La felicità è un lavoro

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Il cuore di una donna è un profondo oceano di segreti: lo diceva Rose in Titanic.
La felicità è possibile davvero, per un cuore che conosce anche il dolore?

Io credo che la felicità sia il regalo entusiasmante per un percorso impegnativo e faticoso.
Non ho mai pensato ad uno stato di grazia ricevuto per infusione o miracolosamente raggiunto dopo meditazione; sono cresciuta con il concetto basilare che mi ha insegnato mio padre: lui mi ha sempre ripetuto che “il lavoro paga” e io ho introiettato tutto, rielaborando e convincendomi.
Se parto da questo presupposto posso affrontare con più energia quello che succede, che sia un dolore mio oppure l’aiuto ad un amica.

La felicità è troppo spesso associata alla fortuna, ma la fortuna è un caso che non prendo nemmeno in considerazione; parlo di fortuna quando penso alla salute (e anche li pongo sempre i miei però), per tutte gli altri aspetti della vita sono sempre sicura che c’è tanto da lavorare.


C’è da mettere impegno con mia figlia, che mi rende felice mentre cresce e diventa una essere indipendente. Lei è il mio specchio delle brame, nel senso Potteriano del termine: lei mi riflette non il volto ma il cuore, è quella a cui non posso mentire, quella che non ammette sotterfugi e scorciatoie. La felicità che vedo in lei è esattamente ciò di cui parlo: sudare, accalorarsi, dare di me tutto ciò che ho per ottenere qualcosa di buono.
Vale lo stesso per le amicizie e per i propri compagni di vita, anche se in modo diverso: se cerchi la felicità negli amici devi donare, per essere felici con il nostro compagno non devono esserci vie di mezzo, il lavoro è impegnativo e faticoso.
Il dolore e lo sconforto fanno parte del gioco, sono l’ombra che non può essere staccata. E il dolore ha un aspetto curativo che non ti aspetti, se lo sai accettare, se riesci mantenere lucida la visione.

Le donne spesso non sono capaci di amarsi, o di vedersi belle, o volersi bene: come si può amare se stesse per essere felici di ciò che si è diventate?

Le donne sono esseri complicati, meravigliosi e insopportabili. Nella grande maggioranza dei casi non sappiamo nemmeno come siamo, figurarsi quanto è difficile comprendere che quello che siamo vada bene così.

Lungi dal voler dichiarare che sono una persona risolta, per tutta la vita ho cercato di piacere a tutti: genitori, amici, uomini, figli. Salvo poi rendermi conto che durante gli anni tutte queste persone prendevano posizioni diverse nella mia vita, variavano le distanze, cambiava l’importanza del loro peso: l’unica che stava sempre nel mezzo della mia vita ero io, tanto valeva prendere di mira quella lì. Non sono ancora bene nel centro del bersaglio, ma ho deciso di dare voce a me prima di tutti gli altri: sapere se sto meglio magra o grassa, capire se un tatuaggio deve essere fatto subito, ascoltare quello che mi fa ridere e venire voglia di cantare.
Il resto gira tutto intorno, e se il perno è fisso, tutto gira meglio.

Chi non è felice, ha fallito?

Si.
Però anche no.

Essere felici riequilibra molte cose, dona la giusta leggerezza, distende le rughe. Ma ci sono molti stati della felicità, e ognuno può essere un traguardo intermedio.
Il fallimento è un traguardo intermedio, un modo per verificare cosa va bene e cosa va male e poi ripartire per ricercare un nuovo punto di giusta proporzione.

La felicità è…?

La felicità non è apparire sorridenti, non è una giornata di sole, non è essere in pace con l’universo.
Fare di ogni giorno una meta e camminare per arrivarci, credo che questo possa rendere felici.

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Commenti

  1. quoto assolutamente: l’impegno!

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