Occhio Pinocchio

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Quando andavo alle scuole elementari, avevo un compagno di banco speciale, si chiamava Giuseppe.

Ci volevamo molto bene e ogni volta che penso a lui mi prude il naso e vorrei tornare bambina.

Lui mi offriva spesso la sua merenda, io lo aiutavo a fare i compiti. Spesso gli suggerivo quello che la maestra scriveva alla lavagna e certe volte ci sgridavano perché chiacchieravamo un sacco. Una volta cercai di creare per lui un vestito da pagliaccio per Carnevale perché dopo qualche giorno ci sarebbe stata la festa a scuola e lui mi aveva detto di non averne uno — mentre io avevo una bellissima gonna a balze di tulle (te pareva). E allora gli dissi di portare a scuola dei vecchi vestiti e io tentai di adoprarmi in un rapido taglia e cuci sottobanco (avevo sette o otto anni, credo), ma fu sventato dalla maestra e tutto il materiale requisito prima che potesse essere terminato. Mi ricordo che non pensavo ad altro quel pomeriggio: Giuseppe l’indomani non avrebbe avuto il suo costume di Carnevale, quanto avrebbe sofferto ad essere l’unico senza? E allora mi ricordo che con la mamma comprammo una di quelle mascherine di cartone per coprire solo il viso e stelle filanti anche per lui. Il giorno dopo arrivai a scuola emozionata: un po’ perché mi sentivo una principessa con il mio vestito enorme e colorato, un po’ perché non vedevo l’ora di incontrare Giuseppe e dargli la mia sorpresa. Quanto fui felice quando invece lo vidi mascherato da Pierrot! La sua mamma venne a ringraziarmi per i miei tentativi falliti (la maestra l’aveva avvisata) e a spiegarmi che Giuseppe non aveva il costume perché fino al giorno prima non aveva detto nulla della festa a scuola, ma dopo che la maestra le aveva raccontato dell’accaduto aveva potuto procurargli quel vestito da Pierrot. Tutto è bene quel che finisce bene. Mi ricordo che lo abbracciai fortissimo. E lui aveva il sorriso più tenero del mondo, e quel giorno era anche un po’ imbarazzato per quel guaio che aveva fatto. Ma io l’avevo perdonato, anche per tutti i miei pensieri cupi del giorno prima: gli volevo proprio tanto bene.

Dopo la scuola ho rivisto Giuseppe solo una volta, tanti anni fa. Non era cambiato molto, aveva sempre il suo sorriso un po’ da angelo e la sua pelle liscia di bambino. Ha riconsociuto subito la mia voce e ci siamo abbracciati fortissimo. Poi mi ha raccontato gli ultimi anni, la sua scelta di entrare in un Seminario, mi ha chiesto di me che nel frattempo ero sposata e alla fine mi ha anche chiesto di toccarmi, voleva sapere “quanto bella fossi diventata”. Mi ha accarezzato il viso, emozionato, mi ha detto che era certo di ricordarmi così, ma che ora ero donna, ancora più bella.

Ci siamo commossi entrambi.

Perché vi racconto questa storia?

Perché è un mio ricordo prezioso, questo, e me lo sto cullando da giorni nel cuore, da quando sono stata invitata a partecipare a un evento molto particolare che per una serie di coincidenze che potrete immaginare mi ha davvero toccato il cuore.

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La Bausch + Lomb, nota azienda che si occupa di salute oftalmica, ha organizzato una serie di iniziative per promuovere la prevenzione e la cultura della salute degli occhi nelle scuole primarie. In collaborazione con la Fondazione Nazionale Carlo Collodi, ha realizzato una rivisitazione della storia del burattino di legno intitolata “Occhio Pinocchio. Viaggio nel Paese dei BeiOcchi”, veicolo per educare i bambini a riconoscere e a mettere in pratica i comportamenti e le buone abitudini per la salute degli occhi.

regole-salute-occhiLe scuole aderenti all’iniziativa sono state fornite di un kit didattico per intraprendere un percorso formativo a colpi di giochi, esercizi e schede pratiche. Inoltre i bambini erano chiamati a contribuire con fantasia, creatività e tanta immaginazione per partecipare a un concorso per la realizzazione di cartelli comportamentali per l’igiene e la prevenzione degli occhi: disegni, collage, dipinti, slogan che illustrino le buone abitudini quotidiane per la salute.

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È a questo punto che arrivo io, un po’ Fata Turchina, un po’ mamma e un po’ tornata bambina. Lunedì prossimo sarò a Milano, presso la sede della Bausch + Lomb in qualità di giurata, per selezionare i vincitori di questa competizione creativa. Le tre scuole finaliste riceveranno un computer portatile. I dieci elaborati più originali rappresentanti le buone regole da adottare per mantenere gli occhi in salute diventeranno delle divertenti figurine adesive che i bambini potranno scambiare con gli amici e che saranno distribuite alle scuole partecipanti e presso gli ottici aderenti.

Non vedo l’ora di immergermi nel mondo fantastico dei bambini che si sono lanciati in questa avventura!

Commenti

  1. Oddio Caia questo post è bellissimo. Grazie per averci regalato questo ricordo dolcissimo. Molto bella questa iniziativa, ormai sei sempre a Milano!

  2. Sono bellissime anche le illustrazioni: che meraviglia!

  3. che bello, che bel racconto, che bella iniziativa
    :,)
    io poi che vedo pochissimo, che sono portatrice sana di lenti a contatto (già di occhiali da quando avevo sei anni) sono molto sensibile alla cosa…
    facci sapere!

    • vi terro’ aggiornate, se possibile in diretta via instagram e twitter 😉

    • Concordo, bellissimo post ed importantissima iniziativa. io dall’età di pochi mesi non vedo proprio niente, solo il contrasto luce ombra con l’occhio sinistro. Anch’io, in seconda elementare misi, per la festa di carnevale a scuola, una gonna di tulle applicata su un vestito di tessuto tipo seta o raso, con un altro gonnellino più corto di tulle più spesso sotto a tutto. L’aveva fatto la mia nonna strepitosa nel cucito!

  4. Che racconto commovente e che bella iniziativa! Anche io sono molto sensibile al tema degli occhi, che purtroppo vengono spesso trascurati o curati con superficialità, con conseguenze gravissime come è accaduto a persone a me molto vicine.
    Bella l’idea della collaborazione con la fondazione Collodi e belle le illustrazioni (anche se a a dire il vero i bulbi oculari con i piedini sono piuttosto inquietanti…)
    Vogliamo sapere tutto della tua esperienza da giurata e aspettiamo la tua cronaca.

Parla alla tua mente

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