La dieta anti infiammatoria

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Infiammazione da cibo: questo sembrerebbe essere il termine giusto per parlare delle reazioni del nostro corpo verso alcuni alimenti, al di là delle allergie effettive al glutine o ai latticini, che possono essere delle vere patologie. Come si trattasse di un progressivo ‘avvelenamento’, non mortale ma fastidioso, per il nostro corpo, attraverso l’alimentazione: una infiammazione a bassa intensità, con cui si può convivere tutta la vita, ma che può alterare il benessere dell’organismo – o per lo meno il senso di benessere della persona.

«Ci sono studi — lo dice Attilio Speciani, allergologo e immunologo a Milano — che dimostrano come certi cibi stimolino i toll like receptor 2 delle cellule dell’immunità innata (quella che risponde subito ad agenti estranei all’organismo), le quali producono sostanze infiammatorie come le citochine. Non solo: persone che lamentano disturbi legati all’assunzione di certi cibi producono una particolare sostanza chiamata Baff (B cell activating factor) che attiva l’infiammazione»

Questi disturbi possono riguardare varie parti del nostro organismo:

  • intestino: diarrea, gonfiori, sindrome da colon irritabile, gastrite;
  • sistema respiratorio: asma, sinusiti, bronchiti e faringiti, infezioni;
  • sistema nervoso: insonnia, stanchezza cronica, mal di testa;
  • pelle: dermatiti e psoriasi;
  • sistema genito urinario: cistiti, vaginiti e candidosi;
  • sistema muscolare: crampi, artrite, dolori muscolari e articolari.

A cui si sommano altre patologie:

Malattie immunologiche importanti come il Lupus Eritematoso Sistemico (LES) o l’Artrite reumatoidesono sicuramente in connessione con questo tipo di infiammazione, ma senza arrivare a queste condizioni limite il semplice fatto di ingrassare in modo non compreso (per effetto sulla resistenza insulinica) o soffrire di colite è certamente in relazione con questi aspetti infiammatori. Fonte.

Si può scoprire l’infiammazione da cibo attraverso il dosaggio delle IgG, anticorpi che vengono prodotti dal sistema immunitario quando questo viene a contatto con il gruppo alimentare specifico, per esempio il gruppo dei latticini, dei cereali, ecc… Sul mercato tuttavia esistono una serie di test ulteriori, non accettati dalla comunità scientifica, perché non giudicati attendibili: il Driatest, il Creavutest, il Biotricostest, il Vegatest, il Citotest.

Secondo questa teoria, una volta scoperti i cibi che causano infiammazione al proprio organismo, si tende a permettere l’assunzione di questi cibi solo in alcuni giorni della settimana, fino a reitrodurli del tutto. In questo modo si cerca di recuperare la totale tolleranza immunologica agli alimenti.

Esistono dei metodi pratici per ridurre allergie e infiammazioni ancora prima di decidere se sottoporsi ai test. Il principale, è tenere a mente il motto: crudo, vivo e colorato. Ovvero cibarsi ad ogni inizio pasto di cibi crudi o poco cotti, colorati e freschi: frutta e verdura, dunque, come alimento preferibile e principale.

Indipendentemente dal tipo di test eseguito, se si individuano eventuali intolleranze alimentari, si possono seguire gli standard del RecallerProgram, che viene effettuato in molte farmacie italiane: in questo caso non si prevede mai l’eliminazione totale degli alimenti infiammatori (che sembra essere anzi dannosa!), ma anzi è previsto il recupero della tolleranza con una dieta di rotazione (un po’ come avviene nello svezzamento dei bambini).
Ne ho trovata una testimonianza diretta sul blog di un’amica, in cui risponde anche a tante domande: quanto costa (140eur), dove si fa, come funziona, ecc… Con un aggiornamento dopo un anno di questo regime alimentare a rotazione.

Recaller è un finger-test, si esegue tramite un piccolo auto-prelievo dal polpastrello effettuabile da chiunque. Grazie a questo prelievo riusciamo ad analizzare le le citochine infiammatorie (che misurano il livello di infiammazione da cibo) e le Immunoglobine G, (particolari anticorpi verso gli alimenti della nostra alimentazione quotidiana).

La dieta di rotazione prevede assunzione libera, per un intero giorno (per esempio il sabato o la domenica), degli alimenti che generano intolleranza, e poi eliminazione totale per i 3 giorni successivi. Dopo un paio di mesi di rotazione (anche fino a tre mesi), si reintroduce l’alimento con maggiore frequenza, mantenendo un giorno solo di restrizione (una sorta di venerdì magro, ad esempio).

Uno schema possibile diventa il seguente: libertà alimentare in entrambi i giorni del week-end (sabato e domenica) ed in un unico gioro a metà della settimana (di solito il mercoledì). Fonte.

Possono aiutare anche alcuni prodotti Fitoterapici come l’olio di Perilla, di Ribes nero e Curcuma. E anche la Vitamina D3, che sostiene la tolleranza immunologica.

Cosa ne pensate? A me intriga, anche se so perfettamente che non si tratta di nulla di ‘scientifico’, e anzi questo test ha dato adito a numerose polemiche. In generale, poi, io sono sempre poco propensa ai guaritori.
Tuttavia molti studiosi hanno sicuramente evidenziato che alcuni alimenti in generale possano evidenziare alti livelli ematici dell’infiammazione: carne, grassi idrogenati, patatine fritte, dolci, bevante zuccherate, formaggi grassi e farine raffinate.

Minori livelli di infiammazione si manifestano invece quando consumiamo:

  • frutta secca come mandorle, noci e anche semi di lino
  • cereali integrali
  • verdura crudo, soprattutto a foglia verde, e carote, zucca, finocchi, cicoria
  • frutta cruda e di stagione
  • tè verde e acqua
  • grassi monoinsaturi, tipo olio extravergine, noci e avocado
  • curcuma e spezie come salvia, timo, zenzero, cannella

Diciamo che si tratta di un elenco a cui saremmo arrivate da sole con un po’ di buon senso.

Sta di fatto che alcuni miei sintomi mi preoccupano: dermatiti, stanchezza cronica (certamente dovuta anche alla mia anemia), disturbi del sonno e difficoltà a perdere peso. Vorrei fare un tentativo per capire se posso risolvere i miei disturbi in modo salutare, e terminare il mio percorso di perdita di peso – tanto più che il motto crudo, vivo e colorato, è il mio mantra ormai da diversi anni, e quindi rientrerebbe appieno nel mio stile di vita.

C’è anche un fai da te: The Plan: L’anti-dieta per perdere peso mangiando i cibi giusti per te:

Sorprendentemente non sono i carboidrati, le calorie, i grassi o la “taglia” delle porzioni che causano l’aumento di peso. Molti cibi tipicamente considerati “sani” possono infatti non essere adatti a voi.Cibi che sono comunemente ammessi dai programmi dietetici tradizionali, come il tacchino, le uova, il cavolfiore, i fagioli o i pomodori, possono essere salutari in linea teorica, ma quando combinati con la chimica unica di un individuo, possono causare una reazione tossica che innesca l’aumento di peso, l’invecchiamento precoce, infiammazioni e, spesso, una serie di disturbi tra cui costipazione, mal di testa, dolori articolari e depressione. E non è semplice questione di gruppo sanguigno, ma dell’insieme delle nostre personalissime reazioni agli alimenti.The Plan vi aiuterà in venti giorni a capire esattamente ciò che funziona e ciò che non funziona per il vostro organismo, e di conseguenza ciò che vi fa ingrassare o perdere peso.Con dettagliati piani di menu, ricette e suggerimenti molto mirati, scoprirete come:identificare gli alimenti che rappresentano i fattori scatenanti del vostro aumento di peso, di infiammazioni e molti altri disturbi;costruire un elenco personalizzato di cibi salutari che promuovono in voi una rapida perdita di peso senza farvi soffrire la fame;perdere mezzo chilo al giorno pur mangiando abbondanti porzioni dei cibi che amate;evitare di sentirvi di nuovo gonfi e stanchi.

Ne ho sentito parlare molto (bene e male, come sopra): inizia con una depurazione di tre giorni, prosegue con i test in cui si auto identificano le reattività, infine si testa un alimento nuovo ogni 5 giorni.

Cibi potenzialmente reattivi, portatori di infiammazione, secondo Lyn-Genet Recitas, possono essere: salumi, pesce di allevamento, sushi, mais, pizza alta,gamberetti, tacchino, salsa di pomodoro, melanzane, farina di avena, yogurt greco, fagioli neri e cannellini, cavolfiore e cavolo, uova sode, ricotta, salmone e asparagi.

Si tratta di una dieta vera e propria, in questo caso, iperproteica, da 1200 calorie, che promette una perdita di peso dai 2 ai 9 chili in un mese.
Ma non promette di essere molto equilibrata, visto che mancano i carboidrati e prevede una colazione molto povera (per esempio un tè).

Questo il risultato delle mie ricerche: avevate sentito parlare di Speciani e di Lyn-Genet Recitas?
Cosa ne pensate?

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  1. […] intolleranze che sto curando con una dieta di rotazione, e quindi ho iniziato il mio percorso di dieta anti infiammatoria, soprattutto per attenuare i sintomi di una improvvisa dermatite che mi sta sfiancando da alcune […]

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