Back to cool

Giorni fa leggevo un post sul blog di Garance che resta sempre uno dei blog che più mi ispirano e non tanto — o soltanto — per le illustrazioni e le foto sempre con una prospettiva che sento affine, ma soprattutto per il suo approccio alla moda, da “ragazza normale”. Proprio lei che può permettersi capi da Olimpo e scarpe e borse da sogno che io non avrò mai, proprio lei ha quella frivolezza ben piantata per terra (dove la terra sono le radici, la genuinità dei desideri infantili) che sento anche io.

Quel fare follie per un paio di scarpe, ma coltivare tutto uno spazio interiore e immaginario, onirico e fanciullesco, fatto di proiezioni, sogni, strategie e creatività.

Lei racconta il sollievo del rientro a casa dopo il mese di Fashion Weeks, ma anche la gioia per averle vissute (anche perché le fanno ritrovare, intatta, la vita di tutti i giorni), recuperando il sentimento di fibrillazione e godimento nell’accumulo di idee, immagini, spunti da interpretare con il proprio stile per scegliere quale donna essere nei prossimi mesi — un sentimento che rinviene dalla sua adolescenza quando il 15 di Agosto faceva incetta di riviste per studiare tutti i nuovi trend e studiare tutte le possibilità per riadattare i capi e gli accessori già in suo possesso.

What I love is watching the shows, taking it all in, and then imagining what kind of woman I’m going to be in the months to come. […] the money I spent on the magazines was enough to feed my imagination for months!

I didn’t really even need to buy new clothes. The important thing was to let my imagination wander, to be inspired, and dream.

In qualche maniera è quello che faccio anche io. Sogno molto più di ciò che realizzo, metto da parte idee e ritagli molto più di ciò che riesco a tirare fuori ogni mattina dal cappello di Pandora del mio armadio. Guardo vestiti e scarpe e immagino situazioni ed eventi in cui poterli indossare anche se non li possiederò mai, e non avrò neppure occasioni di quel tipo.

Ma questo non mi procura frustrazione, bensì “farfalle nello stomaco” e un senso di potenzialità positivo e rigenerante. Cerco tra quello che ho e mescolo capi inaspettati, tiro su i jeans di mio marito e metto una cintura sul vecchio blazer, vado a trovare mia madre o scopro che mia sorella non ha più voglia del suo giubbino rosso. Provo a replicare un’uscita di passerella col mio carré e pochi pezzi basici che amo rimettere di stagione in stagione. Lascio sedimentare desideri e a volte me li concedo anche, dopo tanto ragionare.

Il fatto di immaginare ed evadere con la mente verso la prossima stagione che sogno candida e intarsiata di pizzi impalpabili e paglia e zoccoli da bambina, mi fa sentire con le gambe leggere (e depilate permanentemente — potenza onirica, eh?) la pelle ambrata e le unghie sempre perfettamente laccate corallo. Mi ci sento lì in un’istantanea in riva al mare, svolazzante e assorta.

E sono felice.

Poi probabilmente riadattero la camicia dell’anno scorso o usero dei nastri per stringerla sotto il seno. Dovrò andare dall’estetista ogni due settimane e portarmi dietro il solvente per le unghie. Non avrò la borsa di paglia che cerco da anni e la comprerò in spiaggia da un ambulante. Ma torno alla “mia moda”, e mi sento speciale.

So back to cool, looking through and taking in all the information that I captured during the fashion weeks, and then figuring out what it means for me.

Memorandum

Non dimenticate che come ogni martedì siamo di #rubriga e oggi il post principale è ospitato da Clarissa. E a seguire da Giulia, Meggie, Sandra, BaiLing e ancora qui su Trashic. Da questo mese, inoltre si sono unite alla banda a righe, due Guest Contributors: Antonietta e Cecilia che daranno i loro spunti il mercoledì.

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Commenti

  1. “Mi ci sento lì in un’istantanea in riva al mare, svolazzante e assorta.”
    mi hai fatto sognare.
    Anche io da ragazzina aspettavo Marie Claire d’agosto, andando in edicola nel paesello di mare tutte le mattine, finché non arrivava. Poi lo portavo in spiaggia e in mezzo a bambini urlanti, odore di olio di cocco e di pesce fritto cominciavo a guardare di cappotti di tartan, stivali di cuoio, cappelli di feltro…

    • io pure ho questi ricordi… e poi il primo giorno di scuola durante il quale volevo indossare tutto quello che avevo “coltivato” durante l’estate e qualcosa di nuovo che magari mi faceva fare una sauna…
      che tempi

  2. ….”gambe leggere (e depilate permanentemente — potenza onirica, eh?)”…
    macchè potenza onirica, la luce pulsata sono i soldi meglio spesi degli ultimi anni!
    per il resto, post bellissimo e onirico davvero!
    per la rub-riga, mi sono appena presa una sciarpina bianca e blu, con un capo blu e uno verde, very spring!
    buona giornata
    Claudia

  3. Anche io leggo sempre Garance! E credo che tu abbia centrato proprio quella che è la forza vera del suo blog. Disegna benissimo, è una grande fotografa (le donne fotografate da lei hanno tutte una luce particolare) ma la cosa che ci fa tornare da lei ogni giorno è proprio la sua capacità di comunicare: di dire cose semplici ma serissime e di faro con gli stessi occhi da adolescete che tutte conserviamo un po’ dentro di noi!

  4. che belle immagini!
    io non vedo l’ora che torni il bel tempo, per rendere REALI le mie fantasie, e sentire di nuovo il sole sulla pelle, tirare fuori il cappello di paglia, il costume, le infradito gli shorts.
    Giulia

  5. anche io adoro garance, propio per quella sua naturalezza, quella sua spontaneità, pur vivendo in quel mondo
    per me le riviste di moda sono l’estate, il mare, le vacanze, i viaggi in treno (in aereo no, chissà perchè), i sogni, i ritagli, le idee, le ispirazioni….

Parla alla tua mente

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