Abbigliamento coordinato mamma e figlio?

Fabiola lo chiamava vezzo, in realtà era un’ossessione. Per darle una valenza positiva e la dignità di un nome la definiva coerenza cromatica, compiacendosi anche dell’involontaria assonanza.

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Foto credit: www.bryonyandco.com

In pratica, si trattava di vestire la famiglia allo stesso, identico modo.

“Ma come fai!” si stupiva l’amica che la osservava comporre abbinamenti di capi e colore su polyvore.
“Oh, la mia è una dote innata” minimizzava lei con un gesto grazioso della mano.

Bugia: a iniziarla a quell’ossessione era la stata sua madre.

Le foto d’infanzia ritraevano Fabiola e sua sorella con addosso la stessa gonna scozzese, identici calzettoni e lo stesso maglioncino in lana vetrata, secondo l’estetica in voga tra le mamme dei primi anni Ottanta. A dirla tutta, sua madre aveva elevato il vezzo ad arte riuscendo a vestire il fratello come le sorelle nella variante ‘pantaloni per lui, gonna per lei’.

“È una cosa molto pratica” spiegava alle amiche ammirate
“Serve per riconoscere i figli a colpo d’occhio tra la folla”.

Quello che Fabiola ignorava era che sua madre rimaneva sveglia la notte rimuginando sull’annoso problema che la attanagliava a ogni cambio di stagione, ovvero: come passare i vestiti dalla figlia piccola a quella grande senza rompere l’abbinamento?

A ogni modo, la vita di Fabiola era stata più semplice di quella della madre ché le case di moda avevano intercettato il mood proponendo lo stesso guardaroba a madri e figlie, solo diversamente declinato (mini-me).

Fabiola si era così trovata a sognare davanti alle campagne Comptoir des Cotonniers in cui mamma e figlia esibivano una tale armonia di tagli e colori da sembrare sorelle, e poteva sciogliersi in lacrime di commozione quando nei reparti di abbigliamento per l’infanzia trovava gli stessi jeans che aveva addosso nella taglia 6 anni.

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foto credits: Mango

“E tuo marito?” chiedeva l’amica sempre più costernata.

Oh, lui era stato facile da addomesticare. Non potendolo obbligare a indossare abitini primaverili né maxidress invernali, il poveruomo si era adattato a portare capi che richiamassero lo stile di quelli indossati da moglie e figlie e nella stessa variante di colore –  non lo stesso, per una questione di  profondità e prospettiva.

“Come farai quando le ragazze cresceranno e non vorranno più assecondare la tua ossessione?” insisteva l’amica.
“In quel caso” – dichiarava Fabiola – “sarò io a seguire le loro”.

E rimaneva così, immobile e sospirosa davanti alla foto di Michelle e della figlia Aurora splendide nello stesso bikini rosa.

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