Metodo Konmari: il magico potere del riordino

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Come ho scritto altrove, sono mesi che in casa opero un decluttering furioso. Apro armadi e stipi e svuoto, ripulisco e seleziono. Mi libero di tante cose e regalo, getto nella pattumiera, conservo fuori da casa in maniera razionale, divento mano mano sempre più consapevole della quantità di cose che possiedo.

Già, uno dei primi effetti che ho riscontrato quando ho iniziato a liberarmi delle cose è stato rendermi conto di quanta roba avessi senza accorgermene.

Il secondo effetto è stato averne la nausea.
Per placare la nausea a un certo punto ho avuto degli attacchi di ansia da shopping compulsivo. Col risultato che la tendenza ad accumulare vanificava ogni passo fatto in precedenza verso una casa ordinata e armonica.

Poi è arrivata lei, Marie Kondo con il suo “Il magico potere del riordino: il metodo giapponese che trasforma i vostri spazi e la vostra vita”. E per me è stato davvero il tassello mancante.


Ero già arrivata alla consapevolezza che la sottrazione fosse benefica e che gli spazi vuoti e ordinati concorrano a trovare un’armonia duratura, ma non avevo ancora capito come attuare tutto questo nella mia vita reale e come, soprattutto, renderlo un viaggio senza ritorno, senza ripensamenti, né ricadute.

In verità non si tratta di niente di trascendentale, né di particolarmente complesso.
Servono tempo e predisposizione mentale. Tutto qui.
E poi una successione precisa nell’approccio agli oggetti della propria casa.
(E una quantità considerevole di sacchi e bustoni per contenere tutto ciò di cui ci libereremo).

In cosa consiste il metodo Konmari

In sostanza Il metodo Konmari prevede di rovesciare tutto sul letto o per terra, svuotando completamente i contenitori (armadi, ripiani, mobili, stipi) e di prendere in mano ogni singolo oggetto, valutando quali sensazioni ti suscita. Tutto ciò che ti procura gioia lo tieni, diversamente lo butti. Sembra folle, ma la riuscita è garantita perché in questa maniera, valutando sempre ogni oggetto secondo questo criterio, anche dentro un negozio, sarà difficile ricominciare ad accumulare.

È importante visualizzare perfettamente lo stile di vita al quale ambiamo, sia esso condensato in una immagine di noi, nell’idea di una stanza della nostra casa o in una consapevole sensazione interiore. Dobbiamo sempre aver chiaro a cosa ci porterà questo lavoro impegnativo, per tenere alta la motivazione e non distrarci.

Un altro aspetto essenziale è compiere il lavoro di riordino in una volta sola, senza procrastinare, senza interrompere né distrarsi. Concentrazione, azione, liberazione.

Come attuare il metodo Konmari

Un punto nodale del metodo Konmari è la scelta della successione degli oggetti da vagliare. In genere durante i grandi repulisti del passato, io procedevo per stanza e per ogni stanza procedevo per ripiano, mobile, contenitore.
Marie Kondo consiglia invece di procedere per categorie di oggetti altrimenti si finirà per accumulare inevitabilmente cloni di roba semplicemente perché stazionano in ambienti diversi della casa.
Si comincia dai vestiti, si prosegue con i libri, poi le “carte”, gli oggetti misti e infine i ricordi.

Primo step: i vestiti

La regola è sempre la stessa: tenete ciò che vi rende felici, ciò che vi piace, in cui vi piace stare. E liberatevi di tutto il resto. Marie Kondo consiglia di procedere anche in questo caso per sottocategorie: top (camicie, maglioni), bottom (pantaloni, gonne), cose da appendere (giacche, tailleur, cappotti), calze, biancheria intima, borse, accessori, vestiti stagionali (montagna e mare), scarpe.
Su questo fronte potete anche rispolverare le lezioni di stile, ma se non volete mettere troppa carne al fuoco, fate intanto questa prima sgrossata.

Rimettere a posto i vestiti vi darà grande soddisfazione. Il metodo Konmari prevede anche una particolare procedura per la piegatura degli abiti e la sistemazione nei cassetti, fino a un’organizzazione completa della casa e di piccole prassi quotidiane per conservare l’ordine, ma vi rinvio a un prossimo post.

Secondo step: i libri

Ecco, qui la Kondo parte per la tangente spronando a strappare dei libri solo le parti che piacciono e buttare tutto il resto. Io caldeggio maggiore lucidità mentale.
Voi poi fate la tara e prendete responsabilmente le decisioni.
Una cosa è certa, dopo il repulisti dell’armadio riuscirete a guardare anche i libri in maniera diversa, e se non ne darete via tantissimi, sarete già in una fase del processo terapeutico Konmari per cui inizierete almeno a comprarne meno o a farvi un e-reader.

Terzo step: le carte

Indovinate un po’? La Marie Kondo butta tutto. O quasi. La fa facile. Poi però quando vi arriva la cartella Equitalia voglio vedere a quale Santo vi votate. Io sono per “ogni cosa al suo posto”, ossia archiviare ordinatamente con nome e data. E poi gettare via via che gli anni passano. Parallelamente digitalizzare il più possibile. E cercate di smaltire le carte in uso, senza farle diventare gialle.

Quarto step: gli oggetti misti ovvero bagno, cucina e svago

A questa categoria appartengono e vanno vagliati nel seguente ordine: cd e dvd, prodotti per la cura del corpo, cosmetici, accessori, oggetti di valore (libretti bancari, carte di credito), dispositivi elettronici (dalla fotocamera ai cavi di ogni ordine e genere), utensili di uso quotidiano (dalla cancelleria al cucito), prodotti di uso quotidiano (medicine, articoli per la pulizia della casa, fazzoletti), utensili da cucina e stoviglie.
Io aggiungo biancheria per la casa.
Infine si aggiunge qualsiasi altra categoria che contraddistingue il vostro stile di vita: strumenti musicali, articoli sportivi, oggetti legati a un particolare hobby.
Ogni categoria deve essere affrontata secondo lo stesso metodo: comunica gioia? No? Via.

Tutto ciò che resta in giro, probabilmente è perfettamente inutile, buttatelo.

Quinto e ultimo step: i ricordi

Quello più difficile. Non sono ancora arrivata a questo punto. Quindi non posso pronunciarmi, ma mi sono accorta che la maggior parte dei miei ricordi si trova a casa dei miei e obiettivamente non è un bel gesto lasciare le proprie zavorre sul groppone di qualcun altro. Prevedo di sgomberare presto la cantina dei miei e decidere la sorte dei miei ricordi. In fondo, anche in questo caso selezionare potrebbe dar modo di riaprire ogni tanto una scatola di ricordi e rituffarcisi. Nella massa disordinata, anche il ricordo più bello resta semplicemente un grumo di polvere.

E questo è tutto.
O è solo l’inizio.
Io vi consiglio di tentare una strada di maggiore libertà, pulizia e ordine.
A me sta aiutando molto in ogni ambito. Principalmente sono migliorate le mie relazioni: sono più serena nell’ospitare amici a casa, vivo con più rilassatezza e gioia i momenti di casalinghitudine e ho goduto pienamente delle giornate invernali rintanata in casa con tutta la famiglia.
Sto risparmiando molto denaro, sia perché non sono tentata dallo shopping compulsivo, sia perché sono diventata più selettiva all’acquisto. (Mentre scrivo i saldi sono finiti e io ho acquistato soltanto un pullover di cashmere, che metto a giorni alterni perché è colorato, mi piace, mi illumina, mi dà gioia, appunto).
E poi è più facile pulire e gestire la casa quotidianamente, anche con due bambini piccoli.

Che ne dite?

Vale la pena tentare?

Commenti

  1. Io sono nel konmari tunnel, anche se per ora non ho ancora fatto la grande pulizia dei vestiti perché a me spada vero servono tre giorni

    • guarda, secondo me invece un weekend è sufficiente, anzi secondo me in una giornata te la cavi. davvero. io ci ho messo tre ore. per la roba invernale. semplicemente perché la roba estiva ce l’ho tutta giù e quindi non è proprio fisicamente in casa

      • ti devo ricordare quante ante di armadio ho (piene)?
        😀
        nel commento troncato dicevo che ho iniziato ma non con l’approccio d’urto tuttoaterrasubito
        ho iniziato con le sciarpe
        sai quanto ho impiegato per tre cassetti di sciarpe?
        due ore
        argh!:worried:
        se davvero dovessi farlo con tutti tutti tutti i vestiti – credimi – un weekend sarebbe sufficiente se mi alzassi presto e lavorassi per alemnto otto ore filate!
        😀

        però qualche cosa ho fatto, le sciarpe appunto (una busta gigante è pronta per partire), le lenzuola e i pigiami (due bustone) e le calze (una busta…incredibile!!!)
        poi ho già selezionato 15 giacche che non metterò più e a volte altre cose sparse…
        per ora quindi non ho ancora approcciato il metodo come si deve, ma me lo ripropongo, a costo di prendere due giorni di ferie!

        sui libri e le carte, cara marie, non ci capiamo proprio…
        non strapperò le pagine per buttare i libri, non butterò i miei 730 nemmeno costretta con le armi…
        ciao…
        🙂
        salto il capitolo a piè pari
        però già con il passaggio agli ebook un progresso è fatto…

        un primo effetto positivo del metodo c’è, anche se ripeto non l’ho ancora applicato nellas ua interezza, ed è che non voglio più comprare nulla.
        ogni volta che vedo una cosa “carina” mi chiedo se mi da emozione e quale mi da’ e il 99% delle volte la lascio al suo posto.
        così ho lasciato moltissime cose e, a parte un paio di cose saldesche fra le quali i famosi pantaloni di zara, l’unica cosa che mi sono comprata è una piccola borsa di cos “celinelike”
        insomma, il solo pensiero di avere altra roba mi fa star male

        poi ho eliminato i “vestiti da casa”, ossia quelle cose che metti via “per metterle in casa”.
        la regola è: “uno addosso e uno al fosso” (ossia due set di “vestiti per casa”, uno di ricambio per quando si lava l’altro) e ho buttato o reso stracci le cose rovinate, per casa mi sono presa da tezenis ai saldi un maglioncino a 5 euro e un paio di pantajazz allo stesso prezzo.
        perchè è vero che vivo da sola e non mi vede nessuno, ma perchè dovevo portare per casa i jeans sporchi di vernice o la tuta strappata? o anche solo il maglione infeltrito che fa i pallini?

        e ora vedo tutto nell’ottica del levare, eliminare….anche il freeezer e la dispensa che voglio assolutamente svuotare…e butto senza pietà le cose “che poi gli troverò un uso”

        un’unica perplessità…
        che cosa faccio dei vestiti (nuovi e tenuti bene) che elimino?
        purtroppo vivo a roma e i cosiddetti mercatini sono una sòla (per dirla alla romana), perchè gli porti la roba in conto vendita, dopo un po’ se non la vendono te la riprendi o loro la danno in beneficienza…
        quindi, porterei cose e rischierei di dovermele andare a riprendere dopo essere state provate e toccate…(a milano invece ci sono posti che le cose le comprano proprio e tanti saluti)
        che faccio?
        affitto un furgone e vado a milano?
        😀
        oppure?
        sono tantissime cose, anche dovessi venderle a 10 euro l’una son soldini che ora mi farebbero di molto comodo.
        buttarle come dice marie mi pare uno spreco (allora meglio la beneficienza)
        ebay o simili, non ho tempo davvero…
        che ci faccio???

        • Se hai tanta tanta roba (o un’amica con il tuo stesso problema con la quale dividere la spesa) potrebbe essere conveniente affittare un banco in un mercatino privato e vendere la merce tu stessa: penso al mercatino di Borghetto Flaminio o a quello interno alla Città della nuova economia (che funziona come quelli americani, con la merce esposta nel bagagliaio della propria auto). Da quel che ho potuto vedere/intuire hai dei capi molto belli che non avresti difficoltà a vendere e non ci rimetteresti con l’IVA come con i mercatini in conto vendita (Avvisami, in caso, che io sicuro verrei a comprarmi parecchie cosine da te! )

        • ma perché non facciamo un mercatino insieme?
          mal che vada abbiamo passato una bella giornata a chiacchierare!
          io ho cominciato molto timidamente a postare qualcosa su depop, ma in effetti vale la pena solo per cose più costose (se riesci a venderle) che compensano lo sbattimento di gestire la transazione, ma poi c’è tutto il resto che io venderei forfettariamente a dieci, venti euro l’uno e che su depop mi richiederebbe troppa energia.
          pensiamoci seriamente. se riesci a fare un repulisti della roba primaverile possiamo pensare di fare un mercatino a metà/fine marzo con cose di stagione. se va bene ne facciamo un altro estivo e poi autunnale e invernale. gestazione lunga, ma alla fine dovremmo riuscire a smaltire tutto l’eccesso.
          che ne dici?

          • dico che CI STO!!!!
            (non scherzo)
            🙂
            perchè davvero, male che vada, avremo passato una giornata divertente e ci saremo scattate un sacco di foto…

            🙂

            depop, ebay….non ce la posso fare…spedire, transazioni…e se poi non mi paga…e se mi fregano….già ho l’ansia…già ho i minuti contati nella vita reale, figuriamoci
            invece già ci vedo noi due a decidere l’outfit con il quale presentarci al mercatino, fare lo stand…secondo me ci divertiamo da morire
            😀

          • per i prezzi anche io sono a 10-20 euro al pezzo, 5 per magliettine e roba minima…

            figurati lo sbattimento di vendere online roba a 10 euro…
            CAIA!!!!

            VISTO SI STAMPI!!!

  2. Uffa, perché mi si troncano i commenti?

  3. L’ho appena comprato anche io e mi sento carichissima 😎

  4. Sono da sempre ossessionata dall’ordine. Una volta, in vacanza con amici con cui condividevamo la casa in affitto, sono stata soprannominata Orsetto Ordinatore!
    Piano piano sono arrivata anche io alla conclusione, ovvia ma molto difficile da attuare, che meno cose si hanno, più facile è tenerle in ordine.
    Mi sono data già da tempo la regola “uno dentro – uno fuori” ma mi sono resa conto che non accumulare non è sufficiente, bisogna anche avere il coraggio di sottrarre.
    Devo assolutamente comprare questo libro!

    • io non sono per niente ossessionata, anzi io vivevo alla grande nel mio casino. ma sono profondamente intollerante al casino degli altri.
      essere ordinata è onestamente per me una questione di esempio per i figli e di compromesso con il MaritoZen. perché giustamente non posso lamentarmi del loro casino se io non faccio la mia parte.
      poi su di me mi sono proprio accorta che la quantità di cose mi sovrasta e non è neanche una questione di ordine, ma proprio di possesso. non voglio avere tante cose. e voglio avere i soldi per fare cose, per vivere esperienze, viaggiare di più e via di seguito. la massa di cose mi allontanano da obiettivi più preziosi.

  5. Sto per fare l’acquisto.
    Però strappare i libri no. Piuttosto per chi non l’ha fatto può passare al lettore ebook e devolvere il cartaceo per il bookcrossing, le biblioteche, gli amici o rivendere.

    • infatti.
      io ho regalato tantissimi libri a una mia amica lettrice, ma comunque credo che ogni metodo debba poi applicarsi in maniera personale a ognuno. c’è chia ha la passione per le collane, chi per i libri, chi per gli animali imbalsamati. è anche giusto che ognuno conservi dei propri skills, ma come di la kondo non si può collezionare TUTTO. scegliamo una collezione e godiamocela. il resto viviamolo in maniera equilibrata e funzionale all’uso. e io sono d’accordo. io per dire ho una marea di collane che in alcuni periodi non uso. mica le butto via. però nel mio caso avere duecento cinture non ha senso.

  6. Non ho capito, ma se il libretto bancario e la carta di credito non comunicano gioia si buttano via anche quelli? Ora, è vero che i soldi non danno la felicità, ma non sarà un tantino drastico? :thinking:
    Scherzi a parte, sono convinta anch’io che accumulare ci appesantisca la casa e l’animo e sia opportuno alleggerirsi, meglio se periodicamente, riducendo in contemporanea gli acquisti inutili. Tuttavia, per me, alcuni dei consigli di questo libro sono troppo difficili da seguire. Penso ai ricordi o ai libri. Anche se un libro non mi è piaciuto, anche se so che non lo rileggerò, io non riesco proprio a disfarmene. C’è sempre una voce che mi dice che prima o poi avrò bisogno di rivederne un passo o, semplicemente, che è bello vederli tutti schierati e ordinati nella libreria…

    • sulle cose che hanno una funzione ovviamente si deve avere un minimo di razionalità.
      il problema, sappiamo bene, non sono quisquilie come la carta di credito o il libretto bancario, quanto i venti mestoli di legno, i cinque set di tazzine da caffè, la decina di magliette a mezze maniche tutte più o meno uguali e via dicendo.
      come dicevo a zu poi ognuno può scegliere qualcosa su cui transigere, ma obiettivamente se lo facciamo su tutto ne perdiamo anche il valore.
      poi ci son persone che amano conservare, io tendenzialmente pure amo ritrovare dopo anni le cose, ma da quando vivo in un appartamento dalle dimensioni modeste e ho due figli con tutta la mole di cose che accumulano molto velocemente, mi sono accorta che la fatica non vale la candela.
      i ricordi li conservo, ma con criterio e selezione. ho il bracciale dell’ospedale della loro nascita, per esempio, ma avere tutte le letterine che momo mi scrive ogni giorno o i disegni che dado tutti i giorni mi fa, mi renderebbe la vita impossibile. ne conservo un paio, gli altri li getto via via senza sentirmi un mostro. per loro hanno valore mentre li fanno e nel momento in cui me li regalano. per me hanno un valore inestimabile quando li ricevo. il fatto di buttarli non intacca minimamente la gioia di questo dono o il calore che conservo dentro.
      cioè preferisco la serenità di mettermi a disegnare con i miei bambini quando ho voglia senza prima dover bonificare il loro angolo disegno dai diecimila fogli e fogliettini già scritti, piuttosto che conservare tutte le loro opere e poi stare come una pazza isterica quando mi chiedono di fare un disegno con loro perché non ci si rigira.
      sono convinta che se avessi una casa di duecento metri quadri sarei stata più morbida nelle selezioni, ma dovendomi attenere a quella che è la mia condizione scelgo il male minore.

  7. io sono ancora nella fase iniziale di decluttering, e mi sono ritrovata in molte descrizioni, tipo “rendermi conto di quanta roba avessi senza accorgermene”, “io vivevo alla grande nel mio casino, ma sono profondamente intollerante al casino degli altri”, “mi sono proprio accorta che la quantità di cose mi sovrasta”, tanto per citarne alcune (sarà questione dell’omonimia, Caia? :itwasntme: ), ma soprattutto mi sono accorta di AVERE bisogno di spazio…e quindi di avere la necessità di trovare un metodo giusto per far emergere questo spazio e non farlo sparire più! interessante la parte della Marie riguardo all’abbigliamento, ma la parte “cartacea” la trovo un po’ surreale, però per lo meno in casa mia l’armadio è ancora intasato di vestiti, non di bollette!
    per ora io sto continuando (con calma) ad alleggerire, a gettare, a portare alla Caritas, a donare alla biblioteca o alla Coop (prendono i libri anche lì, fanno una specie di “scaffale” dove poi ci si può servire e poi riportarli), e soprattutto a consultare un sacco di blog e di libri a cui ispirarmi, sperando di trovare la “giusta via” (siete mai entrate nel tunnel “FlyLady”? io ci ho un po’ curiosato ed ho estrappolato alcuni suggerimenti interessanti, ma preso in toto l’ho trovato un po’ inquietante!) per riappropriarmi dei miei metri quadri iniziali e godermeli!
    e so già, ahimè, che se vivessi in 200 mq sarei messa molto peggio, più spazio c’è e più lo riempio (riempivo)…

  8. Vabbè se cominciassi a svuotare l’armadio e tenere solo quello che mi dà gioia… Non avrei più niente da mettere… Sono talmente in bolletta che non posso permettermi nulla tanto meno quello che desidererei x me…che tristezza!:crying: aspettiamo la vincita al Superenalotto cui tra l’altro non gioco mai…

  9. Non so se faccio bene a dirlo ma… sono una smaltitrice pentita,soprattutto sul fronte abbigliamento. Ho avuto un periodo, qualche anno fa, di decluttering massiccio dell’armadio: non sai quanto ho rimpianto di aver dato via certe cose! Ora ci vado molto ma molto più cauta… e compro anche molto meno 😉

    • fai benissimo, anzi entra nei dettagli!
      mi interessa moltissimo capire questa versione.
      anche se la sensazione di aver sbagliato a dare via qualcosa l’ho provata anche io in passato, salvo poi rendermi conto che si trattava unicamente di ricordo che edulcora la realtà. esempio: avessi tenuto quella giacca color senape tanto carina, adesso saprei come abbinare questa gonna: la verità è che quella giacca l’ho regalata perché io sto male con il senape e continuo a non farmene una ragione, MA se avessi conservato quella giacca avrei potuto certamente abbinare questa gonna, ma senza uscirci da casa. Ergo meglio trovare qualcosa da abbinare a questa gonna per permettermi di portarla addosso, altrimenti anche questa gonna finirà nella busta per qualche amica!

  10. Fondamentalmente rimpiango capi dati via perché non adatti allo stile di vita del momento ma che oggi saprei benissimo dove e quando usare: ad esempio, una longuette a ruota di tweed che sarebbe perfetta per quando sono in campagna, così come un meraviglioso vestito lilla di seta (Laura Ashley, lungo fino ai piedi…), proprio da “garden tea”. Ecco, ora elimino solo le cose sciupate. Il resto no, non si sa mai 😉

    • Capisco il nervoso per queste due grandi perdite, e in effetti mi fai venire qualche dubbio.
      però mi chiedo: un vestito di seta laura ashley come diavolo ti è venuto in mente di darlo via? cioè anche se non lo metti tutti i giorni solo guardarlo dovrebbe comunicarti gioia!!!
      Cioè io dò via cose acquistate per sbaglio, tipo colori che non mi donano, modelli che non mi valorizzano acquistati per leggerezza. Che anche se dimagrisco venti chili o mi tingo i capelli non mi starebbero uguale.
      mentre cose che adesso non mi va o non ho l’occasione di mettere le conservo, ma non nell’armadio che apro tutti i giorni.
      è una fatica, però la selezione deve essere fatta con molta lucidità!
      (e poi comprare meno, meno, meno).

      • Non infierire, ti prego 🙁
        Comunque io ho anche la fortuna/sfortuna di avere la stessa taglia da tipo vent’anni quindi non ho neanche la motivazione del “non mi va più bene”, per forza che alla lunga mi esplode l’armadio.
        In compenso ho liberato con grandissima soddisfazione la libreria da una motta di libri “da vacanza” (destinazione la biblioteca del carcere: valutatela se avete libri in eccesso) e ho preso il Kindle: una svolta epocale 🙂

  11. ciao scusate l’intromissione vi leggo sempre ma non posto molti commenti… a proposito del fare a meno dei libri vi posso laaciare la mia esperienza: visto che mi si era sfondata la libreria, ho deciso di dare via la maggior parte dei libri…ho creato un archivio sfruttando un programmino per smartphone che usa il codice a barre poi ho spedito l’archivio a tutti i miei conoscenti e alla mia rubrica mail. Ognuno di loro ha chiesto qualche titolo e via via, quando ci vedevamo (e questo è stato un modo per incontrare persone che da tanto tempo non vedevo), ho consegnato le richieste. Non ho percepito di buttare via i miei libri (amatissimi) ma piuttosto mi sono sentita una vecchia signora che regala libri per fare felici gli altri per donare loro un momento piacevole….così come lo avevo avuto io…. e poi qualcosa l’ho tenuto (L’aleph, finzioni, il vangelo secondo gesù cristo, in cerca di guai, moby dick, memoriale del convento…), di questi proprio non posso farne a meno…happy:!

    • Ciao Vale
      grazie di aver commentato! Non è una intromissione, siamo contente di averti tra noi!
      Sui libri anche io ne ho regalati moltissimi e altrettanti li ho conservati. però mi sono liberata di tanti libri che avevano esaurito la loro parabola con me, magari faranno felici altri.

  12. E io invece cosa dovrei fare? Credo di essere esattamente all’opposto, elimino fin troppo e trovo sempre una gran soddisfazione nel farlo, vorrei buttare sempre più, ma oramai non mi è rimasto nulla di inutile…

  13. Oh! Vedi che ho ragione, che un guardaroba non può essere minimalista e razionale, deve essere anche sentimentale altrimenti non è sostenibile? Io ci sto mettendo anni a eliminare pur comprando molto poco e tenendo la regola “uno dentro uno fuori” ma sono a buon punto, non solo con i vestiti. Ho un problema con le cose di quando ero adolescente. Pur avendo quasi la stessa taglia, ho gonne troppo corte, che non metto più, magliettine tanto carine tenute benissimo in colorini che potrebbero andare ad una ragazzina, ma quale ragazzina vorrebbe roba vintage anni ’80, neanche firmata? Mi sto risolvendo a darle alla Caritas ma proprio perché ci sono attaccata sentimentalmente faccio fatica (e poi riprovarle ogni tanto e vedere che ci entro ancora… eh, il mio ego gongola :angel: :giggle:).
    Io il libro l’ho prenotato in biblioteca, non entrerà più neanche un foglio inutile da quella porta! :devil::devil::devil:

    • hahaha brava!
      anche io uso tantissimo la biblioteca, anche se fatico a star dietro a tutto questo flusso di carta che entra ed esce e spesso son costretta a riportare i libri senza averli ancora finiti di leggere 🙁
      tu hai dritte per gestire questa cosa qui?

      • Sempre la stessa regola: uno dentro, uno fuori. So che è difficilissimo, ma proprio per quello non ho più un comodino ma una striminzita mensola in cui una pila di più di 3 libri cade (non per nulla il kindle è la mia salvezza!)

  14. Ne terrò conto quando i miei figli se ne andranno per la loro strada e dovrò riprendere possesso delle loro camere, già tremo al pensiero delle tonnellate di ciarpame che mi lasceranno da smaltire (e che per adesso lascio che accumulino, perché ho a malapena il tempo di tenere in ordine i miei spazi…il marito, come la maggior parte degli uomini, credo, è già molto MINIMAL di suo e in questo senso non dà pensieri)

    • anche il mio è MaritoZen non a caso, ma con i figli cerco di far rispettare loro questa regola generale. tipo: quello che trovo buttato per terra finisce nella spazzatura senza passare dal via.
      sembra da matrigna cattiva, ma non sopporto vedere la roba buttata per terra e doverci inciampare. poi se sta per terra tutta questa considerazione non ce l’hanno per quegli oggetti, quindi via.
      con loro è un processo lungo fatto di tira e molla, perché ovviamente non sempre si rendono conto delle conseguenze delle loro azioni, sono piccoli, e aver cura delle loro cose è un concetto che vuol dire mille a volte assurde cose. però pian piano devono capirlo. la casa deve essere un posto armonioso per tutti. del resto anche loro non amano stare nel macello e quando le loro cose sono in disordine, non le trovano, si arrabbiano perché si sono sciupate etc o le ignorano diventando insofferenti e annoiati. per ora sto loro dietro (ma se non sbaglio i tuoi figli sono molto più grandi dei miei) ma pian piano mi aspetto che conservino un loro ordine.

      • Si, i miei figli sono grandi (ormai più giovani che adolescenti) ma come rimpiango i tempi in cui si poteva fare piazza pulita di tutto ciò che si trovava lungo la via! Adesso hanno i loro impegni e i loro interessi e ciò che per me è SPAZZATURA per loro è di vitale importanza, quindi mai e poi mai mi azzarderei a far fuori qualcosa: diciamo che sono molto esigente per quanto riguarda ordine e pulizia negli spazi comuni (e loro sono abbastanza bravi a rispettare le regole…insomma, fanno del loro meglio applicando i loro canoni che OVVIAMENTE non sono i miei) ma nelle loro camere ci entro il meno possibile, prima di tutto perché rischierei uno shock e poi perché mi sembra giusto rispettare i loro spazi come io pretendo che rispettino i miei, ma che fatica! Per esempio, quando erano piccoli se gli dicevo che il posto dei calzini puliti era il cassetto dell’armadio e quello dei calzini sporchi era la cesta in bagno, obbedivano senza fiatare: adesso posso pretendere che buttino i calzini sporchi nella cesta in bagno (è uno spazio comune!), magari ripetendoglielo (non sempre con un tono di voce civile!) mille volte, ma i calzini puliti…mi limito a poggiarli davanti la porta della camera e poi…devo continuare a strillare (senza risultati, la maggior parte delle volte) che vanno messi nel cassetto dell’armadio oppure “che se li tengano dove gli fa comodo, basta che li ritrovano loro quando gli servono?” Oh, sarà che sono stanca, ma devo dire che vivo meglio applicando la seconda soluzione: a essere sincera, poi gli stessi calzini ritornano sempre sporchi accoppiati nella cesta in bagno, quindi vuol dire che vengono usati correttamente, per il resto…pazienza!

      • Come vi invidio i mariti zen! Il mio conserverebbe tutto perchè “non si sa mai”: anche le camicie lise di 20 anni fa e le felpe sformate risalenti al liceo…
        Quando ci siamo sposati mia suocera ha pensato bene di impacchettare tutto il contenuto del suo armadio di scapolo e di recapitarcelo nella nostra casetta. Lui senza batter ciglio ha preso e messo tutto nel nostro armadio! Ho provato a convincerlo a disfarsi della roba inutile, ma devo procedere per gradi e volta sono trattative estenuanti.
        Dopo il secondo o terzo rammendo i calzini bucati glieli butto di nascosto…
        Ormai evito di aprire il suo settore dell’armadio: occhio non vede, cuore non duole!
        Il metodo Konmari servirebbe più a lui che a me, ma dubito che sia psicologicamente pronto!

  15. ce l’ho. lo sto studiando. ce la posso fare. soprattutto perchè ne ho bisogno e lo voglio davvero, un ordine vero. anche dentro .

  16. è arrivato anche a me! beh, devo dire che mi aspettavo un “tomone” e invece è un libriccino…..però ricco di spunti decisamente utili! a parte magari l’infanzia travagliata di una povera bambina di 5 anni che sfogliava riviste femminili…..ma un fumetto no? :bigsmile:
    comunque anch’io direi che la parte “eliminazione cartacea” non si adatta alla nostra burocrazia, però per i vestiti mi sono sentita un po’ in colpa, è vero, alcuni li ho proprio “abbandonati”, è strano, ma mi sono proprio sentita così……sono io che sono malata (come si fa a provare un senso di colpa nei confronti di un vestito?) o è scattata una molla? il responso a maggio, quando avrò più tempo di applicarmi!

Trackbacks

  1. […] Tanto per cominciare passiamo in rassegna il nostro armadio. […]

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