Cosa raccontano di te la tua immagine e il tuo stile

come-vestire-bene-in-base-al-proprio-stile-personalita-lavoro

La nostra immagine è fatta di tanti piccoli tasselli. Il nostro viso, il nostro sorriso, il modo in cui ci stanno i capelli, i vestiti che scegliamo. Come siamo viene percepito in prima battuta da coloro che ci incontrano proprio grazie a questi tasselli, grazie a come appaiamo.

Nei primi secondi di conoscenza è scientificamente provato che i nostri interlocutori si formeranno una idea di noi in base a quello che trasmette la nostra immagine. Come ci mostriamo influenzerà inevitabilmente quindi anche la percezione di quello che diremo.

La scelta sta a noi.

Decidere consapevolmente cosa far raccontare alla nostra immagine oppure no. Rafforzare in maniera coerente il nostro messaggio o rischiare che la nostra immagine sia di ostacolo ai nostri obiettivi.

Questo vale soprattutto nel mondo del lavoro.

Ok, mi dirai tu, ma io vorrei essere assunta, scelta, apprezzata per quello che sono, non per la maschera che indosso.

E chi ha parlato di maschera? Qui non si sta dicendo che per farti scegliere, ricordare o apprezzare (in breve per raccontare il tuo personal brand) tu debba vestirti in base a quello che si aspettano gli altri. Tutto il contrario.

L’immagine può aiutarci a mostrare fin dall’inizio noi stessi, anzi il meglio di noi stessi.

Non sono una fan di coloro che seguono in maniera pedissequa le tendenze. Quello che va di moda deve stare bene con me, con il mio fisico, con il mio modo di essere, con il mio stile di vita e anche con le mie sensazioni (ad esempio io non metto quasi mai i jeans perché proprio non mi ci sento a mio agio, molto meglio le comode gonne nascondi rotondità sulle cosce).

Ed è proprio interpretando la moda attraverso la nostra personalità che mostriamo chi siamo.

Via libera dunque ad un look pailettes e cappelli con le piume alle 9 di mattina in ufficio o ad un colloquio di lavoro? Est modus in rebus dicevano i latini (c’è una misura nelle cose).

Per questo servono i dettagli, gli abbinamenti, quei piccoli elementi in grado di dare una marcia in più al look e all’immagine un senso di accuratezza. Dettagli che possono essere usati come tratto distintivo in grado di svelare qualcosa di noi con garbo e originalità e, grazie alla ripetizione nel tempo, farci riconoscere e ricordare.

E se il dettaglio in questione fa parte di te come i capelli ricci, il ciuffo bianco (ben curato), le sneakers (che i tacchi proprio non li sai mettere) tanto meglio.

Basta poco quindi per lasciare il segno e fare una buona impressione, pur rimanendo te stessa e anche adatta alla situazione e all’ambiente.

Ti faccio un esempio: Tu vai ad un colloquio di lavoro, ti sei vestita a modino, hai i capelli a posto, un filo di trucco. Sei semplice e non hai nulla che possa far sembrare che tu voglia attirare l’attenzione. Però non hai nemmeno qualcosa che, una volta uscita dalla porta, faccia ricordare immediatamente di te all’esaminatore quando avrà ripreso in mano il tuo curriculum.

Certo: ci sono le tue esperienze, i master, quello che sai fare. Purtroppo però in un periodo storico come questo serve avere anche un’altra marcia in più per farci scegliere, siamo tutti validi, con esperienze, master etc. Se tu sei miope e il tuo colore preferito è il rosso perché ti da un senso di passione, felicità etc (ma potrebbe essere anche il verde, il viola, il giallo) e quindi indossi un paio di occhiali rossi al colloquio e magari li abbini ad un altro elemento rosso, come una spilla o un bracciale. Due tocchi semplici, eleganti. Nulla di troppo.

Una volta finite le selezioni non pensi che gli esaminatori si ricorderanno prima degli altri della signora con gli occhiali rossi? Certo, bisogna fare attenzione, magari proprio a quegli esaminatori il rosso non piace, non è adatto alla loro azienda. Per questo prima parlavo di consapevolezza.

Ma non è bellissimo avere uno strumento in più per comunicarci? E usarlo in un modo che prima non avevamo pensato.

Di questo parleremo insieme una volta al mese qui, con suggerimenti concreti e look dimostrativi.

Raccontami: qual è il tuo segno distintivo? Qual è il particolare che ti fa distinguere dagli altri?
Aspetto con ansia i tuoi commenti.

Commenti

  1. mi piace!! aderisco in toto con la tua analisi.
    io non ho segni distintivi però. e nenache uno stile chiaro. non vesto solo nero, ma neanche troppo colorato. porto i tacchi e le scarpe basse. un pò di tutto, ma senza chiarezza. così.
    magari ci capisco qualcosa seguendo le tue lezioni…

  2. Ciao Maria! Grazie 🙂 e ci aggiorniamo presto allora

  3. Domanda apparentemente semplice, ma son due giorni che ci penso e non ho ancora trovato una risposta. Cosa fa il mio stile? Non lo so. Eppure ce l’ho, uno stile: lo so io, e me lo riconoscono gli altri. Ma cosa di preciso lo definisca, non so dirlo. Mi vesto, mi pettino, mi trucco e parlo in modo sobrio ma deciso: insomma, ho ben chiaro chi sono, cosa mi piace e cosa no. Prediligo il genere bon ton ma cerco di non cadere nel banale. Non amo il monocolore, anzi, un tocco a contrasto mi piace molto; seleziono tagli e materiali di qualità, ma qualche volta mi faccio sedurre dal low-cost; aborro tutto ciò che è “all’ultimo grido”, e se anche non mi arrocco su linee e colori d’antan, adoro alcuni tocchi di stile abbastanza retrò: un bel carrè di seta, collane lunghe, i miei inseparabili guanti. Poi però ci sono giorni (o periodi) in cui vorrei solo infagottarmi in qualcosa di comodo e starmene lì buona buona a godermi il silenzio, e fa niente se sembro un po’ barbona. Insomma, mi sento un bel rebus…

  4. Donna Bianca, non è affatto una domanda semplice (se no banalmente non esisterebbe il mio lavoro ;)).
    Si tratta proprio di guardarsi con serena consapevolezza come hai fatto tu e ragionare su di sé e su quello che si vuole comunicare a sé e agli altri. Mi sembra tu abbia molto chiaro quello che ti piace. Magari potresti partire proprio da quei tocchi retrò che ti piacciono e che anche io adoro, per darti un punto luce originale anche quando proprio non hai voglia di essere al massimo (succede a tutte anche a me) e aneli solo la comodità (tra parentesi chi lo ha detto che uno stile per essere fascinoso non può essere comodo?).
    A presto
    Anna

Trackbacks

  1. […] scorso mese ho raccontato quanto contino immagine e stile per definirci nei confronti del nostro interlocutore e di quanto sia una meravigliosa opportunità poter imparare a suonare lo strumento composto da […]

Parla alla tua mente

*