Quando la moda fa soffrire

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Negli ultimi tempi rifletto sul concetto stesso di moda, e ripenso a quando, da giovani, davamo a questo termine un significato negativo, come a dire: qualcosa che ci massifica, che ci toglie la nostra identità. Una moda passeggera, è solo una moda.

E mi rendo conto di pensarla ancora così, in senso lato. Una moda per me è qualcosa che toglie le differenze: non sei più tu nei tuoi panni, ma sono gli abiti a parlare di te, se non sai gestirli. Non dovrebbe essere il contrario? Mi sento così sicura di me che sono io a scegliere i capi di abbigliamento che mi valorizzano, e non ho bisogno di copiare nessuno, né tanto meno di uscire di casa vestita come migliaia di altre persone.

Al liceo, il primo anno, mi sembrava un obiettivo da raggiungere per dire: appartengo anche io a questo gruppo. Le mie compagne erano vestite con lo stampino (non offendetevi, se vi riconoscete: dovrete ammettere che era proprio così): jeans colorati in rosa, azzurro, giallo, verde, blu e rosso a rotazione; t-shirt basica bianca; maglioncino con collo a V; stan smith bianche ai piedi con la parte posteriore possibilmente abbinata al colore del pantalone; zainetto JanSport. Noi altri che eravamo quelli della periferia, o semplicemente quelli senza i soldi, andavamo a scuola vestiti un po’ a casaccio (io avevo quattro vestiti in croce, e mettevo sempre una maglietta verde militare in tinta unita ormai scolorita) finché poi abbiamo fatto finta di essere ‘alternativi’ e allora il Liceo si è ‘diviso’ tra quelli della Collina vestiti come sopra e quelli del Kollettivo vestiti di pelle, anni 60, da campagnoli, e un po’ come veniva.
Io ad un certo punto ho iniziato a prendere le camicie dell’armadio di mia madre, e mi vestivo come una quarantenne. E poi le rubavo i top smanicati e li indossavo a strati sopra le t-shirt bianche. Non ci posso ripensare.

E ripensavo a tutto questo dopo essermi fratturata il secondo dito del piede destro, un paio di settimane fa, durante il trasloco. Che sono andata a votare con le crocs arancioni e i capelli sporchi perché non mi posso nemmeno fare una doccia, e poi alla recita di scuola con un calzino verde fluo e la crocs nera, e dall’altra parte una ballerina nera con la calza a rete, tanto per contro bilanciare. E pensavo al dolore di questo piede, e a quanto avrei voluto non essermi rotta il dito proprio in questo momento in cui ho bisogno di guidare, lavorare, disfare scatoloni, uscire. E ho pensato all’idiozia della moda, che ti costringe ad avere male ai piedi anche quando stai bene, perché non puoi esimerti dall’indossare un tacco 12 o una scarpa che ti fascia le dita e te le deforma, magari facendoti venire l’alluce valgo, perché si fa così e non c’è storia.

E penso che sia una gran stupidaggine. Mettersi scarpe scomode o non poter camminare o arrivare alla sera con il mal di schiena e il male ai piedi perché il tacco 12 slancia, o perché ti fa sentire più femminile, o perché quelle scarpe erano troppo belle per lasciarle in negozio. Ecco: forse sarebbe il momento di creare delle belle scarpe basse, di vedere delle ballerine che siano una gioia anche per gli occhi, di poter calzare un paio di scarpe da hostess tacco 4 senza sembrare una nonnina alla clinica di riposo.
Forse sarebbe ora che la moda si adattasse al nostro corpo, e non viceversa. Creando scarpe che possano essere amate, vestiti che possano essere indossati senza cambiare il proprio corpo, abbigliamento intimo che possa valorizzarci invece di costringerci a non respirare. Una moda che evidenzi i nostri pregi, invece di costringerci a cancellare i nostri difetti.

No, io non soffrirò per la moda. L’intelligenza che ho maturato fino alla mia età mi porta verso la strada dell’imperfezione. Amarmi, valorizzarmi per come sono. Scegliere vestiti comodi, che mi piacciano e mi facciano sentire a mio agio (e la ciccia non centra, questo vale per qualunque taglia), scegliendo solo i pezzi che preferisco, e rifuggendo l’omologazione.
Che se va di moda la pelle, io non sono obbligata a indossarla. Non sono obbligata a farmi piacere un trend di stagione, né a rinunciare al mio stile perché quest’anno risulterebbe vecchio.

La moda per me sarà come l’Amore: se fa soffrire, non è autentico.

Commenti

  1. The curvy wife

    Ma quanto hai ragione cara! Ma quanto c’azzecca questo scritto proprio oggi, mi piaci tantissimo e vorrei sempre poter leggere queste cose, che mi aiutano a relativizzare, a prendermi meno sul serio. Sono più vecchia di te, ma come mi sono riconosciuta nel racconto che hai fatto degli anni di scuola! Anche noi non avevamo tanti mezzi e io mi sentivo a disagio, inferiore, alcune volte lo sono ancora, per questo mi fa bene leggerti.

  2. Ecco, per me le scarpe col tacco sono amore puro. E al cuor non si comanda. Io amo loro, le coccolo, le tratto bene, e loro mi ricambiano. Con gli anni ho imparato a comprare solo quelle che riesco a portare, e so quando è il caso di metterle e quando no.
    L’eta mi ha portato la saggezza (?) per scegliere cosa prendere della moda dell’anno e cosa lasciare nel negozio alla fanatica del trend.
    Per tornare all’omologazione della gioventù (è il tema della settimana!), da noi per esempio alle medie e primi anni delle superiori era (unisex): jeans 501 di un determinato tipo di blu, clarks verdi o blu, maglione girocollo, preferibilmente polo ralph lauren, barbour (non so se andava di moda altrova, era un giubbotto da cacciatore orrendamente ingrassato col grasso di balena, una puzza bestiale, la mattina sul bus per andare a scuola c’era da asfissiare), zaino invicta viola e verde. Variante accettata per le femmine: zainetto morbido (scomoderrimo) della mandarina duck, rigorosamente blu.

    • HA HA il barbour! andava per la maggiore anche da me i primi anni di liceo! E’ vero, puzzava di brutto ma non è mai stato un mio problema, anche io ero tra i “diversi” che non si potevano permettere i vestiti ultimo grido…

  3. cara, come hai ragione, io andavo in giro per mercatini dell’usato proprio per non dover vestirmi uguale agli altri, tutti la stessa maglia, lo stesso giubbotto, anche io provengo da una cittadina di provincia. Ero la strana della situazione, perchè magari trovavo un capo degli anni 70 e gli altri non capivano che roba fosse, ora la chiamano vintage. Però le scarpe tacco 12 le amo, anzi le amavo, solo per le occasioni speciali , quando volevo mettermi in ghingheri e uscire, ora sarebbe impossibile! 🙂 mi ci vedo con il piccolo in braccio cercando di rimanere in equilibrio per non spezzarmi una caviglia ahahaha! Concordo con te sulle ballerine, difficile trovarle belle e di tendenza, senza dover spendere una cifra esagerata, per non parlare quelle tacco 4, le cercavo per lavorare in ufficio e sembravano tutte delle scarpe ortopediche :/
    baci

    • Anche io! in mezzo a tutti quei barbour io avevo un montone rovesciato anni ’70. Per fortuna da noi c’era Angelo (quello che poi è diventato A.n.g.e.l.o.) e una altro negozio (allora erano chiamati “straccivendoli”) in cui passavo i sabati pomeriggio a cercare camicie e vestiti stampati… alcuni li ho ancora.
      Dimenticavo di dire una cosa. Ieri una delle mie predilette mi ha tradito. Sono uscita ieri sera con un’amica, ho messo i “tacchi da pioggia” un ankle boots tacco 12 (grosso) con platform e para grossa sotto. Sono scivolata sul legno e ho dato una culata storica. Si è alzato un coro di “apperò!”, ho fatto una botta che credevo di far crollare la tensiostruttura sotto cui stavo camminando. Oggi mi sento accartocciata come una lattina di cocacola.

  4. io sono di quelle che le ballerine le abolirebbe….trovo il tacco 12 più comodo…
    il weekend scoros, due giorni con ballerine e scarpe basse e -ahimè!- ancora urlo per il mal di schiena!
    🙁
    delìll’omologazione adolescenziale ho già parlato qualche post fa…io ero adolescente negli anni ’80…avrei voluto omologarmi come tutte le adolescenti, ma costava tutto troppo e ottenni solo la borsa naj oleari e una camicia fatta con la stoffa naj oleari da mia madre…
    veramente nerd
    🙂
    come mi vestivo? non avevo molte alternative:da brava ragazza.
    punto.
    gonne al ginocchio, i collant già erano una conquista (e comunque coloratissimi), scarpe basse…ah, ottenni anche le superga, ma solo perchè ero andata a fare shopping con mio papà e i papà si sa che sono più teneri (come si arrabbiò mia madre!!!)
    detto questo, oggi che ho oltre 40 anni posso dire di avere il mio stile, che è mio.
    che è adeguato (credo) al luogo in cui mi trovo…
    non vado in ufficio con le scarpe da ginnastica e non vado in palestra con i tacchi per capirci…
    insomma, il sapersi vestire “da se stesse” è una conquista, il saper essere fuori come si è dentro è un percorso di autoconsapevolezza…

    e poi io cito sempre coco chanel: “vestiti in modo non impeccabile e noteranno il vestito. vestiti impeccabilmente e noteranno la donna”

  5. Io invece penso che la colpa non sia della moda in sé e per sé, quanto della gente che ‘sente’ di doverne fare un martirio. La mentalità provinciale di città come Milano ad esempio, dove la moda viene ‘fatta’, a livello industriale intendo, vorrebbe far credere che l’importante è seguire il trend, e non c’è niente di più falso (ricordo con ribrezzo schiere di ragazzini simil-Beckham…)
    Le persone più chic del mondo, le meglio vestite, le muse di innumerevoli stilisti, sono donne e uomini che la moda la fanno, con gusto, con cultura e senza prendersi troppo sul serio, come invece i modaioli vorrebbero fare.
    La differenza è tutta lí, tra quelli che la moda la capiscono e la ‘cavalcano’ come si deve, e quelli che invece si disperano per far parte del circolo ‘in’ e ne fanno un doloroso rito di iniziazione.
    La moda divora gli insicuri, non dimentichiamocelo.
    Tacco 12? 15? 27? Certo, ma solo se ti piacciono e ci sai camminare senza finire su una sedia a rotelle.
    TQF xx

    • Parli con me??? 🙂
      Io fino a ieri ci camminavo benissimo! E niente sedia a rotelle oggi. Solo una stampella e il collare.

    • In fondo penso che abbiamo detto le stesse cose, ma tu le dici meglio. Per me ‘moda’ in questo post ha un’accezione negativa perché la intendo come ‘alta moda’ o anzi, meglio: fissazione del marchio. Ma se penso a gente che la moda la fa, nella tua accezione, sono quelli che appunto non hanno le etichette in evidenza, ma magari hanno un capo perfetto abbinato a una giacca presa al mercatino.

  6. Che dire? Un post che condivido in toto. Tranne la parte sull’abbigliamento al liceo, visto che facevo parte delle super-conformiste con stan-smith e golfini con scollo a V… 🙂

  7. la moda e’ una forma d’arte. quello che passa sotto i riflettori e’ un messaggio artistico/culturale veicolato da tessuti, suggestioni, falcate, ritmo, immagini e provocazioni.
    poi sta a noi prendere o lasciare. ci sono idee che facciamo nostre e altre che lasciamo volentieri nel dimenticatoio o a chi ha piu’ audacia/insicurezza/soldi/iniziativa/gusto/non gusto/fisico.
    la moda non fa soffrire di per se’.
    sono le persone che soffrono perche’ si infliggono torture gratuite.
    e’ come l’amore: l’amore non fa soffrire di per se’. ma ci sono molte persone che soffrono amando.
    io indosso tacchi quando ho voglia di sentirmi svagata, sensuale e sopra le righe. il male ai piedi lo sento a fine serata e metto i piedi a mollo. e il giorno dopo le ballerine.
    non andrei mai in giro con la pancia scoperta mentre nevica e potrei comunque sentirmi “alla moda”, benche’ sia un termine che non uso mai e che tutto sommato non mi piace. perche’ io non inseguo la moda, ma la “ap-prendo” per filtrare attraverso il mio stile tocchi contemporanei. e rinnovarmi, sentirmi piu’ bella.

  8. Ma le ballerine non vi distruggono la schiena?!?!
    Per me meglio i tacchi (sempre per la schiena arrivo al 9) che rasoterra.
    Il tacco 4 non mi piace. Proprio non me lo vedo addosso.
    Ci ho provato ma mi funziona solo sulle maschili o sugli stivali (che però se sono bassi devono essere o da cavallerizza o alti sopra il ginocchio 😀 ).
    Per il resto: concordo.

  9. Adesso siamo fortunate, almeno si può scegliere. Io che ho sempre dato retta ai miei piedi e non alla moda non riuscivo a trovare scarpe da donna senza tacco. Non esistevano proprio e le ballerine mi torturavano i piedi, oltre a non proteggerli dal freddo! Gli scarponcini che si trovano adesso non esistevano proprio! Esistevano le clarks e le imitazioni e le kickers che costavano un occhio. Adesso ci si può vestire in cento stili diversi spendendo anche poco e avere scarpe basse e femminili. Quand’ero adolescente io si andava ad eskimo, jeans e maglione riciclato, gli altri erano i “cremini” e usavano il moncler 🙂

  10. Concordo sulle ballerine, io preferisco un bel tacco 9. Lo uso tranquillamente tutto il giorno e a sera non ho problemi, se invece azzardo la ballerina do po un’ora già mi contorco…

  11. Resto incantata di fronte a quelle persone che emanano stile anche vestite di stracci.
    La moda, le firme, per qualcuno diventano anche una corazza per darsi una personalità più forte (avevo una collega che quando vestiva tailleur e tacchi si trasformava).
    Io non riesco a ‘soffrire’ per la moda, è più forte di me (preferisco stare comoda e a volte esagero).

  12. Per me le ballerine sono importabili quanto i tacchi 12.
    L’ideale sarebbe un tacco non troppo sottile di 5 – 7 cm ma è una misura che fa un po’ signora attempata se non si sta attente al modello di scarpa…

Parla alla tua mente

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