veste Blumarine, aprofittane, lasciaci a bocca aperta.
      E sul fronte gara, secondo me, è stata molto penalizzata dalla esibizione con Emma, che è sicuramente più conosciuta di lei, ma che ha uno stile completamente diverso e non le ha permesso di interpretare a modo suo la canzone “revival”.
      Mengoni era veramente stiloso. E che bei denti.

  2. wow!

    cosa voleva dirci? ” ce l’ho solo io ” fprse?

  3. Non potevo non commentare il tuo primo articolo…. 🙂 Sennò poi come faccio a vantarmi di conoscerti? Brava!
    Comunque a me (che di moda ne capisco quanto di fisica nucleare) quei pantaloncini sembravano biancheria intima, l’impressione era che si fosse dimenticata di mettere la parte di sotto del vestito ma probabilmente sarà perchè, avendo una figlia sedicenne, sono ahimè molto sensibile al tema pantaloncini-cosce di fuori…
    Sono comunque assolutamente d’accordo con te sulla lista dei buoni e dei e vorrei tanto avere un’occasione in cui indossare il primo vestito di Ilaria Porceddu, il fisico per farlo e i soldi per comprarlo!

    • Ciao Cristina! Il rischio effetto mutande della nonna era dietro l’angolo, ma secondo me lei l’ha scongiurato (stiamo pur sempre parlando di Blumarine, eh!).
      Il discorso cosce di fuori lo capisco, dal tuo punto di vista.
      Mi sono chiesta: se Annalisa fosse mia figlia la manderei vestita così (in realtà me l’ha chiesto Caia).
      Mi sono risposta: sì, se mia figlia fosse Annalisa sì.
      Se fosse Emma no, tanto cara, tanto brava, ma leggermente portuala.
      Ciò detto, riparliamone fra 14 anni… 😉

  4. Grazie per questo bellissimo post! E grazie per la tesi sui pantaloncini: come sai, io sno dalla tua! 😉

    • Ma grazie a te per lo spazio, come sai questo post è nato tra i commenti della seconda sera di Sanremo. Se sei con me mi sneto più forte, tutte unite in nome del pantaloncino.

      • calma, calma
        che qui ci sono pure io!
        io sono perfettamente d’accordo con la tesi sul vestito/costume/personaggio/comunicazione.
        MA
        secondo me ci deve essere sempre un’attenzione al contesto cui partecipi che denota stile o meno.
        per dire: la carla’ cosa voleva comunicare? non me ne frega un cavolo di voi italiani che vi parate a festa per il festival della canzone. io sono superiore, vengo in tailleur e scarpe basse e sono figa e cantante.
        ma secondo me oltre a comunicare tutto cioe’ mi comunica una che potrebbe avere stile da vendere, ma ha SBAGLIATO contesto. in un festival in prima serata, in mondovisione, dove l’etichetta vuole l’abito da sera, tu sei fuori luogo in tailleur. ed e’ lo stesso motivo per cui e’ fuori luogo il jeans in ogni sua declinazione e anche la mutanda o shorts che dir si voglia.
        e’ una questione di stile.
        a prescindere da quello che vuoi comunicare avere stile non ti fa mai sfigurare. ecco perche’ ilaria porceddu pur non uscendo vestita da vecchia ha, a mio avviso, comunicato anche un certo stile.
        annalisa invece e’ andata scosciata, pur non risultando volgare per le sue proporzioni ha fatto cmq una scelta da spiaggia, che mal si addice a un palco di quel tipo.
        e’ come guardare le foto di streetstyle da ny: tu ritieni che abbiano stile quelle che andavano vestite da confetto e senza calze in mezzo a cumuli di neve?
        potevano anche comunicare di essere giovani, rampanti, fighe (perche’ la fashion week quello chiede) ma restano delle pecorare, secondo me.
        certo ci sono delle vie di mezzo allo scarpone da montagna di garance dore, ma lei almeno e’ stata sincera: non voglio rischiare l’osso del collo e il mio stato di salute pattinando sul ghiaccio con un paio di pierre hardy ai piedi.

        • Spetta va che C’ho un sacco di roba da gugolare per capire cosa stai dicendo…
          La Porceddu infatti ha fatto la scelta di giocare col codice invece che infrangerlo. Cosa più difficile e più efficace. Peccato per il bis.
          Ti confesso un segreto: anche io preferisco lei ad Annalisa. Molto più glamour, ed anche molto adatto al testo della canzone che cantava.

  5. oggi vado di corsa, ma:
    1. SIRO FOR PRESIDENT ora e sempre
    2. io sono fra quelle che il pantaloncino no…o meglio non un NO al pantaloncino in quanto tale, bensì a quel pantaloncino portato così…giovane o non giovane…era il sopra con il sotto che secondo me stonava…con qualche altra cosa sopra sarebbe stato perfetto e idem quella camicetta con qualche altra cosa sotto.
    gli altri abiti dal vivo non li ho visti, ma concordo, niente di che

    gli altri giovani: no comment, la fiera dello stereotipo, del costume di carnevale “nascheriamoci da giovani”, del voler esere così conformemente anticonformisti che il tailluer di carlà della prima sera sembrava un punkabbestia al giuileo della regina.
    quella con l’abito a fiori di stoffa del divano di “Pora nonna” era da cacciare via…idem per scappati di casa, occhiali colorati ecc…

    la porceddu l’ho vista solo la prima sera: meravigliosa, sembrava la regina di alice nel paese delle meraviglie!
    quel vestito era fantastico!!!!
    peccato che abbia bissato con qualcosa di troppo simile….bello anche il secondo, ma così lo ha sprecato, tanto valeva rimettersi il primo

    • Oh Giulia come ti starebbero bene quei pantaloncini… 😉
      A me piaceva molto l’abbinata plumetis-pizzo e ho trovato azzeccatissimo il colore. Forse la camicia era troppo larga? Io ne una in chiffon nera a piccoli pois bianchi, con le maniche un po’ a sbuffo e i polsini alti, chiusi dai bottoncini ricoperti. Molto retrò. Certo io i pantaloncini non posso osarli, i miei urlerebbero solo “dieta, please!”
      E della Molinari non dici niente?

      • una camicia così la vedrei sopra a dei jeans belli a palazzissimo, che puoi urlare “DIETAAAAA” finchè vuoi, ma sotto ai jeans a palazzo tutti scompare!
        la molinari? poverina, lei non aveva i soldi per comprare il sotto, avendo investito tutti i suoi risparmi nella livrea da fiaccheraio e le è toccato uscire così, in mutande!
        😀

  6. oh mamma mia il pantaloncino me l’ero perso!!! meno male che c’è Silvia che osserva tutto.
    Meraviglioso l’abito fuxia della Molinari, ma di chi è? lo voglio anch’io!!!

  7. Brava Siro!
    Complimenti per l’articolo!I tuoi commenti sono sempre ironici e sagaci e ti leggo con molto piacere.

  8. Che ci vuole comunicare la Molinari?
    Che è energica e non ha paura di mostrarsi, osando in ogni dove, tra maxi-giacca, abito da quasi-sera fucsia(colore non propriamente da sera) e minivestito da baldracca.
    Però se gli abiti in sè ci raccontano di una un pò sopra le righe; indossati da lei e resi vivi dalla sua personalità energetica e moderna, diventano vestiti da donna sicura di sè e della sua ironia, di una che non ha paura di venire giudicata da un abito, chè le sue carte sono altre.
    A me ha comunicato questo, dritta dritta in pancia.

    Compliments, Siro. Ci unisce una passione in più oltre Sanremo, la comunicazione.
    E Magritte.
    Bisou

    • L’avevo capito dalle tue risposte, qua e là, che anche tu eri del club comunication.
      E Magritte, oh yes.
      Sono abbastanza d’accordo sulla tua interpretazione della Molinari, la prima sera infatti l’avevo difesa. Il vestito ovino kinder christmas edition infatti l’avevo trvato non bellissimo ma efficace. Diceva proprio “guardami” secondo me. Lo portava molto bene poi, con disinvoltura ed eleganza: “guardami sono sexy e sicura di me”.
      Poi però gli altri vestiti mmmh.
      L’ultimo, come dicevo nei commenti dell’ultima serata, era un po’ “Giovanna d’Arco della Salaria”. L’unica cosa che mi diceva era “pagami”.
      La Maria Nazionale invece ci si è trasformata di sera in sera: da Cacace a Bellucci (quasi dai).

  9. Non ho seguito Sanremo e non mi intendo molto di moda ma volevo fare un sacco di complimenti a Siro per il bell’articolo che mi ha chiarito le idee rispetto allo stile/non stile della manifestazione.

Trackbacks

  1. […] strepitoso in un abito monospalla con inserti nude. Audace ma elegante, mica quella specie di porno-ovetto-kinder dello scorso anno! (Il post qui linkato è stato il mio primo su trashic. Già passato un […]

  2. […] Continua a leggere su Trashic. […]

Parla alla tua mente

*