Boxtrolls

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Mamma, perché sono così brutti quelli lì?
E Alice – 4 anni ma già assidua frequentatrice di cinema – non si riferiva ai boxtrolls che danno il nome al film. No, si riferiva agli altri, agli “umani”.

Questo film mi sembrava adattissimo al clima gotico dell’autunno inoltrato, tanto più che ho amato molto il precedente film di questa produzione, Coraline e la porta magica. L’avete visto?

Da trame e recensioni che ho letto mi è parso di capire che il tema sotteso al film fosse in fondo una riflessione sul diverso, sull’accettazione di sé e degli altri, temi che – con tutte le cautele per la giovane età – affrontiamo spesso nelle nostre letture e visioni cinematografiche. E non ne sono rimasta delusa.

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La trama

Pontecacio vive una vivace comunità di golosoni di formaggio. Le massime autorità del paese sono le Tube Bianche, una specie di gotha la cui attività più importante è la degustazione del formaggio. Ma vivace è anche la vita sotto a Pontecacio. In gallerie sotterranee vivono i temutissimi Boxtrolls, creature deformi che escono solo di notte per razzolare nei rifiuti e rubare bambini, per poi torturarli e mangiarli. Al loro sterminio sono addette le Tube Rosse, guidate dall’ambiguo Archibald Arraffa. Ma una sera Winnie, viziata figlia di una Tuba Bianca, si imbatte in un ragazzino – di nome Uovo – che vive con i boxtrolls, ignaro di non essere in realtà uno di loro. Chi è in realtà Uovo? Cosa fa con i Boxtrolls? Winnie e Uovo vanno alla ricerca della verità e dei Boxtrolls catturati, in un’avventura che porta molte riflessioni sul “diverso”.

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Più la storia procede e più ci si rende conto che i “brutti” boxtrolls sono in realtà amabili creature, nonché inventori geniali, mentre gli “umani” appaiono sempre più fisicamente disgustosi e si rivelano, come al solito, distruttori di altrui fatiche. Il film è realizzato con la tecnica dello stop-motion, ovvero personaggi e scenografie sono creati con la plastilina, mossi a mano, e poi filmati e montati in velocità per dare il movimento.

Alla fine del film, dopo i titoli di coda, c’è una bellissima sequenza in cui i personaggi si interrogano filosoficamente sul significato della vita “e se fossimo solo burattini mossi da qualcuno…?” e intanto noi vediamo l’animatore che muove i personaggi. Una scena di una bellezza struggente.

Il libro

Naturalmente il film è ispirato a (o liberamente tratto da)  un libro, edito da Mondadori, dal titolo Arrivano i mostri!, dell’illustratore Alan Snow. Ora naturalmente è uscito anche il libro Boxtrolls – le scatole magiche con le illustrazioni del film, che però sono ispirate alle illustrazioni (bellissime) del primo libro. Loop.

Per un confronto fra il libro (che io ancora non ho letto) e il film, vi segnalo un bel post apparso su Gigi, il giornale dei giovani lettori: “Arrivano i mostri!”, di Alan Snow e “The Boxtrolls – Le Scatole Magiche.
Il libro è indicato per lettori dai 9 anni su. Il film secondo me può essere visto e apprezzato (sempre con la compagnia di un genitore) dai 4 anni. Piacerà anche agli adulti, a cui strizza l’occhio con vari ammiccamenti alla comicità dei Monty Python, che culminano nella scena finale, chiaro omaggio a una scena storica (che non vi rivelo).

Boxtrolls | regia di Graham Annable, Anthony Stacchi | USA 2014 | Animazione | durata: 100′

Chi l’ha visto? E il libro, chi l’ha letto?

Parla alla tua mente

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