Sfasciare il bambino non vuol dire farlo a pezzi

idee ironiche per mamme

Ho passato praticamente tutta la gravidanza a casa, dal terzo mese, a causa di un paio di minacce di aborto. Divano libri e tv sono stati il mio mondo per almeno tre mesi, fino a quando cioè la ginecologa non mi ha dato il via libera per una vita normale e mi sono sbizzarrita con il fai da te e il paint your life (lui ricorda ancora con terrore quegli ultimi tre mesi di gravidanza in cui ho dato sfogo ad ogni singola molecola di creatività).

Di libri ne ho letti tanti, tantissimi, ho spaziato dai romanzi ai manuali di puericultura senza tralasciare nemmeno thriller sanguinosi e storie di vampiri. Ho letto una roba tipo la gravidanza giorno per giorno, prestato da un’amica, un tomo di 500 pagine dove ti viene spiegato tutto, da come si formano le unghie del feto  a come puoi fartela addosso in sala parto davanti a tutti. Anche no. Ho letto un libro sul parto fisiologico e su come mettere al mondo un bambino senza traumi; bello ma un po’ noioso. Inutile poi se partorisci in un ospedale dove se chiedi di non tagliare immediatamente il cordone ti prendono per una hippy pazza. Ho letto un meraviglioso manuale sull’allattamento; al termine della lettura mi sentivo pronta ad allattare mia figlia e tutti i bambini del vicinato. “Allatterò fino a che non avrà tre anni!”, ho dichiarato un giorno. Poi mi sono venute le ragadi, le tette sono cresciute poco, lei si innervosiva, io mi innervosivo e litigavamo. Allattare mi ha fatto schifo e dopo soli tre mesi ho archiviato libro e coppette d’argento (le coppette sono costate 42€, sto pensando di trasformale in un paio di orecchini…troppo trash?).

Il libro che avrei davvero voluto leggere, ahimè, è uscito soltanto ultimamente: “Sfasciare il bambino non vuol dire farlo a pezzi” di Francesca Sangalli, edito da Emma Books. Non è un vero e proprio manuale, è più una guida di puericultura. Una guida estrema e dissacrante, un’analisi cinica ed esilarante di tutti quei luoghi comuni che costellano gravidanza e genitorialità. Consigli pratici, efficaci e intelligenti per affrontare tutti i momenti della vostra nuova vita da genitori, dal bagnetto alla nanna, dalla cacca al gioco. Il libro affronta tutti i momenti clou dei 12 mesi più difficili della nostra vita: dal concepimento al cambio dei pannolini, dalle poppate notturne alla gestione dei nonni.

Alcuni passaggi mi hanno letteralmente fatto ammazzare dalle risate, altri li ho trovati talmente corrispondenti alla mia realtà da chiedermi se l’autrice mi avesse per caso spiato.

Programmare la gravidanza. Se volete rimanere incinte presto, fingete con voi stesse di non voler rimanere incinte presto. Avvisate lui, però, che volete restare incinte presto, ma che deve fingere di non volervi mettere incinte presto. Spiegateglielo un paio di volte, lui non capirà. Niente paura, non è necessario che sia anche intelligente perché riesca a ingravidarvi.

La madre. Col pupo piccolo la mattina non riuscite nemmeno a vestirvi? Fate come le vostre antenate del neolitico, lasciatevi crescere il pelo!

Il padre. I papà di solito vi urlano domande inesistenti e non si spiegano come mai voi, dalla camera da letto, mentre avete il bambino addormentato in braccio, non gli urliate le risposte che si aspettano.

La stanchezza. Durante l’allattamento il caffè è vietato. Per stare sveglie di notte potete pizzicottarvi con la presa elettrica oppure leccare le pile da nove volt.

Potrei continuare, ma vi toglierei il piacere di leggerlo. Prendetevi un’oretta, anche meno, chiudetevi a chiave in bagno con la scusa che dovete depilarvi (se ci riuscite intanto fatelo, non si sa quando avrete un’altra occasione) e leggetelo tutto d’un fiato. Uscirete da quella stanza con meno peli e con qualche nozione in più.

Che ne pensate di questi consigli? Siete d’accordo?

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