Freelance: come essere produttivi

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Uno dei rischi in agguato quando si lavora da freelance è il calo di produttività. Se non avere un cartellino da timbrare ha tanti vantaggi, di sicuro persone poco inclini al rigore come me possono ritrovarsi a perdere tanto tempo prezioso e a non riuscire a concretizzare i progetti.

Mi è successo. Quando ho avuto periodi particolarmente stressanti sul piano famigliare, con i bambini sempre malati e situazioni in casa da gestire oltre la normale amministrazione mi sono lasciata andare.
Nelle tre ore che riuscivo a ritagliarmi dietro una porta chiusa a chiave finivo per perdermi in discussioni sterili su Facebook e fissare la pagina vuota di ‘modifica articolo’ di WordPress.

Così quando si sono aperte settimane in cui potevo tirare il fiato perché magari mia madre aveva preso un volo Ryanair ed era venuta a darmi un supporto coi bambini, ho fatto peggio: iniziavo a lavorare tardi indugiando a colazione con lei, uscivo per andare in biblioteca e tornavo tre ore dopo senza libri e con qualche sacchetto di Zara, fissavo estetista e parrucchiere durante il mio ipotetico orario di lavoro, tanto in teoria avrei potuto recuperare anche più tardi, nel pomeriggio, quando lei avrebbe tenuto i bambini al mio posto, e così via.

Capite bene che si trattava di prese in giro con me stessa.

Lavorare da casa, essere freelance significa educarsi al rigore.

Per essere produttivi bisogna lavorare. E bisogna stimare il nostro lavoro. Stimare non soltanto nell’accezione di ritenerlo figo, ma anche di saperlo quantificare, conoscerne il valore, il peso, la durata il costo d’impegno, energia e investimento.

La mia strategia per essere produttiva sul lavoro

Stabilire un orario di lavoro verosimile. Sia che si pensi di avere giorno e notte a disposizione, sia che si abbiano tre ore al giorno è bene darsi un orario di lavoro verosimile, ossia sostenibile. Dalle 9 alle 16? Dalle 14 alle 18? A giorni alterni? Mettetelo per iscritto, usate un agenda ed evidenziate le effettive ore di lavoro. Io lo faccio e oltre a darmi immediatamente l’immagine della fetta della giornata dedicata al lavoro, mi dà modo di riempirla in maniera concreta.

Organizzare il lavoro in anticipo. Io lo faccio la sera, quando dopo aver messo a nanna i pupi apro la mia agenda elettronica e dò un’occhiata alla giornata che mi aspetta. Incastro gli impegni, seleziono le ore a disposizione abbinandole alle varie incombenze, stabilisco le priorità e assegno un tempo verosimile a ogni lavoro. Insomma creo una to do list. Non impiego molto e non la ritengo una faccenda particolarmente impegnativa, ma è fondamentale per permettermi di partire la mattina dopo immediatamente focalizzata su ciò che devo fare per ritenere la mia giornata lavorativa produttiva.

Eliminare le distrazioni. Questa è personalmente la parte più difficile perché entra in gioco il mio carattere poco incline al rigore, come detto sopra. Quindi devo necessariamente raggirarmi: evito di tenere tutte le finestre dei social aperte. Se ho da portare avanti un lavoro particolarmente lungo e impegnativo non sbircio neppure a inizio giornata. Occhio non vede, cuore non duole. Altrimenti scagliono il lavoro in piccole trance e tra una e l’altra mi dò un quarto d’ora, dieci minuti per prendere un caffè e fare due chiacchiere da bar.

Per concludere, non sono una sostenitrice dell’efficientismo: lavorare da casa è una dimensione a me congeniale anche perché mi permettere di decidere con buon senso e onestà intellettuale quando essere più produttiva e quando invece rinunciare a qualche lavoro pur di rallentare e avvicinarmi a ritmi più sostenibili per me e la mia famiglia, però credo che perdere tempo in attività che a fine giornata non lasciano nulla o peggio regalano solo un senso di frustrazione e insoddisfazione, non faccia bene.

Voi come ve la cavate? Avete delle strategie per essere produttivi o affrontate il lavoro alla giornata?

Commenti

  1. La “to do list” è uno strumento che uso anch’io, lo trovo valido e “rasserenante”! In merito a quanto scrivi ho letto un libro che riprende il contenuto del tuo articolo: “Efficacia Personale” di Piermaria de Nicola, mi ha aiutato moltissimo.

  2. Io mi sono data un orario di lavoro, che rispetto cascasse il mondo. E in quell’orario di lavoro mi sono ritagliata un paio di spazi di 15 minuti in cui leggere i blog che mi piacciono o dare un’occhiata ai social. Adesso è uno di quelli spazi 🙂
    Nel mio orario di lavoro, non mi lascio distrarre da niente. Quando qualcuno di famiglia mi “disturba” o cerca di distogliermi, rispondo “Non posso: sono in ufficio”. Mi prendono anche un po’ in giro per questa mia frase, ma almeno mi lasciano lavorare. In orario di lavoro non metto la lavatrice, non cucino, non vado a comprare il pane, non prendo appuntamenti dal parrucchiere, non chiacchiero al telefono con le amiche… Quest’anno, però, devo ammettere che ho fatto molta fatica, perché adesso, con due bambini, è molto più complicato di quanto già non fosse con una sola figlia. Quest’estate, quindi, sto progettando di regalarmi un periodo di ferie molto più lungo del normale, per rifiatare e per riflettere su come organizzare al meglio il prossimo anno di lavoro. Sento di dover dare un nuovo assetto…

    • anche per me la variabile figli è stata dura da gestire.
      quest’anno ho avuto emergenze continue e sinceramente ho dovuto intervenire quotidianamente sull’orario di lavoro.
      del resto ho scelto la libera professione per poter stare con loro quando è necessario, non avendo nonni a disposizione, il problema è che quest’anno si è trattato quasi della regole, più che dell’eccezione.
      anche io conto di rifiatare durante le ferie e capire come riprendere a settembre.
      se dovessi avere un’illuminazione fai un fischio 🙂

      • Il mio problema è quando i bambini si ammalano, soprattutto quando si ammala il piccolo. Diventa faticosissimo rispettare l’orario di lavoro e mi sento anche molto in colpa a lavorare mentre lui sta poco bene. La gestione di tutte queste emergenze “malattia” quest’anno è stata logorante e – onestamente – sono un po’ provata, anche perché esco da una settimana flagellata dalla sesta malattia e ancora non mi sono rimessa in pari. In più è estate, la scuola è chiusa, e so che puoi capirne le conseguenze 🙂 Anche per me la libera professione è stata una scelta, fatta, tra l’altro, quando ancora la stavo progettando, la mia famiglia. Se fossimo più vicine ti inviterei a prendere un caffè, per ragionare e mettere insieme le idee che, certe volte, quattro chiacchiere tra mamme illuminano d’immenso.

        • ma chi l’ha scritto questo commento tu o io? ah tu! io sono stata flagellata dalla varicella questa settimana, non la sesta malattia, dicevo io.
          sì, bisogna pedalare in salita, confido negli anticorpi che magari l’anno prossimo saranno più forti.
          un abbraccio di comprensione TOTALE

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