Come ho imparato ad amare la vita

Ogni volta che la cronaca parla di un suicidio, mi sento molto coinvolta. Sento di avere qualcosa da dire, pur senza la presunzione di cambiare la vita a qualcuno… ma se fosse possibile? Se con le parole e la comunicazione fosse possibile parlare di sentimenti in modo onesto, e cambiare la vita a qualcuno?

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Tutti hanno un dolore. 

Può sembrare banale, ma sapere di non essere gli unici a provare dolore può essere una delle vie di uscita, una salvezza.
Per sentirsi meno soli, meno inutili, meno disperati.

Io ho vissuto il mio dolore appieno, da giovane, e ho pensato per anni, ogni giorno, al suicidio. Ci ho anche provato. 
Sono stata malata tanto tempo di depressione, e sono stata per almeno 20 anni – a turno – anoressica, bulimica, affetta da binge, e ora obesa.

Ho dovuto imparare con le mie sole forze ad amare la vita, e soprattutto amare me stessa, per perdonarmi tutto: tutti gli errori, tutte le paure, ma anche tutte le ingiustizie che ho vissuto e che mi hanno segnata nel profondo.

E questo dolore mi ha insegnato una prima, grande lezione: il dolore non è una giustificazione. 

Tutti hanno un dolore, e nonostante questo si può essere brave persone, senza far pagare agli altri i nostri problemi, senza inaridirci, senza essere cattivi o fare del male.

Smettere di odiare è la seconda, grande lezione: rabbia, rancore, odio e vendetta sono sentimenti distruttivi, che consumano il cuore da dentro, e ci incatenano al nostro dolore. Solo chi è capace di lasciare andare l’odio, può diventare felice.

Ed è la terza, grande lezione: accettare il dolore, senza dargli un risvolto positivo (col cavolo!), e senza dargli un risvolto negativo. 
E’ andata così, è passata, io non sono il mio dolore, inutile pensarci ancora.

Ed è la quarta, grande lezione sulla vita: Aspetta un attimo, in fondo puoi sempre ammazzarti domani. 

Io ho fatto così. L’ultima volta che ho voluto morire, mi sono sdraiata a terra e ho detto a me stessa: Posso ammazzarmi anche domani. 
E l’indomani ho detto: Posso ammazzarmi anche domani. 
E il giorno dopo ancora, e quello a seguire: Posso ammazzarmi anche domani. 

Sapere di poter scegliere di morire, senza tabù, ma anche di aspettare un attimo: un attimo dopo l’altro i giorni sono diventati settimane, poi mesi e poi anni. E nel frattempo il dolore si è fatto meno profondo, poi più pallido, infine è diventato ridicolo.
Io ero più forte del mio dolore.

E intanto la vita andava avanti con la sua luce, ogni giorno, un attimo dopo l’altro, e io ero viva. E quando sei vivo, prima o poi una felicità succede, e poi un’altra e inizi a prenderci gusto e arriva il giorno in cui non hai più bisogno di sapere che puoi morire anche domani, ma sei capace di dire: Potrei vivere anche domani!

Lo scrivo a te che stai pensando di ucciderti. Te lo dico perché so che hai fatto questa scelta con saggezza, e io non la critico: la vita ti appartiene, e nessuno deve giudicarti per come la spendi.

Ma ti chiedo: Aspetta un attimo, tanto puoi ammazzarti anche domani, no? 
E se in questa pigrizia di vivere si nascondesse la tua felicità?

La felicità non è perfetta, e non è perfetto nemmeno il dolore. Prima o poi si creerà una crepa da qualche parte, da cui entrerà un raggio di luce. 
Come d’estate, quando la luce filtra da una piccola fessura della persiana, e resti incantato a guardare il pulviscolo che fluttua nell’aria.
La luce c’è, è quasi tangibile, ed è una luce che saprà invadere tutto.

Allora: Aspetta un attimo, magari domani va meglio. E se non è così, puoi sempre aspettare ancora un giorno.
E un giorno, e un altro giorno soltanto.

Prima o poi la vita arriva. 

Aspetta un attimo, no?

Parla alla tua mente

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