Come vestire in ufficio: DOs and DONTs

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Io lavoro in un ufficio. Sono di quelle persone, fra le ultime forse, che ha trovato il “posto fisso” ormai quindici anni fa. L’azienda per la quale lavoro è piuttosto grande, opera in campo tecnologico e ha clienti istituzionali. E io lavoro nell’ufficio legale e contratti. Va da se’ che il mio abbigliamento è generalmente piuttosto formale.

Nessuno mi obbliga, è chiaro, è un tipo di abbigliamento che ho deciso – nel tempo – fosse quello adatto a me, all’azienda per la quale lavoro e ai clienti con i quali ho a che fare.
Potrei anche andare vestita in jeans e maglietta, non ci sono dress code e la maggior parte dei colleghi, veste spesso in modo informale.

Però – e questa è una mia idea personale – al lavoro si va vestiti bene.

Per “vestiti bene” non intendo certo azzimati e impettiti, per carità. Ma ci si dovrebbe vestire in maniera adatta al luogo. Tralascio il capitolo igiene personale, perché è come se dicessi “in ufficio ricordarsi di respirare” 😉
Se si ha a che fare con il pubblico ci si dovrebbe sempre presentare ordinati. L’abito ordinato denota rispetto per noi stessi per prima cosa e poi per le persone che abbiamo di fronte.

Se abbiamo a che fare con dei clienti a maggior ragione. Presentarmi al meglio da un cliente, attuale o potenziale, significa “ti tengo in considerazione, penso che tu valga la pena di impegnarmi per mostrarmi al meglio”. Il paragone è un po’ azzardato, certo, ma andreste mal messi a un incontro galante? Con una persona che vi interessa?
Credo di no, credo che anzi scegliereste i vostri abiti più carini.

E qui arriviamo al punto di snodo.

L’abito racconta anche chi siamo e deve essere così. Caia ha parlato mille volte di abito come di una “seconda pelle”, quindi dobbiamo scegliere qualcosa che ci somigli e nel quale ci sentiamo a nostro agio. E che soprattutto ci valorizzi.

Se non sono capace di camminare sui tacchi, non mi metterò un tacco 12 in ufficio dove dovrò traballare per otto ore.
Se ho un decoltè prorompente non mi strizzerò in camicette con i bottoni a tenuta stagna pronti a esplodere al primo starnuto.
Se ho l’anima punk o rock, magari non vado a lavorare con la maglietta con i teschi e i jeans strappati sul sedere, ma nemmeno con un tailleur gessato e rigoroso. Un paio di jeans scuri, una giacca sportiva e una semplice t-shirt possono fare al caso mio e farmi sentire a mio agio ed è un abbigliamento adatto anche a un ambiente più formale.

Ma ci sono comunque delle regole base che dovremmo tenere a mente in ufficio
Allora proviamo a fare un piccolo decalogo di DOs e DONTs dell’abbigliamento in ufficio.

DONTs

  • Ciabatte, flip flop, sandali nude, scarpe da ginnastica o sneakers di ogni genere (nemmeno le mie amate birkenstock a meno che abbiate male ai piedi!): l’ufficio non è la spiaggia, a palestra o la piscina.
  • Scarpe eccessivamente alte, glitterate, da discoteca. Nemmeno se ci sapete camminare meglio di Ines de la Fressange. La scarpa da ufficio può essere estrosa ma deve essere adatta e comunque diversa da quella con la quale uscite il sabato sera. L’ufficio non è la discoteca né il locale dell’aperitivo.
  • Scollature vertiginose, abiti attillati, minigonne. È vero che all’occorrenza possono distrarre l’interlocutore magari anche a vostro vantaggio, ma vi fanno subito perdere di credibilità. In ufficio non si va per esporre la propria mercanzia, e nemmeno si espone così quella che si deve vendere 😉
  • Borse di plastica. Quelle della spesa intendo. La borsa per il lavoro deve essere pratica, ma anche avere una sua personalità
  • Trucco eccessivo (che magari potrebbe essere evitato sempre….). Il trucco ci deve valorizzare e non mascherare. Da evitare quindi smokey eyes eccessivi, rossetti accesi, nail art estreme (così come le unghie troppo lunghe, visto che la maggior parte di chi lavora in ufficio lo fa al computer).
  • Abitini a sottoveste, a meno di non avere un fisico minutissimo e anche qui con molta attenzione
  • Tute da ginnastica, felpe, sneakers, anche se lavorate nell’amministrazione di una palestra
  • Abiti trasparenti, camicette velate vedo e stravedo. Anche il vedo-non vedo non va troppo bene. Le trasparenze devono essere ridotte al minimo
  • Jeans strappati
  • Outfit copiati dall’ultima sfilata o dal personaggio del momento (a meno che non lavoriate nella moda, nel qual caso, avete già smesso di leggere questo mio post). Insomma, il vestito di carne di lady gaga di qualche anno fa è da evitare 😉

DOs

  • Il vestito da ufficio per eccellenza: il tailleur. Forse vi sembrerà eccessivamente formale o triste, ma – interpretato da ciascuna di noi – è capace di essere la soluzione a tutti i problemi. Soprattutto la mattina quando tutto il nostro armadio ci sta male o andiamo di fretta. Una specie di coperta di linus che, scelto nella maniera giusta, è davvero risolutivo. Ne riparleremo.
  • Gonne sopra al ginocchio. Alle più giovani (o a chi ha davvero delle belle gambe) è concesso anche qualche dito più su. Ma niente minigonne inguinali, ascellari o da scolaretta di manga.
  • Pantaloni morbidi e di taglio classico. Sono ammessi anche i jeans, di un solo bagno di colore e non strappati.
  • Scarpe comode e della giusta altezza (che va da 0 a 12) sulle quali siamo capaci di camminare senza papereggiare e senza renderci ridicole.
  • Camicia bianca
  • Giacca di un tailleur formale sdrammatizzata con un paio di jeans per le giornate nelle quali vogliamo un look più easy
  • Due borse. Si due! E non perché io sono fissata con le borse ;), ma al lavoro è molto pratico avere una bella borsa pratica ed elegante per le nostre cose personali e un’altra capiente, tipo cartella, per le cose del lavoro, che possono essere il computer, il tablet, il quaderno per gli appunti, il badge e i vari documenti. Così potremo tenere separata la nostra vita “privata” da quella lavorativa e uscire magari a pranzo senza portarci dietro tutto o arrivare a una riunione e tirare fuori subito il computer senza rovesciare sul tavolo fazzoletti, porta assorbenti, chiavi di casa e giochi dei bambini.  Non importa se sono borse da 1000 o 10 euro, ovviamente. Devono essere pratiche e accompagnarci durante la giornata. Dovremo quindi scegliere modelli adatti anche ai nostri spostamenti. Anche di questo riparleremo.
  • Sciarpe, foulard che possono servire a proteggerci dal freddo o dall’aria condizionata, a coprire una scollatura troppo…scollacciata o semplicemente a dare personalità a un outfit troppo semplice.
  • Golfini e maglioncini di lana
  • Un tocco di colore (che sia un top, una cintura, una collana, le scarpe) o un altro tocco personale su un outfit semplice, che comunichi agli altri che, è vero che siamo in un ufficio e che lo rispettiamo in quanto tale, ma che abbiamo anche la nostra personalità e che è quella che metteremo nel nostro lavoro. Perché ognuno di noi, in qualunque lavoro, mette sempre del suo.

E voi, come vi vestite per andare a lavorare in ufficio? E se fate un lavoro non di ufficio, come vi regolate?

Commenti

  1. sì sì confermo, tu SEI l’eleganza!
    sia nel vestire che nello scrivere! un mito!
    io lavoro in un ufficio non aperto al pubblico (tranne in caso di corrieri, ma qui….ti lascio immaginare il target medio….), in una stazione ferroviaria con annesso deposito, quindi un posto molto “maschile” e soprattutto molto polveroso, grigio, cementoso e freddo…..(allegria!!!)
    quindi qui VIETATI i bei vestiti e tutto quello che si può rovinare, per cui io e la mia collega, fra le poche donne presenti, ci limitiamo a jeans, maglioncini o golfini in inverno e t-shirt in estate, scarpe sempre comode perchè ci sono le scale e ovviamente uffici al primo piano e archivi nei garages….e siccome non abbiamo dress code imposti (perchè invece i nostri colleghi “esterni” hanno la divisa), ci sbizzarriamo soprattutto con gli accessori, quindi foulard, sciarpine, bigiotteria….
    concordo pienamente con la “doppia borsa”, perchè oltretutto qui possiamo pranzare in ufficio per cui ci siamo attrezzate a dovere!
    mi memorizzo per bene però le tue istruzioni, perchè ogni tanto ci capita di frequentare corsi e simili con i nostri colleghi amministrativi, e allora lì ci sentiamo un po’ pesci fuor d’acqua, anche se devo dire che preferisco il mio look più moderato a certe scollature e tacchi che trovo piuttosto inquietanti….oltre che scomodi!
    brava Giulia!!!! continua così, ti seguo volentieri! e poi mi vieni in mente tutte le volte che in ufficio è ora di pranzo, mi ricordo della tua descrizione della bottiglia di plastica dell’acqua ricoperta con la maglia colorata!

  2. Applauso, come vorrei poter stampare questo post su un grande manifesto e affiggerlo nel magazzino dove lavoro io! E’ un posto dove si gela in inverno e si cuoce in estate, dove circolano esclusivamente operai e camionisti (e molte volte “igiene personale” non pervenuta) e dove bisogna salire sulle scale X volte al giorno: mi viene da urlare sia quando in estate c’è la collega vamp che viene a lavorare in canotta con reggiseno in bella vista, minigonna e tacchi gioiello (tanto fa caldo, e poi può circolare solo nel piano terra perché se salisse sui soppalchi o sulle scale…lasciamo perdere!) sia quando in inverno la collega coccolona si presenta in tutona di pile piena di pelucchi e coperta da cavalli a mò di poncho sulle spalle…insomma, noi non possiamo lavorare in tailleur, dobbiamo indossare le scarpe antinfortunistiche, le persone con cui abbiamo a che fare non sono manager di multinazionali e il clima non ci aiuta, ma nessuno ci vieta di essere comunque pulite, carine e presentabili: jeans, t-shirt e felpe (è tutto quello che è opportuno indossare nel nostro caso specifico) possono essere di discreta qualità e ben coordinati tra loro!

    • esatto!
      anche se si lavora in un magazzino e si deve per forza stare comodi e sportivi, mica per questo si deve essere sciatti (e – santo cielo – sporchi!)
      anche la felpa dell’OVS non deve essere per forza quella più brutta e sciatta e poi tutto deve essere adeguato all’ambiente…e salire sui soppalchi in tacchi a spillo fa così tanto B movie degli anni 80

  3. Bellissimo post Giulia! Condivido tutto! Da stampare e conservare a fututra memoria.
    Anche io lavoro in ufficio, pure io in ambito legale. Solitamente è necessario un abbigliamento abbastanza formale, anche se per le donne non è obbligatorio il tailleur. Io prediligo gli abiti, a volte con giacca e a volte con il cardigan, per un look meno ingessato. Il tailleur pantaloni non mi piace tanto, mi sembra troppo da donna in carriera (cosa che assolutamente non sono…). Preferisco lo spezzato, magari con giacche particolari. Non amo molto le gonne, perchè da brava mela, avendo molto seno e un po’ di pancia non mi donano particolarmente.
    Poi ci sono giornate in cui me ne sto rintanata nella mia stanza a lavorare al PC e posso concedermi un look un po’ più rilassato: jeans lavaggio scuro (dici che in ufficio si può? Che bello, io vivrei in jeans!), camicia maschile, pullover e una collana particolare o un foulard.
    Dimenticavo le scarpe: in ufficio tengo sempre le mie fidate decolletè tacco 7… di ricambio in un cassetto! Per venire in ufficio metto stivali o ballerine ( a seconda del clima e della stagione), così alla fine del lavoro posso correre agile e scattante (!) a recuperare la figlia a scuola, fare la spesa e le mille incombenze di una mamma sempre di corsa.
    Ecco come sono vestita oggi: abitino nero semplicissimo al ginocchio, giacchina di maglia color panna, filo di perle lungo, calze nere coprenti e deco nere (ma stamattina avevo gli stivali da pioggia), piumino 3/4 color panna e borsa nera. Approvi?

  4. posto che sono d’accordo su tutto, ma perchè la camicia per forza bianca? io ne ho di azzurrine, rosa chiaro, color cipria, grigio-perla, ma anche una blu e una viola che se abbinate adeguatamente sono comunque serie ed adatte, secondo me.

    • hai ragione, forse “camicia bianca” è riduttivo.
      celeste, colorata, fantasia, la camicia va bene sempre
      è che quella bianca è la scelta più facile.

      io ho difficoltà su me stessa con l’azzurrino, perchè l’effetto cotnrollore del bus è dietro l’angolo…eppure sulle altre mi paicciono tantissimo

      quindi, si, via libera alla camicia!

  5. Condivido e mi permetto di aggiungere che i tuoi don’t per l’ufficio per me coincidono in gran parte con i don’t e basta! Il troppo strizzato e troppo corto col tacco glitterato non è di classe nemmeno su Rihanna!

  6. Concordo, i don’ts sono proprio norme di buonsenso… spesso dimenticate.
    Io, dopo alcuni anni di lavoro da freelance che svolgevo prevalentemente da casa, l’anno scorso ho ricominciato con sollievo a frequentare contesti dove non ho contatti col pubblico in senso stretto, ma incontro gente, ho riunioni, insomma devo essere presentabile per diversi contesti, a volte formali a volte meno. Però, indipendentemente dalla formalità, essere ben vestite giova sempre 😀

  7. Bellissimo post Giulia! L’altra volta non sono riuscita a farti i complimenti, leggo sempre trashic, ma non commento (quasi) mai….
    Finalmente hai un tuo spazio, perché ogni volta spulcio i commenti per leggere i tuoi, mi piace tanto come e cosa scrivi!
    Anche io lavoro in un ufficio, ambiente istituzionale e mooolto formale, io indosso tailleur pantalone e top chiari di seta, praticamente tutto l’anno (vivo a Dublino brr…….), solo le scarpe e i capispalla variano con le stagioni.
    Ah, grazie a Caia ho imparato a mettere i vestiti + giacca/golfino di lana&seta (no niente gonne x me) e devo ammettere che risolvono molto e mi permettono di cambiare.

    P.S. Anche se lo sappiamo tutti che hai scritto tu l’articolo (io ho riconosciuto subito il tappeto verde dei daily outfit tuo sito) metti comunque il tuo nome in fondo 😉

    Ciao a tutte!
    Michy

  8. Molto interessante, questo post capita al momento opportuno, visto che da pochi mesi ho un lavoro d’ufficio in una galleria d’arte! Lì il dress code è informale (giacca e cravatta solo per vernissage o simili), quindi non metto il tailleur ma vestitino e giacchina sì!

    L’unico punto su cui non sono d’accordo è il no ai rossetti accesi: sarà che la combo righina di eyeliner e rossetto è il mio trucco base, ma secondo me se si sanno scegliere i colori giusti non stonano affatto.. un bel fucsia, un rosso o un bordeaux trovo diano carattere al look senza risultare eccessivi!

    • in effetti hai ragione, anche qui sono stata troppo sintetica, contrariamente al mio solito!
      anche perchè io il rossetto rosso in ufficio lo metto, altro che! ho gli occhi celesti e trovo che il rosso li renda più evidenti…
      il DONT era piuttosto sui gloss eccessivi, sulle labbra da discoteca o da aperitivo insomma e sempre in abbinamento al resto del trucco più leggero.
      smokey eyes, rossetto deciso, fard….ecco, più adatto al tempo libero….

      forse sul fucsia ho delle perplessità, perchè se troppo acceso o tendente al rosa shocking lo vedo molto spiaggia anni ’80, ma è anche vero che è un colore che a me personalmente non sta benissimo (nonostante lo abbia ostinatamente portato per anni), quindi ho perimentato poco le sue vie e le sue gradazioni

      • Ecco qui siamo d’accordo! Concordo in pieno!

        Per il fucsia (ma per tutti i rossetti secondo me) bisogna trovare il punto giusto: io ho un colore molto simile al matitone Luxembourg di Nars, un fucsia con dentro tanto rosso. Sono castana con gli occhi marroni, ci credi che mi sta benissimo? Se non anche All fired up di Mac, e mi fermo qui se no divento logorroica.. 😛

        • per i rossetti il mio problema è che devo avere qualche forma di allergia a qualche componente.
          il 90% mi secca le labbra (che già si seccano da sole…) e parlo dei più costosi come dei più economici….sono molto democratica in questo
          🙂
          ultimamente mi trovo bene con quelli della kiko (che fortuna! perchè costano poco) che si vede sono privi del componente misterioso….
          così sto sperimentando qualche colore in più…

  9. post molto molto interessante anche se da anni sono sigillata in casa davanti al pc. però ogni tanto mi capita di fare passaggi in uffici e similaria. comunque ho lavorato per un periodo in un ente pubblico – Provincia – e si il dress code c’era un po’ specie per noi che stavamo in presidenza. però si andava da quella che arrivava ogni giorno pronta per andare a un matrimonio alle due segretarie del presidente che una portava giacche due misure sopra la sua e l’altra golfini corti e su pantaloni aderenti taglia 52 e d’estate delle ciabatte/sandalo di quelle che hanno una fascia sul collo del piede e una per tenere il pollice. orrore. però tutte avevano la passione per gli orecchini e grazie a loro mi sono fatta fare i buchi. 😀

  10. Clap clap giulia, bellissimo post da cui traspare la tua eleganza e il tuo equilibrio. Nell’elenco dei donts aggiungerei anche le canottiere con spallina sottile e reggiseno in vista… orrore!
    In ufficio da me si vede un po’ di tutto, dai capelli rasta ai tailleur formalissimi… io prediligo la via di mezzo e alterno jeans con la giacca, abiti con il cardigan, pantaloni classici con golfini femminili, scarpe con il tacco comodo e allacciate maschili. L’ importante è essere sempre in ordine e adeguate al posto dove ci troviamo.
    E.

  11. Premessa: straquoto tutta la tua lista, sia che si lavori da Armani che dal tabacchino sotto casa. Sarò strana, ma mi sembra che essere puliti e in ordine, qualunque lavoro si faccia, sia il minimo che si deve a se stessi.
    Anch’io lavoro in ufficio, e nonostante zero contatti con l’esterno, sono a pochi passi dall’altissima direzione, quindi un abbigliamento formale è d’obbligo. Dopo anni di utilizzo compulsivo, ho definitivamente mollato i tailleur per noia e perché, francamente, mi fanno troppo anni Ottanta: nel mio armadio ne sopravvivono appena due, ma non li metto praticamente mai.
    Oggi il mio look “coperta di Linus” sono gli abiti, rigorosamente sopra il ginocchio, morbidi e magari un po’ svolazzanti, perché sono pur sempre una romanticona; le gonne, ma abbinate quasi esclusivamente a maglie o camicie, però di ottima fattura (Caia docet: cachemire d’inverno, seta, lino o cotone d’estate: ci ho messo un po’, ma ci sono arrivata); i pantaloni invece li riservo al tempo libero.
    Prediligo colori sobri e fantasie delicate, ma mi piace dare un tocco personale con collane un po’ particolari, foulard e sciarpe, sempre però all’insegna del “less is more”; idem per il trucco, molto naturale, e per le unghie, rigorosamente corte e tonde e mai con colori accesi o stravaganti: rasento la noia mortale, lo so, ma sono classicona inside 
    Un dettaglio cui invece non riesco a rinunciare, almeno da ottobre a marzo, sono i guanti. Non solo perché mi piacciono un sacco, ma anche perché li trovo un accessorio poco sfruttato e quindi non banale; inoltre proteggono le mani dal freddo evitando quel delizioso effetto carta vetrata che le rende tanto sgradevoli. Tengo moltissimo alla cura delle mani: se le donne normali hanno nella borsa cipria e rossetto, io ho la crema per le mani. Che ci volete fare, ognuno ha le sue fisse 😉

    • brava brava brava!
      la dignità in gioco è la nostra
      🙂

      idem per i guanti e la crema per le mani. ho sempre i guanti e la crema con me
      anzi, in ufficio ho una crema scelta appositamente fra quelle a rapido assorbimento per non ungere il computer (momentaneamente ho due uffici per una serie di motivi e la crema è su entrambe le scrivanie)
      ho le mani che si spaccano facilmente e al primo freddo subito si sono screpolate da sanguinare….
      la sera faccio spessissimo gli impacchi di crema (quelli che poi dormi con i guantini bianchi ….dovessi morire nel sonno, per favore, dite ai posteri che non ero pazza! 🙂 )
      inoltre ho lo stesso problema per le labbra, quindi crema per le mani e burro di cacao (o rossetto iperidratante) sono sempre con me ovunque.

    • il commento di Bianca – e fra parentesi sono andata a dare un occhio al tuo blog carinissimo dopo me lo guardo con calma – mi fa sorgere una domanda a proposito del tailleur:
      ma secondo voi (laGiulia, Caia e tutte le altre) il tailleur ok no che fa anni ’80 ma la sola giacca me la passate? o anche quella fa troppo donna in carriera e meglio lasciar stare? domanda in qualche modo di attualità visto che sabato presento insieme a una collega il libro di una sua amica, niente di che Feltrinelli ad Ancona, ma vorrei essere a posto e poi domenica presento un libro mio a Civitanova in un locale storico del centro e come al solito non so cosa mettere 🙁
      help meeeeeee

      • Intanto grazie per il complimento, mi farebbe molto piacere averti mia ospite, ancorché virtuale 🙂
        Sulla giacca, magari abbinata ad un bel pantalone (non so perché, ma me la vedo di più che con le gonne) e con sotto un top di seta che la sdrammatizzi un po’, per quel che vale te la passo eccome. Oltretutto è un capo che dona autorevolezza: il che, in circostanze come quelle che descrivi, secondo me non guasta affatto.

      • guarda, il tailleur in generale si….poi certo, bisogna togliergli quell’area donna in carriera anni 80, ma non è difficile e ne riparleremo!
        Comunque sì allo spezzato, alla sola giacca su un pantalone.
        Magari giacca gessata austera su jeans, top morbido di seta, pantalone nero e scarpa con tacco o stringata o mocassino.
        Oppure giacca grigia, camicia è sempre lo stesso pantalone e scarpa, magari con un foulard o una collana grande, coloratissima. Praticamente due parti, superiore e inferiore, di per se’ serissime (grigio e nero) ma che mescolate diventano più leggere.
        Per una presentazione libresca poi, a meno che non si tratti di un libro universitario, scientifico e super serio, punterei su un accessorio colorato, un foulard, appunto, o una collana….(oh, ma pure se l’ambiente è formale)
        Magari, se ti sta bene, il foulard potresti addirittura legarlo tipo fascia sui capelli (prova, se ti sta bene). Rende molto femminile un abbigliamento magari più maschile.

        Comunque il tema del tailleur lo riprendiamo, promesso!

        • Io ho un paio di tailleur, comprati anni fa, quando pensavo di dover invecchiarmi per sembrare più seria e autorevole in un ufficio molto gerontocratico e subdolamente maschilista. Non li metto più proprio per l’effetto “donna in carriera” ma non mi decido a darli via perchè sono di qualità e le giacche mi stanno ancora a pennello. Un post su come svecchiarli sarebbe utillissimo!

      • La giacca del tailleur a me piace anche sui jeans…..
        No, no, ne dobbiamo riparlare!

        🙂

        • yuppiiiii, infatti la volevo mettere sui jeans per sdrammatizzare 😀
          ieri sera in una botta di “mannaggia non riesco a prendere sonno” mi sono letta sull’Ipad (cavolo nell’era ante Ipad avrei finito un saggio sulla vita a Versailles che sto tirando avanti da una settimana 🙁 ) quasi tutti i tuoi post e un sei mesi di Donna Bianca.
          Mi piacciono molto le tue scelte, ma tu sei gggiovane, alta e magra quindi sappi che hai tutta la mia invidia 😉 e mi sono molto divertita con la storia delle borse di stagione. bella quella turchese estiva, ma io d’estate riesco solo a portare paglia o stoffa… lo so ti sto pugnalando al cuore. la Neverfull l’ho presa damier azur ad agosto. una botta di follia di medie dimensioni perché quella grande è più alta di me. fra l’altro adesso la vendono con la pochette già dentro il che aumenta il costo di 200 euro circa. è la mia borsa di rappresentanza per certe situazioni perché qua nella normalità fa subito esibizione di status.

          • gggiovane….vabbè si…oggi sono 43 e mezzo esatti esatti
            🙂
            borse di paglia e stoffa sono bellissime!!!
            e la neverfull è davvero LA BORSA!
            io ho quella grande grandissima e sono riuscita a trasportarci fino a 9 kg di roba….è impagabile in viaggio e devo dire che ha quell’allure di “status” ma discreto

            😉

    • (aggiungi poi che l’acqua di roma è calcarea…figurati come diventano le mani…)

      • A proposito di mani. Alla fine mi avete convinta, ho fatto il grande passo in tema di smalto e ho comperato ben due rossi: il Nuit1947 (praticamente il cugino del Rouge Noir) e il Massai di Dior; un autentico salasso, ma sono uno più bello dell’altro e hanno un pennello favoloso: riesco a metterlo decentemente persino io, che non sono propriamente un asso in questo settore.
        Che dire, grazie ragazze 🙂 !

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