Dove accade la vita, Where life happens – IKEA 2017

Il catalogo IKEA 2017 ha deluso: ho letto tanti commenti di persone che ormai hanno perso affetto verso il catalogo, che lo trovano scarno rispetto al sito e ormai poco utile. Probabilmente in questo senso è vero: è più semplice cercare i mobili svedesi sul sito che sul catalogo, non fosse altro per l’assortimento.

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Ma secondo me il punto è un altro: credo che quest’anno il catalogo abbia compiuto una trasformazione. Non è più una galleria di mobili, ma un inno alla diversità degli stili di vita.

Il catalogo IKEA è diventato una rivista di lifestyle e di antropologia.

Quando l’ho sfogliato la prima volta, la mia attenzione è stata subito per questa foto, che trovo dannatamente intensa. L’ho guardata per diversi minuti e ancora adesso mi stupisco di quanto sia bella. Due persone anziane, di colore, con le rughe, ridono insieme con una complicità che trovo reale. Non c’è perfezione: c’è solo un intenso legame che si intreccia al centro della foto, ed ogni volta che la riguardo, io sorrido. 

Il catalogo IKEA 2017 secondo me celebra la meravigliosa imperfezione della vita, quella vita reale che viviamo fuori dai cataloghi patinati che non ci rappresentano mai davvero. Mi sembra il catalogo IKEA migliore sino ad oggi. Il più internazionale, il più vero.

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Quando tua figlia fa quelle schifosissime bolle nel bicchiere, o i bambini ridono a tavola, sdentati e disordinati. Le cene in casa nostra sono così, lunghe e imperfette, con la cagnolina che salta per tentare di acchiappare qualcosa dal tavolo e Dafne che cerca di addentare un panino nonostante le manchino i due denti centrali.

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Come i pranzi di Natale con il nonno mezzo sordo e rimbambito, il parente con la pancia, i piatti spaiati e le sedie recuperate da casa di mia sorella e di mia mamma.

L’imperfezione è già perfetta perché è reale. Racconta le pagine della nostra vita.

IKEA per me quest’anno rappresenta appunto la diversità degli stili di vita: non più solo giovani famiglie con bambini, ma anziani, amici, coppie senza figli, single. Vanno tutti bene, sono tutti casa. 

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In alcune foto c’è la rappresentazione di quelli che oggi hanno 20 o 30 anni, che vivono con gli amici e per gli amici, magari lontani dalla città in cui sono nati, e inventano una famiglia nuova con quello che c’è, con i compagni di Università o di lavoro, con gli altri emigrati incontrati sul posto.

Pochi mobili essenziali, un piano di appoggio sulle cassette di legno, poco cibo: ad essere giovani non serve niente di più.

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E una cucina piccolissima, adatta a un monolocale e anche trasportabile, racchiude il sogno di quelli che in un monolocale hanno chiuso tutti i propri sogni nel cassetto: essere felici, cambiare vita, diventare grandi. Trovare l’amore. O anche restare soli perché soli si sta bene.

Anche quella è casa.

In uno dei video della campagna, la parte più toccante: due genitori separati ancora molto freddi tra loro. Probabilmente è una cosa troppo recente per riderci su. E la soluzione più semplice, forse, è fare due camerette identiche, a casa di mamma e a casa di papà, per dare un posto sicuro a un bambino che sta passando un momento difficile.

Reale, doloroso, malinconico, con un piccolo sorriso di speranza. Esattamente la vita.

Io, qui, mi ci sento a casa.
Dove accade la vita.

Parla alla tua mente

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