Scegliere di lavorare da casa per essere freelance

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Quando sono diventata mamma ho deciso che non avrei potuto più cercare lavoro fuori casa. Vivo in una grande città e non ho la mia famiglia di origine accanto. Mio marito fortunatamente aveva un lavoro full time che mi ha permesso di vivere gravidanza e post partum con serenità senza la pressione di tornare a lavorare immediatamente.

A un certo punto, però, ho sentito l’esigenza di tornare a essere produttiva, contribuire anche economicamente al sostentamento della mia famiglia, ma soprattutto — qui posso dirlo — di evadere dalla dimensione totalizzante di madre.

Allo stesso tempo non potevo permettermi di timbrare un cartellino alle otto di mattina tutti i giorni col sole e la pioggia, d’estate e d’inverno: a chi avrei lasciato i bambini quando stavano male e non potevano andare all’asilo o quando le scuole chiudevano per tre mesi d’estate? Chi si sarebbe occupato di loro dopo la scuola quando io non c’ero?

Trovavo inconcepibile l’idea di riversare il mio stipendio sullo stipendio di una terza persona che si sarebbe occupata dei miei figli in mia assenza. Inoltre non riuscivo a riabbracciare l’idea di sottostare a un orario lavorativo come quello che avevo prima, dalle 9 alle 19, che non mi avrebbe permesso di andare a prendere i bambini da scuola e portarli al parco o giocarci in casa. Non sono mai stata pronta a privarmi del privilegio della presenza che nel primo anno di maternità avevo vissuto.

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Insomma volevo la botte piena e la moglie ubriaca.

Ovviamente non ho avuto né l’una, né l’altra, ma una dimensione molto precaria e vacillante che mi permette, con molte rinunce, di esserci con i miei bambini e raggiungere alcuni obbiettivi professionali.

I lati positivi del lavorare da casa

Lavorare da casa mi ha permesso un’estrema flessibilità: ho potuto tappare le emergenze famigliari e non lavorare per diversi giorni di seguito quando uno dei miei figli è stato male; ho potuto permettere loro di trascorrere le vacanze estive dai nonni, con la mia presenza perché il mio lavoro posso farlo ovunque. Ho potuto di re no a lavori che non mi piacevano.

Lavorare da casa mi ha permesso di fare quello che mi piace, scrivere: onestamente, pur non avendolo cercato espressamente, non credo ci fosse la fila per offrirmi un full time a tempo indeterminato su una scrivania d’ufficio con cartellino, che mi richiedesse di scrivere di cose che mi interessano, che mi divertono e che mi fanno crescere.

Lavorare da casa mi ha permesso di misurarmi con me stessa, in tutta onestà: meglio di un percorso di terapia, certamente produttivo anche se talvolta faticoso e a tratti doloroso, ma di enorme arricchimento individuale. Ho capito bene quali sono i miei difetti e quali i miei pregi, ho imparato a riconoscere gli intoppi sui quali cado ogni volta e che adesso mi fanno meno paura e poi ho imparato a dirmi anche brava, che certe volte me lo merito.

I lati negativi del lavorare da casa

La flessibilità si paga. Perché se non lavori non guadagni. Non solo, talvolta perdi anche opportunità successive. E questo l’ho provato e bisogna metterlo in conto. Quindi va bene fare il tetris con le ore del giorno e della notte, ma se dobbiamo consegnare un lavoro che ci richiede tot ore, quelle ore le dobbiamo trovare. Se uno stipendio è certo, le committenze non lo sono altrettanto.

La frustrazione è dietro l’angolo. Si lavora da soli, spesso si sta in silenzio per ore e ore senza sentire voce umana tranne la pazza del quarto piano che sembra stia ammazzando il marito (già defunto da tempo). Bisogna armarsi di autodisciplina per non essere indotti in tentazione e distrazione. Il più delle volte non si hanno feedback immediati e sembra che il lavoro non abbia senso.

Continui investimenti. C’è tutta la parte della gestione dei contatti e dei progetti: idee nuove, lavoro gratis, ‘dimostrazioni’ per ottenere altro lavoro. Che magari poi non arriva. O comunque non verrà mai retribuito.

Questo è il prospetto dei pro e dei contro del lavoro da freelance secondo me, cosa aggiungereste?

Commenti

  1. Aggiungerei la lunga lista dei contro di un lavoro tradizionale. Io ho sempre lavorato come hostess congressuale, quindi lavoro autonomo e free lance. Nel frattempo curavo un sito per aiutare le aspiranti modelle. Viaggiavo molto, mi piaceva, ma essendomi sposata sentivo sempre più l’esigenza di fermarmi e vivere la mia relazioni. Così da circa un anno e mezzo lavoro come segretaria full time…. La mia vita è cambiata radicalmente: ogni cosa è subordinata al lavoro, l’idea di organizzare il mio tempo come voglio è andata a quel paese e con mio marito paradossalmente passo meno tempo di prima. Poi c’è la frustrazione del non essere mai all’altezza, continue aspettative verso di me, paura del licenziamento… Lo stress di tutto questo supera di gran lunga quelli aspetti negativi che sperimento nel lavoro autonomo freelance da casa (porto avanti il sito e faccio anche network marketing). Lo stipendio poi… Guadagno sempre quello è ogni giorno di assenza sono soldi in meno, come fare lance invece le prospettive di guadagno sono molto più flessibili e direttamente proporzionali a quello che faccio.

    Sto davvero pensando di lasciare questo lavoro e dedicarmi a tempo pieno al free lance da casa, che alla fine è una vera e propria attività imprenditoriale in piccolo e senza i rischi di un,azienda fisica

  2. io timbro il cartellino
    a volte la prospettiva del freelance mi sembra alletante, altre ringrazio (sia pure con tutti i guai della mia azienda) di avere uno stipendio a fine mese.
    che non è esaltante.
    ma è e ci vivo
    ho però un caro amico freelance e lui, ultimamente, ha fatto una cosa: invece di lavorare da casa (che significa no orari e trovarsi al computer alle tre di notte – lui è un fotogiornalista bravissimo quindi scrive ed elabora foto ed è un attimo perdere la cognizione del tempo) si è trovato uno di questi posti dove “affitti” un ufficio.
    hai una postazione, se vuoi anche un numero di telefono fisso, la connessione a internet, sale riunioni dove incontrare clienti e colalboratori, segreterie…tutti i servizi dell’ufficio insomma, senza il cartellino.
    ma soprattutto, dice lui, hai “colleghi” ossia altra gente con la quale parlare, con la quale magari far nascere collaborazioni o anche semplicemente spettegolare della nuova “collega” sminigonnata o di quello che ci sta provando con la cassiera del bar di fronte senza successo.
    insomma, ti dai degli orari e riesci a dividere il tempo del lavoro dal tuo tempo libero e non hai quella dimensione alienante del lavoro solo “casalingo”, pur mantenendo la tua indipendenza.
    non so, ma a me è sembrata una bella idea (lui abita a milano però…)

    • Sì, il coworking secondo me è un’evoluzione bellissima della libera professione!

    • anche qui a roma ci sono post del genere, ma nel mio caso la soluzione dello studio sotto casa si è rivelata vincente perché taglio i tempi di trasferimento e ho comunque uno spazio autonomo creativo.
      e alla fine non mi manca neanche troppo la socialità perché, stando in centro, se ne ho voglia e tempo organizzo qualche pranzetto veloce di chiacchiere con facilità!

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