Alta fedeltà

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Facciamo una classifica, ci state? Comincio io.

Mi vengono in mente i libri e i film (sono coerente, la gran parte dei miei viaggi li faccio così). In queste due categorie entrano nella top five certamente Nick Hornby (lo sanno le mie colleghe di Zebuk) e John Cusack (lo sanno tutti, anche il socio che ha la pazienza di un santo). Vi lascio la curiosità di sapere in quale delle due classifiche metterei ciascuno dei due.

Adoro Cusack attore, è fisicamente uno dei tipi che preferisco, ho visto gran parte dei suoi film e mi è sempre piaciuto (se volete scrivermi, senza insulti, ne parliamo). Per Hornby ho un amore viscerale, lo stile scanzonato, leggero, ironico fino alle lacrime, cinico e scorretto lo mettono sempre tra gli autori da leggere (fosse anche per certe sue raccolte di articoli per settimanali poco noti, che altri hanno buttato nel secchio).

Viste le premesse cosa altro posso aggiungere quando ritrovo in un film tutti e due questi personaggi, accompagnati alla regia da un altro pezzo grosso del cinema?

Altà fedeltà è un film che tutti dovrebbero vedere.

Rob Gordon è il proprietario di un negozio di dischi in vinile a Chicago, che gestisce insieme ad un paio di dipendenti, più che altro amici e frequentatori del locale. Lasciato dalla sua ragazza, stanca dei suoi continui cambi di fronte e dell’inconsistenza delle sue scelte, Rob ripercorrerà le sue storie d’amore, proprio come in una classifica musicale, analizzandone pregi e difetti di ciascuna.

Protagoniste assolute di questo film sono le parole, i dialoghi serrati che potrebbero sorreggersi anche senza il canovaccio della storia, e che proprio per questo la rendono unica.

Barry (Jack Black) ad un cliente che entra in negozio:

Cerco un disco per mia figlia, per il suo compleanno, si intitola “I just call say i love you”. Ce l’avete?
Sì.
Bene!
Ce l’abbiamo.
Bene, posso averlo?
No, no: non può!
Perché?
Perché è troppo melenso, troppo sdolcinato. Non si entra in un negozio così per una lagna del genere: al centro commerciale!
Ma che modi sono?!
Ma lei la conosce sua figlia? Non può piacerle quella canzone! Oh,oh,oh…non sarà mica in coma?!

Nonostante le differenze con il libro, la pellicola riesce a trasferire a chi guarda la gran parte del sarcasmo e della follia dell’autore, il disincanto di una generazione che negli anni 80 e 90 avrebbe dovuto fare rivoluzioni e invece si è ritrovata a malapena un lavoro per sbarcare il lunario. E poi la musica, la favolosa colonna sonora che ci accompagna lungo tutta la visione: pezzi da antologia degli anni 70, perle dei Velvet Underground, Bob Dylan. Per chi ama il rock (ma anche per chi non lo conosce bene, certamente ne verrà affascinato) questo film è un continuo movimento e cenni di approvazione.

A sostenere la sceneggiatura una buona prestazione del protagonista. Cusack infatti interpreta Rob proprio nel modo più scanzonato e menefreghista possibile, i primi piani e gli aneddoti raccontati direttamente verso la macchina da presa, lo rendono a pelle uno di noi. Le sue classifiche (abitudine politicamente scorretta ma praticata dalla universalità delle persone) diventano il modo per rifuggire ancora la presa di coscienza degli errori commessi con la sua ragazza, e con tutte quelle che lo hanno preceduto.

E’ vero che lo stile del regista è relegato in secondo piano, puntando la sceneggiatura principalmente sulle battute fulminanti dello stile di Hornby e sulla brillante fisicità di Cusack, un attore che ha fatto della disillusione e del cinismo il suo segno distintivo. Ma senza le giuste trovate di Frears non sarebbe stato possibile integrare magistralmente anche gli altri protagonisti, primo su tutti Jack Black che è una piccola pietra preziosa in mezzo al resto.

Alta fedeltà è una lunga seduta di psicoterapia, è lo specchio necessario per capire la regola fondamentale della vita: per quanto possiamo correre, tentare di fare le scelte giuste, adoperarci per rendere felici quelli che ci stanno accanto, niente e nessuno potrà darci più soddisfazione di un buon pezzo di musica rock.

— Alta Fedeltà Un film di Stephen Frears. Con John Cusack, Iben Hjejle, Todd Louiso, Jack Black, Lisa Bonet. Titolo originale High Fidelity. Commedia, durata 113′ min. – USA 2000

Commenti

  1. il libro è meraviglioso, il film non l’ho visto, ma sono ancora in tempo a recuperare!
    di Hornby ho adorato anche Febbre a 90, battute terribili così, nel mezzo dei discorsi…..è bravissimo!

  2. Amoli.

    “Ecco, per stilare una classifica, le cinque più memorabili fregature di tutti i tempi, in ordine cronologico:
    1) Alison Ashworth
    2) Penny Hardwick
    3) Jackie Allen
    4) Charlie Nicholson
    5) Sarah Kendrew.
    Ecco quelle che mi hanno ferito davvero. Ci vedi forse il tuo nome lì in mezzo, Laura? Ammetto che rientreresti fra le prime dieci, ma non c’è spazio per te fra le prime cinque; sono posti destinati a quel genere di umiliazioni e di strazi che tu semplicemente non sei in grado di appioppare. Questo forse suona più cattivo di quanto vorrei, ma il fatto è che noi siamo troppo cresciuti per rovinarci la vita a vicenda, e questo è un bene, non un male, per cui se non sei in classifica, non prenderla sul piano personale. Quei tempi sono passati, e che liberazione, c****; l’infelicità significava davvero qualcosa, allora. Adesso è solo una seccatura, un po’ come avere il raffreddore o essere al verde. Se volevi veramente incasinarmi, dovevi arrivare prima.”

    come si fa a non amare un libro che comincia così? Ti acchiappa da subito e non ti delude.

    Ho amato anche il film, e come avrei potuto non amarlo? John Cusack è un gran fig…liolo. Ha la faccia sufficientemente indolente e come dici tu giustamente “scanzonata” da poter restituire il giusto carattere al protagonista del libro. Jack Black è una sicurezza, un grande talento comico. La colonna sonora varrebbe da sola il film, se non fosse che ci sono anche tutte quelle altre ragioni. E molte altre.
    Vogliamo fare una classifica delle ragioni per leggere questo libro/vedere questo film?

    p.s. ho ricopiato e censurato il commento perché mi era finito in moderazione. Non è colpa mia, signor WP, è stato Hornby. è letteratura c****!

  3. E’ uno di quei film che riguardo puntualmente e ogni volta trovo qualcosa che mi piace in più (ovviamente Cusack è pesantemente ponderante) 🙂

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