Look bon ton anche con i jeans

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Chi mi conosceva anche prima di Trashic conosce la mia passione per le creazioni de La Bottega Gentile. E’ un piccolo negozio, nel centro di Martina Franca, uno dei posti del mio cuore. Un luogo che vale la pena di visitare comunque e, se ci passate, dovete fermarvi da Tiziana. I suoi non sono vestiti, sono storie. Ci siamo trovate subito in sintonia e, ogni volta che ci capitavo, trovavo magicamente vestiti “miei” finiti nel suo negozio.

Tutte le creazioni de La Bottega Gentile sono di Tiziana, che le disegna, sceglie i tessuti, e le fa realizzare in Italia da piccoli artigiani sparsi in tutta la penisola. Sono donne spesso, che lavorano ancora a casa e realizzano i capi con cura. Signore magari non più giovanissime, fuori dai circuiti fashion tradizionali, ma capaci di infondere stile e vita nei capi che realizzano. E, ve lo assicuro, si capisce appena si indossano che questi abiti sono frutto di un lavoro creativo e manuale speciali.

Le chiedono tutti perché non apre un punto vendita a Roma, a Milano, a Firenze….farebbe un sacco di soldi! Ma lei ha sempre la stessa risposta “se capita“.

Già, perché dovrebbe capitare il posto giusto, il negozio giusto, quello nel quale respirare la stessa atmosfera del negozio di Martina, e… la persona giusta. Perché non credo che Tiziana riuscirebbe a far vendere i suoi capi a chi non li ama come li ama lei.

Per questo l’esperienza di acquistare una sua creazione è qualcosa che va oltre lo shopping.

Ecco qua, due creazioni di due stagioni lontane nel tempo fra di loro (la giacchina nemmeno me lo ricordo quanti anni ha), ma che stanno benissimo insieme, ovviamente. E poi la TizShirt, la sua ultima invenzione dell’estate passata.

Una semplice T shirt?, sì, ma occhio al dettaglio del pizzo che la rende speciale… ecco, come vi dicevo è proprio il dettaglio inaspettato che mi fa amare così tanto il lavoro di Tiziana.

Ciao ciao, io adesso posso uscire, anche con i capelli leonini che ho 😉
(Roma, ragazze, è umida da morire e a volte una ragazza deve sapersi arrendere)
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Special guest star: il micio nero

Che cosa ne pensate?

  • Giacchina e t shirt (Tiz Shirt, pardon): La Bottega Gentile
  • Jeans: Miss 60 (erano venduti per farti il lato B più bello del reame, ma non è vero, è uguale a come è negli altri jeans. sono solo comodi….)
  • Scarpe: Elishewa
  • Collana: Zara
  • Cintura: boh, credo Yamamay
  • Gatto: Nero
  • Borsa: Nina Ricci

Commenti

  1. Cioè, ma lì è primavera!!!!
    qui stamattina c’era una brina croccante che era un piacere, se mi metto una tiz-shirt (bella! davvero!) e un paio di jeans con giacchina, rischio il congelamento garantito!
    stai molto bene con il blu, ti dona molto!
    meraviglia meravigliosa il gatto nero, è vero o finto? :bigsmile:

  2. diciamo che c’è una forte escursione termica fra giorno e notte e fra esterno e interno (degli uffici)…e che la foto è di una giornata che era di per lei particolarmente caldina…

    e poi dovreste vedere il sopra, sopratutto quando vado in motorino…
    😀
    ecco, lì ci sarebbe davvero da ridere

    il micio io l’ho preso per vero, ma a volte ne dubito…me lo ritrovo lì tipo statua che non muove un muscolo…tipo in questa foto…che l’ho visto solo quando le ho scaricate
    🙂

  3. Questo è esattamente il mio stile, io al posto della collana uso sciarpe e foulard (anche se su di me non fa proprio la stessa figura, sono leggermente più…come dire…”imponente”) perché mi piace sembrare una donna anche se lavoro in un magazzino e sono obbligata a portare le scarpe antinfortunistiche e a volte anche il caschetto e i guanti da lavoro: jeans e felpa pesante sono indispensabili per praticità e per il freddo che c’è, ma niente mi proibisce che siano ben fatti, che mi stiano bene e che abbiano pure un particolare vezzoso, anche se non si tratta esattamente di capi di alta moda o costosi, giusto? Mi fanno così tanta tristezza le mie colleghe che vengono a lavorare con i maglioni infeltriti pieni di pelucchi o i pantaloni sformati della tuta “che tanto non ci vede nessuno se non gli operai che stanno messi peggio di noi e l’importante è stare comode e calde”…NON è VERO!

    • brava Meg!!
      bravissima!!!!
      sarebbe da stampare e appendere sul muro insieme alle norme anti infortunistiche, dico sul serio!!!
      certo, nel magazzino la gonna a ruota Dior magari è fuori luogo (ma pure in ufficio 😉 ), ma perchè mi devo conciare come una poveretta, con il rischio di sentirsi poi una poveretta!!!
      il nostro primo pubblico, la prima persona che ci vede, siamo noi stesse…
      e ci dobbiamo sempre presentare al meglio
      🙂
      applauso e standing ovation per Meg
      🙂

      • Senza scomodare Dior: a me lo hanno insegnato le donne della mia famiglia (ma anche mio padre e mio nonno ci tenevano abbastanza, a dire la verità!), che hanno sempre lavorato in campagna ma ogni mattina si mettevano grembiule, fazzoletto in testa e guanti puliti, ben coordinati tra loro (preparavano tutto la sera prima!) per andare ad innaffiare l’orto, mungere le mucche e altri lavori non certo “da signora bon ton”…diciamo che vengo da una famiglia di vanitosi!

        • anche io ho in mente nonne e (pro)zie che andavano in campagna vestite proprio come dici tu: con fazzoletto in testa, vestito e grembiule per proteggerlo (ecco, magari sul grembiule da lavoro si poteva “cedere” un po’, ma se si rompeva veniva riparato…)…e andavano tranqullamente a mungere le vacche…
          c’erano le “calzature” (come le chiamava una delle nonne) per la campagna, i vestiti da lavoro, ma non ci si infilava in sacchi informi e magari bucati e rovinati

Parla alla tua mente

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