Pupa e popò #papàepannolini

Sleeping baby girl

Alice è venuta al mondo in mezzo alle risate.
Io sono sempre stata una dalla battuta pronta, diciamo così. Ma in sala parto credo di aver dato il meglio di me. Ricordo le risate in coro di infermiera, puericultrice, ginecologo e della mia ostetrica. La sua risata sopra tutte, di quelle belle risate grasse, di pancia, sincere, che ti trascinano e ti accompagnano. Diciamo però che forse ho riso troppo, diciamo che mi sono proprio spanciata dalle risate.
Che ho riso talmente tanto che avevo la bocca secca e mi hanno dato una bella flebo (poi 2, poi 3) per reidratarmi.

Oppure mettiamola così: sono arrivata alla veneranda età di 35 anni senza aver mai tenuto in braccio un bambino. Senza aver mai cambiato un pannolino. Quando tutte facevano le babysitter per guadagnare due soldini, io lavoravo in discoteca. A 35 anni sapevo shakerare ma non cullare un neonato. Contavo tanto che l’istinto materno mi uscisse insieme alla figlia: prima la bambina, poi il secondamento con la placenta e… il terzamento con l’istinto materno?

Niente, non pervenuto. Ma ho avuto una bella scusa per languire come un’eroina tisica dell’800 sul mio catafalcone, mentre il papà effettuava dentro di sè la disperata ricerca del file “istinto paterno”: potevo vedergli la scritta “loading” luminescente sulla fronte mentre mi toglievano la bambina dalle braccia per darla a lui. Mentre gli dicevano di infilarla sotto la maglietta perché sentisse il calore del suo corpo. Mentre lui diceva a me, con felicità mista al panico, che Alice si era attaccata al suo capezzolo: la prima poppata l’ha fatta il papà. Lui l’ha portata in camera, lui me l’ha messa nel letto perché provassi ad allattarla.

Lui era ancora alla ricerca di quel file quando il culetto di Alice sembrò illuminarsi come quello di una lucciola a primavera, mentre le narici venivano aggredite dai miasmi radioattivi che ci sarebbero diventati così familiari. E così io sono sprofondata ancor di più nelle mie lenzuola ruvide, sospirando “Addio, del passato bei sogni ridenti, le rose del volto gia sono pallenti” (cit.).

E lui si è dovuto rimboccare le maniche (letteralmente, bleah) e affrontare, da solo, lo scoglio più grande, la grande incognita delle neo-mamme: il Primo Pannolino: quando un esserino di 3 chili sembra pesarne 87, quando hai paura che si infranga al primo contatto, che si dissolva nell’aria con un puf come un bioccolo di polvere, o come la tua busta paga sotto al soffione dell’ingresso di Zara ai saldi di gennaio. O che ti sgusci via come una saponetta. Così lui ha avuto l’ingrato compito di decalcificare le amate piccole terga dal diabolico meconio. E quando ha chiuso quel benedetto pacchettino su uno strato di crema di 12 cm che pareva dato con la cazzuola, sulla sua fronte madida di sudore è comparsa la scritta: “dowload effettuato con successo”. E subito sotto: “mum, you win!”

La storia dell’imprinting delle oche è vera: Alice è molto babbona, più che mammona. Lui è diventato un serial spannolinator, e un genitore eccezionale.

5.110 pannolini dopo entravo nuovamente in sala parto. Dal fondo del corridoio si sentiva già quella risata. Grassa, di pancia, sincera. E mentre io urlavo disperata “muoioooooooooo”, ho visto lui infilarsi furtivamente un pannolino in tasca.

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Commenti

  1. Il primo cambio di pannolino a mio figlio in ospedale l’ho fatto io…e sono riuscita a metterglielo alla rovescia, nonostante avessi già cambiato diverse volte mio nipote!! Ma ero talmente emozionata, e lui era talmente uno scricciolo che mi tremavano le mani e non ci capivo niente….
    Il papà ha fatto pratica quando eravamo già a casa, e devo dire che è sempre stato molto scrupoloso in fase di pannolinamento: magari poi gli metteva indumenti a caso, ma per il pannolino potevo stare tranquilla!
    Trovo giustissimo che i papà aiutino in qualunque modo le mamme, sempre se se la sentono, però; il mio papà per esempio non ha mai cambiato né le sue figlie, né i suoi nipoti…. l’ingegnere reputava il pannolino un accorgimento assolutamente ingestibile!!!
    In compenso ora che tutti i nipoti sono spannolinati, aiuta con precisione nelle fasi di uso-water.
    Va bene anche così. Chi riconosce i proprio limiti può essere d’aiuto in altre circostanze!! 😉

    • Mio padre invece è letteralmente impazzito alla nascita della mia secondogenita. Fra loro c’è un feeling particolare, non c’è che dire. Quando la porto dai nonni vuole fare tutto lui, compreso il cambio dei pannolini. E devo dire che è diventato veramente bravissimo, nonostante non avesse mai né lavato né cambiato un bambino. Cosa non si fa per amore…

  2. Io ti adoro. E basta. Stavo cadendo dalla sedia.
    Il serial spannolinator mi ha stesa!!
    Qui i pannolini sono (erano!! Evvai!) materiale mammoloso…ma anche il papo è capace…dev’essere un poco timido… 🙂

    • La timidezza da pannolino mi sa che è sindrome diffusa… A casa mia per fortuna c’è l’immunità. Questione di sopravvivenza direi…

  3. Beh che dire? Bellissimo post! Troppo ridere….mi fa quasi venire voglia di andare di là a cambiare il pannolino a mia figlia anche se non è ancora il momento 😀

  4. nonostante qualche refrattarietà dovuta alla pigrizia, il papà del mio pupo si è sempre dato da fare coi pannolini, A CASA. perchè appena eravamo in luogo pubblico, ecco che cominciava a sudare, tremare e finiva col supplicarmi: fallo tu, io non sono capace!
    Confesso che a volte ho rifiutato di farlo solo per sadismo 🙂

  5. Hanno bisogno di sentirsi dire che sono bravissimi, così prendono fiducia in loro stessi. Fuori in effetti la cosa mette a disagio chiunque, considerato poi che è più facile trovare una mosca bianca a pois fuxia che un fasciatoio in un luogo pubblico…
    La mia grande (quella di cui parlo in questo post) ormai è spannolinata (ha 3 anni), ed è talmente abituata a questo rapporto col babbo che tuttora se siamo al ristorante e le scappa la popò, vuole essere accompagnata dal babbo… 😉

    • Io questa cosa che in Italia non ci sono i fasciatoi nei bagni, non la digerisco…

      • Concordo, è una vergogna, un segnale di quanto incivili si può essere. Basterebbe così poco mettere per mettere le famiglie a proprio agio, e indurle a tornare nello stesso ristorante/locale!
        Mi torna in mente il post di Siro sulle vacanze in Alto Adige…un vero paradiso per famiglie.
        e.

      • Io ero andata anche a sentire da un assessore della mia città, volevo fare un censimento delle strutture attrezzate per le famiglie. Lei era disposta persino a dare degli incentivi per la ristrutturazione di chi si voleva adeguare. Poi purtroppo non se n’è fatto nulla, perché non allora non avevo partita iva e non potevo fare la consulente in nessun modo…
        Ho provato altre strade e altri partner, ma non sono stata ascoltata…

        • Io ho uno splendido esempio “in-house”, dove lavoro c’è un bagno attrezzato con fasciatoio, aperto al pubblico, e una saletta allestita apposta per far giocare i bambini, munita anche di scaldabiberon e seggiolone.
          Mi par impossibile che i liberi professionisti non vedano in analoghe operazioni di civiltà la possibilità di un ritorno economico, sono o non sono degli imprenditori?!?!?

  6. il primo cambio lo ha fatto L mentre io cercavo di riprendermi dal cesareo, sogghignavo da sotto al baffo! Per scontro io poi ho aiutato le colleghe di camera …la frase mitica era “tu che lo fai di mestiere” ! Io lo ammetto mi sentivo molto sgagiata in merito!!!! 😀

    • “Tu che lo fai di mestiere” è una variante del mio “già che sei in piedi”, frase da me abusata tutte le volte che c’è da alzarsi di notte e/o da tavola per rispondere a una qualsivoglia necessità impellente e improcrastinabile della famiglia…
      In camera con me c’era una ragazza al quarto figlio, io c’avevo i complessi di inferiorità (per lo meno numerica).

Parla alla tua mente

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