Conciliare famiglia e lavoro: strategie per le donne freelance

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Conciliare famiglia e lavoro per una mamma è un’impresa al limite della sopravvivenza. Vi anticipo che non ho ricette facili, né infallibili, ma solo il mio percorso quotidiano per riuscire a dare una botta al timpano e una alla campana.

Scegliere la flessibilità. Un’arma a doppio taglio, che sembra darti libertà e ti incatena in altri gioghi. Ma comunque per me scegliere di diventare freelance è stato il primo passo per avvicinarmi a una dimensione di sostenibilità esistenziale che mi permettesse di lavorare e seguire i miei figli quanto desidero.

Imparare a pianificare

Per una che ha comprato le scarpe per il matrimonio il pomeriggio prima di sposarsi, capirete bene che la parola pianificazione non è semplice da abbracciare e digerire. L’organizzazione per me è un concetto che ha a che fare con la necessità di prendere delle decisioni con largo anticipo e conoscendomi so che mi troverei a cambiare idea venti volte nel frattempo, per cui generalmente mi lascio andare al last minute.

Eppure sul lavoro sono cambiata: ho un’agenda (incrociata dove appunto tutto ciò che riguarda lavoro e famiglia), un piano annuale e una cartella ben organizzata coi progetti in cantiere e quelli da rimandare. Ho persino quella della contabilità, fa paura lo so.

Imparare a quantificare

Altro concetto repellente: conti, numeri, fissità — orrore, orrore. Eppure anche qui di necessità si fa virtù. Ho iniziato a lavorare non sapendo nulla di quanto valesse davvero il mio lavoro, di quanto mi richiedesse in termini economici e personali (risorse pratiche, tempo), di quanto fossero i prezzi in circolazione per prestazioni simili. Mi affidavo al buon cuore e alla presunta onestà dei miei committenti.

Poi mi sono svegliata e ho capito che esiste un momento molto importante che va di pari passo alla progettazione, ossia la contrattazione del compenso. Non è una cosa brutta, tappiamoci il naso e parliamo di soldi. Facciamo una stima onesta delle ore che ci richiederà un lavoro, tutte le ore (anche quelle di ideazione e sguardo perso sul foglio bianco e quelle che impiegheremo nel recupero crediti), dei materiali eventuali che dovremo acquistare per la realizzazione del progetto o le risorse materiali che dovremo utilizzare e diamo a tutto ciò un valore pecuniario, con un occhio al mercato. E poi siamo pronte a dire qualche no.

Non dimentichiamo comunque che nel computo del dare e avere dobbiamo metterci anche altre questioni: quanto mi costa lavorare e far sbrigare a qualcun altro faccende di cui occuparmi mi renderebbe felice? Quali altre variabili emotive, d’investimento o formative posso considerare parte dell’introito?

Essere realisti

La giornata ha 24 ore, di cui 8 dovrebbero essere dedicate al sonno, per il resto non hanno ancora inventato un moltiplicatore. Bisogna essere realisti per non cadere in frustrazione o peggio in un esaurimento nervoso.

Stabiliamo quante siano le ore che verosimilmente possono essere dedicate al lavoro e quante vogliamo dedicarne alla famiglia. È inutile accettare lavori al di sopra delle nostre effettive possibilità: lavoreremo male, saremo costretti a togliere tempo alla famiglia e non saremo felici.

Acchiappiamo al volo invece una commissione se pensiamo di riuscire a farci sostituire in alcune attività famigliari per un dato periodo ben definito e circoscritto. In ogni caso non prendiamoci in giro: sappiamo bene che d’estate le scuole sono chiuse e in inverno i bambini si ammalano.

Rispettare l’orario di lavoro e soprattutto quello di svago

Avere un orario per sedersi alla scrivania semplifica la pianificazione degli impegni, ma soprattutto dà la giusta collocazione al lavoro, ossia in una parte della giornata.

Stessa cosa ampliando il discorso sull’anno intero, concedendosi quindi delle ferie, a conclusione dell’anno ‘lavorativo’. Il rischio di portarsi il lavoro a casa c’è sempre sia da dipendente che da freelance: no, non possiamo permettercelo, dobbiamo imporci di staccare.

Uscire da casa, al più presto

Il lavoro da dipendente presso un’azienda, un ufficio o un negozio ha senza dubbio il vantaggio di permettere una cesura fisica con l’ambiente domestico. Se lavorate in proprio come me, cercate in tutti i modi di replicarne il setting: trovate una scrivania fuori casa, uno studio, un bar con wifi di fiducia che vi riservi tacitamente un angolino ogni giorno, insomma datevi la spinta a lavarvi, pettinarvi, vestirvi come si deve e uscire dalla porta per iniziare la vostra giornata produttiva.

Queste sono le mie strategie per tentare di conciliare famiglia e lavoro e non diventare pazza.

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Commenti

  1. Ciao Caia, anch’io sono una da shopping ladri minute, anzi nonostante adori la pianificazione, certe faccende sbrigate all’ultimo mi riescono meglio, vado dritta all’obbiettivo…sarà quella adrenalina da “oddio adesso come me la sbrigo”.

    • a dirla tutta io temo che sia un mio meccanismo di difesa. a volte ho paura di darmi tempo perché significherebbe anche dover ambire alla perfezione, invece se mi metto tutta una serie di ostacoli da sola sono più propensa ad assolvermi per un eventuale fallimento o a perdonarmi per le mancanze. follia pura.

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