Less is less. I go for more.

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Less is more: lo abbiamo detto molte volte, soprattutto per come vestirsi bene, ma forse è Caia che ha sempre portato avanti questa filosofia. Io, che sono POP, ho sempre la tendenza ad esagerare.
E penso: va bene il minimalismo, ma se andasse bene anche l’eccesso?

Minimalismo e decluttering sono concetti moderni che puntano a un ritorno all’essenzialità. Avere meno, consumare meno, scegliere meglio, puntare alla sobrietà, studiare con cura gli acquisti, arredare in modo zen, essere zen. E io fino all’anno scorso ho fatto mia questa filosofia: ho puntato la mia esistenza a un consumo più consapevole, a rapporti umani migliori, a una certa sobrietà, ad inventarmi uno stile un po’ più ragionato. A fare meno follie.

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Ma oggi non so se Less is more mi basta più. Il minimalismo mi è molto utile nell’organizzazione del lavoro, o nella mia organizzazione mentale, o per tutto quello che riguarda il consumo consapevole, ma nella mia vita io voglio più glitter. Vorrei essere più Moira Orfei e meno Gwyneth Paltrow.

Un giorno, parlando di dress code in ufficio, qualcuno mi contestava il look un po’ disinvolto (le havaianas in estate), ma io ho ribattuto:

L’ufficio è mio, e il dress code lo scrivo con il glitter sui muri.

Sono stufa di essere seria. Vorrei osare di più, pur rimanendo nei canoni della buoncostume. Certo il paesello dove sono venuta a vivere non aiuta: qui il massimo della trasgressione è indossare gli stivaletti d’estate. Non c’è nulla di colorato, non c’è un accessorio fuori dall’ordinario, non c’è una scarpa che non sia omologata, una donna che non segua lo stesso stile creato con lo stampino. Tra l’altro uno stile che a me non piace affatto: donne super attillate, con i leggings e le maglie corte (i leggings non sono pantaloni!), il trucco pesante (qui in Piemonte usano mettere la matita per labbra molto scura senza rossetto, e farsi le sopracciglia sottilissime: per me un incubo, letteralmente), un look sempre troppo tamarro e curato, che non varia mai in base alle occasioni: stanno tutte col LBD e il tacco 12 sia che facciano la spesa all’Auchan, sia che assistano a una proiezione serale del cinema all’aperto.

Io esco di casa con le mie borse strane, metto le hawaianas color argento, collanone plasticose coloratissime, il rossetto arancione, gli orecchini fluorescenti. Ma mi sento sola: intorno a me manca il contesto dell’eccesso. C’è molta omologazione, ed è anche un’omologazione compiaciuta, in cui nessuno si interroga su un proprio stile personale, ma anzi prova piacere a sfoggiare il look perfetto all’interno di uno stesso range.

A me non basta.
Io voglio esprimere me stessa anche nel mio look, essere eccessiva fuori come sono eccessiva dentro, esplodere e sbrilluccicare, fare i fuochi d’artificio, e sentirmi profondamente me stessa anche in quello che indosso. Io voglio esprimere la mia personalità anche attraverso i miei outfit, anche se vivo in un paesino in cui questa peculiarità verrebbe scambiata appunto per eccesso, e non per manifestazione personale di carisma. Perché sì, io il carisma ce l’ho, e non intendo nasconderlo dentro un paio di stivaletti infradito scamosciati, il 15 di Agosto.

Mi colpisce, dell’Italia, questa catalogazione forzata; ci sono solo due schemi: uno schema prefissato, e tutto il resto che è un non-schema. Quindi davvero o sei Moira Orfei o sei Gwyneth Paltrow, e mai, che ne so, una dignitosissima Nigella.

Ho bisogno di shopping. Mi sono lasciata affascinare dalla serenità dell’omologazione, e ho riempito l’armadio di colori neutri (che vanno benissimo e mi donano), ma ho dimenticato di inserire nei miei look anche quel tocco di follia che mi ha sempre contraddistinta, e che mi fa sentire molto me stessa.

Less is less. I go for more.

E io voglio tutto. Nel look, nella vita, in amore, sul lavoro. 
Mi sono già accontentata abbastanza: ho quasi 40 anni. Voglio tutto, lo voglio abbondante, e lo voglio adesso.

Commenti

  1. Che dirti Barbara? A parte il fatto che l’uso tamarro di sopracciglia sottili e matita labbra scura dovrebbe essere bandito dalla costituzione…vedo anche io un sacco, troppa omologazione. Mi spiego…io non sono certamente quella che ama gli eccessi, nulla di personale su alcune persone li trovo bellissimi. Su di me stonano. Percio’ mi sento bene con mise “tranquille”. Per ora non riesco a concedermi quel solo dettaglio di eccentricita’, ma sto tentando con le collane. Non sono ancora a mio agio, tutto qui. Ma l’altro giorno ho incrociato un gruppo di 6-7 ragazzine e giuro, tutte vestite uguali. Pantaloncini cortissimi con le tasche fuori, micro top, scarpe da ginnastica e/o stivaletto. Certo quell’eta’ non e’ famosa per gli outing di personalita’….ci sono gia’ troppe cose con cui fare i conti: diventare donna, ribellione, amori, etc. Pero’ se giri la testa vedi che lo stuolo di donne mature non e’ poi cosi diverso: mancano gli short inguinali, ma per il resto lo stile e’ flat, come le mie ballerine. E allora?
    Io rimango dell’idea che ci si debba vestire come fa stare meglio con se stessi: e’ inutile che mi caccio i piedi in un tacco 12 quando lo metto due volte l’anno. Non ce la faccio, mi sento una papera con lo stiletto. Quello che mi sembra mancare, piuttosto, e’ l’insegnamento del buongusto da cui poi in eta’ piu’ avanzata parte e si forma lo stile personale: mia mamma mi dava degli input di stile gia’ da bambina, insegnandomi che per essere belle non contava il vestitino, ma andava bene anche una maglietta bianca, purche’ pulita e non rovinata. A me sembra che questo manchi, stuoli di ragazzine con mise fuori luogo e giuro, non sono bigotta.

    Ma la vera domanda e’: dove cappero sei riuscita a trovarle le Havajanas glitterate???

    • Sono d’accordo con te!! Secondo me insegnare stile e buon gusto dovrebbe essere parte dell’educazione infantile. Invece vedo da una parte bambini e bambine fashion (ridicolmente fashion), attillati, scosciati e panterati; e dalla’latra parte bambini tutti sdruciti perché ‘i bambini devono vestire comodo’. Una via di mezzo no? Proprio ieri ne parlavo (litigavo) su FB: a Torino nelle scuole vogliono togliere i grembiulini e io ne sono felicissima. Combattevo contro quelle che ‘il grembiulino rende tutti uguali e le famiglie che non hanno soldi non si sentono a disagio’.
      Due motivazioni che io contesto fortemente:
      – il grembiulino rende tutti uguali: io lo trovo orrendo. Tutti noi siamo diversi, perché dobbiamo omologarci? Perché invece non educare i bambini ad essere ordinati e vestiti nel modo giusto in base alle occasioni d’uso?
      – le famiglie che non hanno soldi non si sentono a disagio: i vestiti da bambini oggi, in puro cotone 100% , costano un’inezia: con 8eur io compro delle t.shirt graziosissime da Kiabi. Davvero è una questione di soldi?

      • Io ho portato il grembiule pure alle scuole medie, ma a pensarci adesso posso dire che eravamo molto meno omologati dei ragazzini di adesso: proprio a causa del grembiule, specialmente noi femminucce volevamo distinguerci e quindi non ci facevamo tutte bionde liscissime e non indossavamo tutte le stesse scarpe, anzi…secondo me è stato proprio il grembiule che ci ha fatto venire voglia di mettere in risalto il particolare che ci rendeva uniche, cosa che ci è rimasta tuttora! E poi secondo me il grembiule è comodissimo per salvaguardare i vestiti da macchie e patacche!

      • Secondo me e’ proprio una questione del non volere stabilire dei limiti. Quindi si ai sandali con i tacchetti anche per le bambine di 5 anni (una fatica a trovarli “normali” per la mia bambina), a maschietti con pixie cut improbabili da una parte e rasature a forma di fulmine dall’altro. Ma davvero non possiamo farli essere bambini e basta?
        Per i grembiulini io invece sono a favore, ma non per la questione dell’uniformita’, ma perche’ mi piacciono, punto e basta. Io li trovo belli, anche se devo ammettere di essermi ammattita per trovarli di cotone e non ci sono riuscita e che quando arrivi il caldo vanno abbandonati. Ma tutto qua. Io compro da Ovs perche ce l’ho sotto casa e perche’ hanno cose da bambini e non da piccoli tronisti o fashion victim. Con il grembiule la questione dell’abito a la page non si risolve per niente, se davvero se ne vuol fare un problema: in classe da mia figlia si tirano su il grembiule per vedere la maglietta che indossano e c’e’ la bambina fashion di turno che sentenzia se va bene oppure no. Nella mia classe e’ lo stesso anche se succede che se se ne accorge la maestra je parte la furia iconoclasta. 😉 Eppure non smettero’ mai di pensare, come una vecchietta di altre epoche, che e’ cosi bello avere il “vestito bello” da mettere in particolari occasioni, quelli comodosi e caldosi da casa, quelli da lavoro e quelli per andare al mare. E se si educa al buon gusto queste distinzioni cessano di essere rigide e diventano un semplice modus vivendi.

  2. Ops…ho letto male…e io gia’ che ci speravo alle infradito glitter…

    Ho dimenticato la menzione per l’ultima frase e vorrei farla anche un po’ mia: ho quasi 40 anni, mi sono gia accontentata abbastanza, voglio tutto, lo voglio abbondante e lo voglio adesso.

    Che sia vero che una donna inizia a vivere a 40 anni??!

  3. senza cadere nel ridicolo, ovviamente, ma ti do ragione.
    meglio gli accessori colorati o i leggins (!) leopardati e il look (omologato e di paese, absit iniuria verbis) da sacerdotessa dell’amore mercenario delle mammine MIFL wannabe?
    io lavoro in un ufficio serio, formale, con cartellino e clienti che portano la divisa (sul serio, sono militari…)…nel MIO ufficio non mi piacciono quelle che vengono a lavorare come se andassero alla spiaggia.
    ma nemmeno quelle che sembra vadano in discoteca per mettersi ai saldi di fine stagione…
    ogni ambiente ha il suo dress code, chiaro (“L’ufficio è mio, e il dress code lo scrivo con il glitter sui muri” è meraviglioso 😀 ti amo anche per questo!!!)
    se vai a vedere come mi vesto per l’ufficio (prima lo mettevo su instagram ogni giorno e anche sul blog, ora meno) vedrai che spesso ho il tailleur (che a volte è una salvezza quando nell’armadio pieno non c’è niente da mettere…. 😉 ), ma altrettanto spesso lo personalizzo, vuoi con le scarpe, vuoi con la borsa, vuoi con un accessorio.
    lo rendo “mio” insomma.
    il mio stile è più gwyneth paltrow (ma magari!!!!!) che moira orfei, lo stile “carla g” come mi disse una (malvagia) commessa del negozio carla g mentre mi faceva provare l’universo mondo, universo mondo che poi finii per comprare…
    ma ci deve essere qualcosa di più “nostro”….
    poi io sono schizofrenica, perchè è “mio” anche lo stile dell’amica Tiziana de “la bottega gentile”, che ha uno stile particolarissimo, molto molto particolare….
    insomma, less is more può pure andare bene come concetto generale, ma io preferisco un’altra filosofia di vita…
    God is in details

    🙂

    p.s. credo che le havaianas glitterate esistano, ma costano uno sproposito!!!!
    😀

  4. questo post e le relative risposte mi sono proprio piaciuti!!! io sto cercando in tanti settore di praticare il “less is more”, ma come dice giustamente Giulia, “God is in details”! odio l’omologazione, cerco di capirla (leggi=tollero a fatica evitando di guardare) negli adolescenti perchè è un passaggio…ma nelle persone adulte la trovo orripilante! w lo stile personale, anche se rischi di essere una mosca bianca in un mare….beh non metto il colore, dài!!! 😉

    e poi Barbara, le tue borse sono spettacolari! e le hawaianas si possono glitterare a piacere!

  5. Non prendiamo neanche in considerazione un eventuale confronto con leggings usati come pantaloni e matita scura senza (senza???) rossetto. Io credo che, quando non si sconfina nell’indecenza (e i leggings usati come pantaloni sconfinano eccome, porcaccialamiseria) ognuno deve fare quello che gli pare, quello che si sente, essere chi è. Punto e basta.

    Poi ci sono i contesti. E allora la bellissima teoria deve fare i conti con la realtà. Io per anni ho avuto un capo che ogni mattina O.G.N.I. M.A.T.T.I.N.A. commentava qualcosa del mio aspetto rendendolo ridicolo e mi faceva sentire inadeguata, quando invece avevamo soltanto gusti differenti. Il mio mille volte meglio del suo, fra parentesi ;D
    E’ finita che ho imparato a mimetizzarmi con i muri. A ridurre i colori, i dettagli… tutto ciò che mi rendeva “me”. Vestirmi la mattina era diventato soltanto un modo per non avere freddo. Una tristezza…

    Per fortuna ora ho a che fare di meno con quella persona e ho di nuovo preso ad acquistare e usare cose che mi piacciono. Se poi ogni tanto fa qualche commento… pazienza. Io sono io, non lui (e per fortuna). Quindi via di nuovo ai colori, agli accessori, alla femminilità (con garbo, siamo pur sempre in un ufficio)… alzarmi la mattina e pensare a cosa mettermi è tornato ad essere un piacere, un divertimento e un’affermazione della mia personalità, proprio come deve essere!

    • Vuoi che gli tiriamo una pizza in faccia a questo qui?
      Tu no, che rischi il posto.
      Noi al massimo una denuncia.
      😉

    • Grande!!! Io trovo davvero orripilante sentire i commenti delle persone per strada: pure io qui oggi, anche un po’ enfatizzando il look della periferia, commento le cose che non mi piacciono, ma mai, ma, MAI nella vita mi permetterei di fare commenti ad alta voce su qualcuno che non mi piace: guarda quello! hai visto com’è vestita quella? ecc…
      Lo trovo non solo brutto, ma MISERO, misero di una miseria umana miserrissima. Sarà che, essendo grassa, mi capita spesso di sentirmi deridere, ed è una cosa che ferisce in un modo totale.

      • Barbara se la gente ti vuole criticare lo fa ovunque e comunque.
        Io rasento l’immagine della stampella e vuoi sentire i commenti che mi arrivano? “Ma non mangi abbastanza’ eh, di la verita’” ma il mio preferito e’ “hai qualche brutta malattia?”

        Vado avanti?

        🙂

        Che devo fa’? Rido.

        • rispondi che si, hai una brutta malattia…
          poi ti avvicini, li tocchi, e gli sussurri….”contagiosissima!”

          • In effetti questa non l’ho provata…sadica!!!
            Sai cosa mi ferisce? Che nei loro occhi sembra quasi esserci il desiderio.
            Ma mi chiedo: se davvero l’avessi quanto schifosamente meschino sarebbe chiederlo?

            E ora rido e rispondo solo “non e’ merito mio, e’ il mio metabolismo”. Perche anche spiegare che sei cosi ANCHE per 5 anni di andirivieni in ospedale con i tuoi figli e tutte le preoccupazioni, non ti viene di farlo quando davanti hai qualcuno che ha trovato il coraggio di farti una domanda simile. E poi non mi devo giustificare. Io non sono il mio peso, come nessuno lo e’. E bisognerebbe proprio smetterla di classificare.

            E ora vorrei indossare le mie havajanas glitter, io che non ho proprio nulla di brilluccicoso e fare la principessa moderna.

            😉

  6. “nella mia vita io voglio più glitter. Vorrei essere più Moira Orfei e meno Gwyneth Paltrow”
    ecco potrei averlo scritto io…Io per quel che riguarda moda e vestiti sono della scuola “il minimalismo è il mio nemico”…pure per quel che riguarda la casa in realtà, ho provato e riprovato a tenere una casa minimalista e zen ma niente, sia io che il mio compagno siamo incapaci di fissare pareti bianche e mobilio “asciutto”, mio figlio poi lo zen non sa dove stia di casa!
    E comuque orrore la matita labbra senza rossetto e le sopracciglia sottili aaaaaaaaaaaaaaaaa!

    • Io in casa e in ufficio ho fatto tutto bianco (per lo meno dove non ho dovuto riciclare mobili) e poi tutto, tutto, tutto in DISORDINE. A me la roba forse cresce da sola, io non lo so. E’ tutto pieno.

  7. ma in che paesino del piemonte vivi? O.o
    io a Torino la matita scura sul contorno labbra e le sopracciglia alla tatangelo le vedo solo più nella periferia più tamarra.. e su alcune commesse di sephora!

  8. 🙂 bellissimo post, è un vero inno alla gioia.
    Credo che personalmente resterò fedele al partito minimal, ma ieri non potevo che ammirare un’amica con una tunichetta fuxia acceso: chi si sente a suo agio con i colori ha tutto il diritto di usarli!

    ps. cos’è questa brutta storia delle labbra contornate di scuro e senza rossetto?
    pps. cos’è questa brutta storia delle labbra contornate di scuro?

    • Ma solo qui ci sono? ma perché?! Mi mettono apposta le controfigure con le sopracciglia fini e le labbra contornate, solo perché sanno che ci soffro? E’ una puntata di The Truman Show?

      • ah ah ah meraviglioso!!!! tutte noi sappiamo e tu no!!!!!
        beh, qui invece ultimamente va molto “il leopardato H24” e il tacco 12 comunque….che sembra debba essere un obbligo….vedi certe camminate che ti immagini le vesciche (quelle che neanche i Compeed riescono ad arginare) e ti verrebbe da ciabattargli davanti con le tue birkenstock e i ditini al vento!!! (smaltati, eh! 😉 )

      • si usavano negli anni 80…
        o che non è arrivata la tv e i nuovi costumi???
        😮

  9. A Roma non mi è capitato ancora di vederle, anche se ammetto di vivere in un quartiere di vecchietti.
    Farò attenzione e in caso incetta di rossetti rosei…quando cominciano queste mode dei colori scurissimi per io trucco tendono a sparire quelli chiari (che amo) 🙁

  10. Il mio stile è talmente “less” da rasentare il monastico eppure non potrei essere più d’accordo con te: al diavolo l’omologazione, evviva la personalità. Proprio oggi tornando a casa per la via del passeggio cittadino notavo come il 90% delle fanciulle “in” avesse la stessa borsa: dal mio punto di vista, un incubo… molto, molto meglio fare scelte sopra le righe che rendersi, di fatto, completamente anonimi per il terrore di non essere accettati dal “gruppo”: cosa che peraltro, una volta passata l’adolescenza, non dovrebbe più essere tutto questo problema.
    Per farla breve: vuoi (più o meno) i lustrini di Moira Orfei? Vai, sorella, io sono con te 😉

  11. Wayùu! Eccezionale questo post, più energetico di una red bull o del caffè napoletano di mia zia, metà tazza di paradiso. Brava, condivido tutto. Io non abito in Piemonte ma in un piccolo paese della provincia napoletana dove se hai i tatuaggi sei ergastolano e le critiche dei look sono opera delle vecchiette con il “tuppo” che siedono fuori le loro case per ore….ma io sono uno spirito libero e le lascio senza parole,con le dentiera a mezz’aria con i miei pantaloncini e le mie magliette esuberanti!!!

  12. Io dico solo una cosa, al di là di quello che faccio io (sono abbastanza sportiva nell’abbigliamento, ma in piacciono i colori decisi…): preferisco 1000 volte una persona che si veste in modo eccentrico, magari discutibile però person aale che una che x tentare di omologarsi alle, mode srmbr a una…non posso scrivere parolacce. Perché una “trovata” sbagliata è perdonabile, ma copiare male (la moda) no!!!

  13. Penso che le tue havaianas tu le possa tranquillamente sfoggiare in spiaggia, ma che non siano assolutamente adatte in un ufficio e tanto meno in città. Puoi essere te stessa ed esprimere la tua personalità in ufficio con accessori, colori, e abbigliamento a patto che non ledano il buon gusto.

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  1. […] sa, quando la gatta non c’è i topi ballano. Vi leggevo, […]

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