Trasformare un look da Giorno in look da Sera

Casual business woman with arms crossed

Non tutti i look da lavoro sono uguali: alcuni sono più “da lavoro” di altri. Alcune mansioni infatti impongono un dress code estremamente sobrio e informale, poco femminile e con tasso di frou frou pari a zero.

Anni fa, in un’altra vita professionale, ero educatrice in una casa famiglia dove si faceva, appunto, molta vita di famiglia: si sbrigavano le faccende domestiche, si cucinava, si giocava a pallone in giardino e si usciva per le commissioni. Era richiesto un abbigliamento comodo e poco appariscente e io spaziavo tra jeans e tuta, pantofole e scarpe da ginnastica.

Da quell’esperienza ho imparato due cose molto Trashic: a vestirmi decorosamente anche per passare una mattinata tra scopa e straccio da spolvero e a trasformare con pochi gesti il look da lavoro per adattarlo agli impegni serali a cui di solito mi precipitavo senza aver avuto il tempo di passare da casa. In queste occasioni però volevo anche essere un po’ più femminile e curata di com’ero al lavoro. Tutto sommato ci sono sempre riuscita, grazie a qualche trucco…

Un guardaroba strategico

Se ci troviamo nella condizione “devo vestire da maschio, ma all’occorrenza mi vorrei trasformare”, ok ai classici: jeans, t-shirt, marinière o camicia possono traghettarci in modo decoroso dal lavoro a una cena fuori.

La polo, col suo mix di rigore e disinvoltura, è particolarmente adatta a chi si divide tra visite in cantiere e riunioni in ufficio (una mia amica ingegnere che vive quotidianamente questa situazione assicura che la polo è anche il capo più facile da tenere in borsa come cambio: piegata dentro un sacchetto di plastica con la zip, si sgualcisce pochissimo).

E sopra? Il mio passepartout è un cardigan: è femminile senza dare nell’occhio e vira all’habillé se fermato da una cintura o una spilla. Le scarpe possono meritare un investimento: se prevediamo di indossare lo stesso paio dalla mattina alla sera scegliamole di buona qualità e confortevoli, in un materiale che soddisfi anche le nostre esigenze estetiche. Dove trasparenze, bling bling e scollature sono banditi, restano i colori e le fantasie.

Per un look “convertibile”, però, meglio restare sul sobrio (tinte unite abbinate con gusto, righe, pois e altre fantasie con moderazione) e puntare sugli accessori per la sera.

La filosofia del bagaglio a mano

A meno che al lavoro non abbiamo a disposizione uno spogliatoio o un armadietto in cui depositare le nostre cose, è improbabile che possiamo andare in giro con un trolley pieno di vestiti di ricambio. Meglio scegliere sin dal mattino un look essenziale e adattarlo alla sera l’aggiunta o la sostituzione di pochi elementi che porteremo con noi in una borsa di dimensioni (abbastanza) normali.

Per darsi un tono basta un dettaglio. Una sciarpa, un bijou o un foulard possono elevare un outfit basic a mise da sera fantasiosa, occupando nel bagaglio a mano meno posto di un paio di scarpe. Anche se sostituire la scarpa bassa con un tacco resta uno dei modi più antichi e sicuri per trasformare con un gesto anche il più neutro paio di jeans. Quanto alla borsa, possiamo sceglierla in modo che ci accompagni durante tutta la giornata oppure tenere nel bagaglio a mano una pochette o una tracollina da sfoggiare come seconda opzione.

Non di soli vestiti vive la donna!

A volte il lavoro lascia segni sul viso e sul corpo più che sul look: in questi casi, più che un cambio d’abito serve una rinfrescata.
Nel bagaglio a mano mettiamo anche un piccolo beauty case di emergenza: il mio contiene, da sempre, spazzolino e dentifricio in kit da viaggio, a cui nel tempo si sono aggiunti un gel all’aloe multiuso (è idratante e fissa i capelli senza ungere), un lucidalabbra per dare colore a bocca e guance e un ombretto beige che uso anche come illuminante. Quando portavo i capelli lunghi avevo con me anche spazzola e fermagli a volontà.

Un paio di tattiche

Al lavoro teniamo il nostro bagaglio a mano al riparo da polvere e odori. Penso soprattutto agli odori di cucina, perché quando lavoravo alla casa famiglia stavo spesso ai fornelli e ne uscivo emanando aroma di sugo o cavolo bollito. La cosa in sé non è particolarmente disdicevole (c’è chi consiglia di infischiarsene proprio), però in alcune situazioni gli odori di cibo possono risultare pesanti. All’epoca mi capitò di dovermi presentare a un colloquio importante dopo aver preparato patate fritte per sette persone: per non impregnarmi di fritto, mentre cucinavo avevo avvolto i capelli in un asciugamani. E in quell’occasione il mio bagaglio a mano era una borsa capiente con abiti puliti per rivestirmi da capo a piedi.

Impariamo a trasformarci ovunque: cambiarsi i pantaloni in piedi in un bagno pubblico, sfilandosi una scarpa per volta e facendo attenzione a non strusciare gli indumenti sul pavimento sporco, è più avventuroso delle metamorfosi di Clark Kent nelle cabine telefoniche ed è anche un discreto esercizio ginnico e di concentrazione.

Ma soprattutto, rilassiamoci! Se un invito dell’ultimo minuto ci sorprende in tuta e scarponi e non abbiamo tempo o modo di cambiarci, non fa nulla: il lavoro è parte della nostra vita e non è una vergogna portarne i segni. Anzi, l’abbigliamento “di servizio” spesso ha un sacco di storie da raccontare e può fornire interessanti spunti di conversazione 😉

Commenti

  1. Ecco, amore a prima lettura! Sono proprio educatrice in una comunità residenziale e hai centrato perfettamente la questione, dagli odori, alla femminilità bandita!!
    La gran parte dei consigli, sono già miei (la trousse da borsetta, mia adorata!!) l’unica cosa che non riesco a rimediare è l’odore ai capelli…che ricci e indomabili mal si prestano a uno shampoo secco in velocità!! Grazie del post interessantissimo!

    • Sai che l’idea di questo post mi è venuta proprio dopo aver letto il tuo commento? Come puoi immaginare, ti capisco perfettamente 😀
      Per quanto riguarda i capelli, secondo me la cosa migliore è tenerli raccolti o coperti mentre si cucina (hai presente le cuffiette da pasticcera? ecco). Però conosco ragazze anche molto più chic di me che non si fanno problemi a mettersi ai fornelli vestite di tutto punto e poi a uscire… Quindi la seconda soluzione agli odori di cucina è: fregarsene.

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