Helena Christensen foto

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Helena Christensen, ex modella e ora fotografa e designer di moda, ha presentato una linea di t-shirt Hello Kitty alla Coin di Milano.
La t-shirt firmata da Helena Christensen sarà in vendita in esclusiva nei negozi della catena Coin, con lo scopo di sostenere il progetto Women’s Circle For Change di Coin e Oxfam Italia.

Sanrio e SWAROVSKI ELEMENTS hanno collaborato alla realizzazione della t-shirt, che potremo trovare nei negozi Coin a partire dall’11 Settembre 2013, e per un periodo limitato.

L’iniziativa nasce dalla partnership tra Oxfam Italia e Coin, come parte del progetto Women’s circle for change, campagna di raccolta fondi incentrata sui diritti delle donne e sulla loro capacità di costruire un mondo migliore, realizzata con l’obiettivo di coinvolgere clienti, stilisti, altre aziende e i dipendenti di Coin, per mobilitare risorse e attenzione a sostegno dell’impegno assunto da Oxfam nel 2013: far uscire dalla povertà 80.000 persone, in maggioranza donne e bambini.

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La campagna si rivolge quindi alle donne italiane, poiché più del 70% delle donne nel mondo si trova in condizioni di estrema povertà.
Si sosterranno ad esempio le donne residenti in Bosnia Erzegovina, promuovendo iniziative locali tese a favorire turismo, produzioni tipiche locali e sostegno all’artigianato locale, per offrire una fonte di reddito a coloro che ne hanno necessità. Ma si sosterranno anche le donne del Sudafrica con un programma per ridurre il contagio del virus HIV e permettere alle madri di far nascere bambini sani.

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Cosa ne pensate di queste iniziative?
Secondo voi moda e beneficenza possono andare d’accordo?

Commenti

  1. La mia posizione rispetto alla beneficenza attraverso iniziative come questa è un po’ incerta. Semplificando: sono favorevole ai progetti che puntano a incrementare le capacità di rendersi autosufficienti (in questo caso dando la spinta allo sviluppo di turismo e commercio), cercando al contempo di sensibilizzare il pubblico nei confronti di un tema “critico”. Ma mi domando: quante energie/soldi/risorse si perdono per strada, quanti di quelli che ci lavorano lo fanno a costi ridotti, affinché questo progetto abbia un senso anche concreto? Quanto effettivamente arriva ai progetti di cui ci si vuole occupare? I miei dubbi nascono certamente dalla “cattiva pubblicità” che molti personaggi pubblici e molte aziende hanno fatto a questo genere di iniziative, rivelando sul lungo termine tutt’altre intenzioni. Come si fa a riconoscere una VERA buona causa per cui spendere anche solo 10 euro? …tendenzialmente sono ottimista e mi dico “bhe, una t-shirt in più non ci metterà in crisi e magari serve davvero a dare una possibilità in più a che è meno fortunato”, ma in realtà poi il dubbio serpeggia…

    • Verissimo. Purtroppo quando beneficenza e spettacolo si fondono insieme, si rischia di perdere di vista il vero obiettivo. Io cerco di scegliere sempre dopo essermi informata molto bene (per quanto possibile, ovvio). Per esempio facciamo sostegno a distanza con Action Aid, oppure diamo volentieri i soldi a OVS perché ho potuto vedere l’interno dell’azienda e le persone, o mi fido anche di Telethon o Medici senza frontiere e ovviamente la Croce Rossa, in cui ho lavorato 10 anni. Diciamo che poi mi fido sempre delle stesse.

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