ALEXANDER WANG x H&M

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La scorsa settimana ho assistito a questo lancio di H&M: la capsule collection firmata Alexander Wang. Il tema? Lo sport. Addio mondo. Ho passato gli ultimi sette anni a togliermi la tuta di dosso, e adesso mi tocca ricomprarla?

Meno male che H&M non ha le taglie plus size, così io posso restare con i miei pantaloni attillari e i sandali alti col calzino, e illudermi di tenere traccia di qualche goccia di femminilità residua che non mi si è ancora disfatta addosso, con l’avanzare dell’età. Quell’età in cui – non molta, ma son comunque 38 anni – la forza di gravità ormai ha preso il sopravvento su tutto, e non c’è sport che tenga.

Le cose che io non ce la faccio:

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Non indosso vestiti con le scritte e i marchi in evidenza: che siano mutande, cappelli, giacche o persino calzini, io non sopporto di indossare un marchio sui miei vestiti. Mi sembra di essere una busta di plastica del supermercato, e per me WANG o Monella Vagabonda o Carrefour in questo caso sono scritte che si equivalgono: non voglio essere un cartellone pubblicitario.
Non voglio essere marchiata perché ci ho messo troppo tempo ad acquisire un mio stile, a piacermi, a valorizzare le mie forme e il mio portamento, e non voglio che qualcuno mi guardi e pensi che io non sono mia, e che sono di qualcun altro o di qualcosa d’altro.

Non mi piace lo stile sportivo, non indosso abiti sportivi in ufficio, o nelle riunioni di scuola, e nemmeno per andare al Carrefour a fare la spesa (ridaje). Penso che lo stile sportivo stia bene solo a poche donne, e soprattutto a quelle molto magre. Per dirvi, io questa collezione qui la vedrei indosso ad Andrea Delogu e Ema Stokholma. Allora sì, un grosso sì. Cioè, per indossare questa collezione devi essere una DJ stratosferica, o persino la prima ballerina del Bolshoi Ballet, o Irene Colzi, ma persino Anna Dello Russo stavolta – secondo me, ovvio – non ci stava dentro alla perfezione. Non è una collezione che puoi indossare se fai la dentista, l’avvocata, la maestra… e nemmeno la casalinga.

Non è una collezione che io, personalmente, avrei definito:

… una collezione unica e moderna per il lavoro, le serate nei club e gli allenamenti in palestra.

Per la palestra invece è decisamente perfetto, anche se questo riferimento molto spiccato verso la boxe o l’hockey secondo me toglie quel pizzico di femminilità che una donna meriterebbe.

Non mi piacciono gli stivaletti con la punta scoperta. No. Non li capisco, non ho capito lo scopo: sono vecchia – l’ho già ammesso – e penso che se metti lo stivaletto hai freddo, quindi non puoi tenere le punte delle dita scoperte. Allo stesso modo, in estate, mi avete ammorbata con i vostri stivaletti / infradito scamosciati quando c’erano 32 gradi. Perché?

Io salvo…

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Salvo la maglia con struttura a coccodrillo: costa un botto (299eur), e l’abbinerei con una gonna vintage firmata Chanel, borsa e scarpe Chanel – quasi total look. Quasi. Me lo promuovete?
Io Jackie ce l’avrei vista perfettamente a suo agio, in questa versione WANG – CHANEL. E voi?

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Chanel che, mi dispiace dirlo, nella stagione autunno – inverno 2014, propone essa stessa il look da pugile. Davvero: perché? E per chi?

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E ovviamente salvo l’anello con fischietto, che potrebbe servirmi quando vado a fare le riunioni a scuola in qualità di rappresentante di classe (credetemi, quello sì che è uno sport estremo) e anche il trofeo, perché ogni donna merita un premio per il solo fatto di restare viva in questo mondo maschile-maschilista un po’ macho (inutilmente macho).

Voi cosa salvereste?

Su Polyvore: Chanel jacket, €1.880 / Chanel straight skirt, €655

Commenti

  1. Poco perché, come te, non amo lo stile sportivo.
    O meglio, se vado in palestra o a fare la fisioterapia ok, ma nel tempo libero no, mi sembra di essere trascurata a girare in tuta.
    Per il lavoro o per girare per i club, no, niet, nein!
    A meno di non lavorare in una palestra o in un negozio sportivo.
    Così come non amo nemmeno io le grandi scritte. Un abito dovrebbe essere riconoscibile da solo, senza bisogno di scriverci sopra chi lo ha fatto, anche se ammetto che nel settore dell’abbigliamento sportivo posso ammettere qualche eccezione.
    Gli stivaletti li potrei pure salvare (a patto di avere gambe lunghissime e secche secche, altrimenti sono una mortificazione delle proporzioni), ma con molta, molta attenzione, perché il passo da accessorio moda a sacerdotessa dell’amore mercenario è breve…e poi tu mi metti jackie nel post e…no, non li posso salvare
    🙂

  2. Comunque sono contenta che Anna dello russo abbia le ginocchia brutte come una di noi!

  3. no. questa volta proprio non ce la si può fare.
    altre linee anche sì, ma questa nemmeno ai manichini può stare bene.
    maddai, è oreeeeenda.
    e secondo me una cosa che funziona in linea generale può piacere o non piacere, ma deve riuscire a vestire più del 3% della popolazione, cavoli!

  4. anch’io voto solo ed unicamente per l’anello-fischietto, il solo accessorio che può diventare fondamentale in momenti caotici…..tipo appunto le riunioni scolastiche o un bell’ingorgone mattutino di traffico….
    e comunque l’abbigliamento sportivo a volte sta male anche alle troppo magre, se una ha il sedere “vuoto” è meglio mettere sopra una maglietta un po’ lunga, non lasciare al vento le banderuole posteriori…..

Parla alla tua mente

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