Vacanze in barca a vela: cosa portare in valigia

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Quest’anno abbiamo organizzato le vacanze in barca e abbiamo dovuto affrontare una bella sfida: i bagagli devono essere molto ridotti e contenere capi versatili, pratici, ma con la giusta allure vacanziera e marinara.

In 101 look giusti per 101 occasioni, il mio libro, c’è una corposa sezione sul viaggiare: come comporre una valigia efficiente per mare, montagna, campagna, città e cosa mettere per gli spostamenti in auto, aereo, treno, nave.

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dal mio Instagram @caiacoconi

Ma oggi parliamo della valigia che davvero sto portando in viaggio per le mie vacanze in barca a vela.
Tanto per cominciare: la valigia. Optate per una sacca morbida, molto leggera e poco ingombrante perché quando la svuoterete potrete riporla facilmente in qualche gavone; in barca, un trolley non si riesce proprio a collocare, né pieno, né vuoto.

Non vi starò qui a tediare con l’occorrente necessario (beauty, solari, antizanzare, medicinali e altre cose di cui si occupa il MaritoZen), ma parleremo unicamente di questioni squisitamente vitali, ossia l’abbigliamento.

Fare la valigia per una vacanza in barca: decidere una palette di colori

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Secondo me tutti i discorsi in fatto di guardaroba, sia che si debba decidere un abbinamento, sia che si debba comporre una piccola capsule da gestire per un viaggio o una stagione, partono dal basso, ossia dalle scarpe. Inutile avere gonnellini che chiedono il tacco se sappiamo di dover indossare scarpette di tela, così come cambia l’abbigliamento se sappiamo di non poter indossare sandali aperti. Per non parlare poi della palette di colori che inevitabilmente è condizionata dalle scarpe che intendiamo mettere.

Nel mio caso tutto parte dalle mie scarpette da vela.

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Le ho prese da Decathlon e sono perfette per camminare in barca in tutta sicurezza anche durante le manovre di bordo.

Considerato che ho intenzione di acquistare in Grecia un paio di sandaletti in cuoio ho deciso di portare soltanto un paio di Havaianas per il mare e le mie espadrillas maculate che indosserò per il viaggio (partiremo in aereo e raggiungeremo la barca già approdata in Grecia, evitando così la traversata ai bambini).

coem abbinare espadrillas in città

Di conseguenza la mia palette sarà incentrata su bianco e blu (#avanguardiapura) con tocchi di rosso e arancio.
Avendo comunque qualche capo marinière in bianco e nero ho deciso di portarlo ugualmente pensando di abbinarlo alle espadrillas maculate.

Fare la valigia per la barca a vela: valutare le occasioni d’uso

Siamo oneste: ogni anno immaginiamo serate sulla spiaggia sotto le stelle coi sandali tacco 12 in mano, l’abito svolazzante  e un leggero strato di cachemire ad accarezzarci le spalle. Ma quante volte ci è capitato davvero? Negli ultimi cinque anni, a me, MAI. Quindi posso benissimo saltare a pie’ pari tutta la zona armadio adibita ad abiti un po’ speciali e focalizzare le mie risorse su ciò che realmente indosserò. Ho pensato che le occasioni d’uso per me saranno principalmente tre: la spiaggia, le manovre di bordo e qualche uscita serale con pupi al seguito.

Per quanto riguarda la spiaggia ho preso quattro bikini che posso mixare tra loro, un pareo con marinière abbinataun caftano di cotone e una camiciola di garza. Ho aggiunto anche due abitini e una playsuit che posso utilizzare anche per brevi spostamenti diurni in tender per raggiungere il porto o il villaggio per piccole spese.

Per gli spostamenti e la permanenza sulla barca a vela è fondamentale la praticità: bisogna muoversi tra cime e parabordi, ma soprattutto bisogna stare comodi e asciutti. Ho quindi optato per due paia di pantaloncini, uno di lino e uno di cotone da abbinare a sette top di diversa pesantezza (un paio di canotte, qualche t-shirt, una maglia a maniche lunghe e un twin set leggero). Ho aggiunto il mio camicione di lino bianco che mi fa anche da mini abito.

Per la sera ho deciso di portare tre abitini, due di seta e uno in jersey, il carré colore blu e una stola di seta, un paio di pantaloni e una gonna bianchi sui quali abbinare i top che vanno bene anche di giorno. Tre collane. Avrò anche il pantalone harem col quale viaggerò all’andata. Infine la giacca blu in maglia e un maglione in seta grezza e lino che porterò in viaggio insieme a un’altra sciarpa. E un k-way.

Il bonus, nonché il tocco frivolo di questa vacanza, saranno le due fasce con fiocco, una in seta vintage blu e l’altra in lino con disegnino di ancorette, create per me da LaTestaTraLeNuvole.

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È tutto. Ci credereste?

(Ovviamente c’è anche la biancheria, due reggiseni e quattro slip).

Fare la valigia: razionalizzare lo spazio

L’ultimo step per organizzare una valigia perfetta, indipendentemente dalla destinazione è dividere tutto in sacchetti da viaggio.

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In questa maniera sarà molto più semplice riempire la sacca morbida, sarà rapido mettere tutto in ordine una volta giunti a destinazione e i capi si sgualciranno meno.

Che ne dite?

Commenti

  1. wow prendo spunto domenica tocca a me fare i bagagli!

  2. Ottima l’idea dei sacchetti per separare te la copio! La settimana prossima devo preparare anch’io la valigia per Londra

    • wow!
      io li prendo da ikea e sono comodissimi, anche al ritorno per dividere roba sporca e roba pulita e persino bianchi e colorati per le lavatrici da fare appena arrivo (ahhaha sono pazza lo so)

  3. adoro la parte dove dici …”Siamo oneste: ogni anno immaginiamo serate sulla spiaggia sotto le stelle coi sandali tacco 12 in mano, l’abito svolazzante e un leggero strato di cachemire ad accarezzarci le spalle. Ma quante volte ci è capitato davvero? Negli ultimi cinque anni, a me, MAI.”…perchè è verissima! io viaggio in camper e alla fine sono sempre gli stessi tipi di abiti che adopero, mai tacchi (il pavimento del camper non è mica contento!), sempre maglie che non si sgualciscano e che, al bisogno, si possano lavare ed asciugare in fretta…anch’io di solito gioco su una palette molto neutra e poi mi sfogo con la bigiotteria e i foulard, che non prendono tanto posto e possono essere diversissimi! le poche volte che mi sono portata cose un po’ particolari, sono rimaste lì e anzi…al ritorno necessitavano di rilavatura e ristiratura, meglio evitare proprio!
    ottima l’idea dei sacchetti, anch’io divido per tipologia, in più, andando in vacanza con due esseri del genere maschile, totalmente negati per qualsiasi tipo di ordine, sui sacchetti scrivo pure col pennarello cosa c’è dentro (e comunque spesso mi viene chiesto “ma dove sono i miei calzini…?)….guariranno mai????

    • guariranno quando gli dirai: non ci sono.
      a me quest’anno è successo questo: avevo portato solo due paia di calzini per bimbo perché non pensavo che avrebbero usato spesso le scarpe chiuse, poi siamo stati su un’isola dove la sera faceva proprio freddino e quindi per uscire volevano mettersi le scarpe da ginnastica. la prima sera, primo paio di calzini che la mattina dopo non si trovavano più in barca. seconda sera, secondo paio di calzini. idem la mattina dopo. terza sera: “mamma, dove sono i calzini?”, “Dove li hai messi?”, “non lo so, ma io voglio quelli puliti dal sacchettino”, “non li ho potuti lavare perché non si trovavano quelli sporchi e nel sacchettino non ce ne sono più”, “ma scusa, mi porti solo due paia di calzini?”, “tu dov’eri quando preparavo le valigie? e dove hai messo i calzini che ti sei tolto?”, silenzio. si è messo i sandali e la mattina dopo ha ritrovato le due paia di calzini.
      e siamo andati tutti insieme a fare il bucato.

      • Devo ricordarvi di me che ad inizio anno, quando Dafne ha perso due golfini a scuola, un giorno di seguito all’altro, le ho aperto il salvadanaio per farmeli ripagare? Combinazione li ha ritrovati entrambi, eh.

        • ahahah grande!
          ieri ne è successa un’altra. usciamo nel pomeriggio per un gelato, nomo finisce per primo e comincia a chiedere l’acqua, perché un bambino accanto a lui aveva la bottiglietta di plastica appena comprata col gelato.
          non per taccagneria ma io non amo comprare l’acqua nelle bottiglie di plastica in giro, soprattutto qui a roma che c’è una fontanella ogni tre per due. quindi gli dico a bassa voce dia spettare che il fratello finisse il gelato così saremmo andati alla fontanella. inizia a urale che aveva sete che stava MORENDO di sete. gelateria piena. la ragazza della gelateria, ingenuamente, mi fa: “signora, se vuole le dò la bottiglietta senza rifarle fare la fila”. compro la bottiglietta, mi sentivo alle strette, mentre nomo piangeva dalla sete — dio mio che melodramma — e dado era totalmente ricoperto di gelato al cioccolato e stava sporcando il tavolino, il pavimento, il muro e aveva fatto fuori anche il dispenser dei fazzoletti.
          dò la bottiglietta a momo, beve e me la comincia a spalmare addosso (avete presente le bottigliette tutte bagnate quando escono dal frigo? ecco, me l’ha asciugata sulla gonna). dopo questa tortura psicologica usciamo e aveva lasciato la bottiglietta sul tavolino, praticamente intatta — aveva bevuto solo un sorso, UN SORSO.
          l’ho fulminato e l’ho fatto tornare indietro a prendere la bottiglia. è stato tutto il tempo a lagnarsi che gli pesava.
          avrei potuto metterla in borsa, ma se loro hanno la testa dura, figuriamoci io.

          • ahhhhhh però il monello!! per fortuna il mio ormai è un ragazzo, però mi ricordo i momenti melodrammatici in cui si poteva morire di sete da un momento all’altro, però se non era acqua ma un succo che non andava bene di gusto, allora la sete passava subito…..

          • A volte penso che i figli siano stati inventati per torturarci psicologicamente.

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