Stile gypset, cos’è e come copiarlo

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Gypset? E cos’è? Il termine Gypset è in realtà un ossimoro, perché unisce due parole, gypsy, che significa nomade, e set che vuol dire impostato, inflessibile.

Una bella contraddizione in termini, che la giornalista del New York Times Julia Chaplin individua come stile di vita dei cosiddetti gypsetters, artisti, designer e bon vivants che vivono e lavorano in giro per il mondo, spostandosi da un luogo all’altro frequentemente. La Chaplin ha scritto addirittura un libro intitolato proprio Gypset Style, che racconta le vite di questi zingari dell’alta società, le loro abitudini e i luoghi in cui si incontrano.

Ammetto che si tratta di un modo di vivere molto lontano da quello usuale per la maggior parte di noi, che al massimo facciamo un viaggetto durante le ferie e prendiamo il treno solo da pendolari. Possiamo comunque prendere spunto dallo stile cosmopolita e contaminato di questi beatnik contemporanei, per riassortire i nostri look.

Lo spirito dei gypsetter è quello dei giramondo, che acquistano capi ai quattro angoli del globo e li assemblano in maniera rilassata e apparentemente casuale.

Non è infrequente vedere kaftani, abaya o bisht (abiti tipici del medio e lontano oriente) dai colori sgargianti e dai tessuti opulenti, spesso impreziositi da ricami fatti a mano, abbinati a jeans strappati e boyfriend, borse firmate e scarpe dal tacco alto. Rispolverate il kaftano comprato nel vostro viaggio in Oriente e indossatelo per un aperitivo con gli amici. Utile anche se volete camuffare qualche chilo di troppo.

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Un valido aiuto può venire dallo stile boho, di cui abbiamo già parlato su Trashic. La camicia etnica si può abbinare a pantaloni palazzo e cappa in maglia con le frange. Ai piedi non temete di indossare un paio di anfibi di seconda mano e a tracolla una borsa iconica.

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Polyvore

Se non siete ancora riusciti a togliervi l’idea che il gypset sia un modo di vestire raffazzonato, non fatevi ingannare dalle apparenze. Saper mescolare stili e ispirazioni diverse è un’arte che solo le persone dal gusto impeccabile possiedono. Non è facile mescolare cappello di finto pelo, minigonna con le borchie e maglione di lana a coste e apparire comunque perfette e naturali. D’altronde chi vive con la valigia in mano deve imparare a fare di necessità virtù, perché sa che prima di uscire non avrà a disposizione l’ampia scelta che fornisce un intero guardaroba.

Mi pare sia proprio questa la vera lezione dei gypsetters: imparare a vestirsi con ciò che si ha a disposizione, valorizzando capi insoliti ed esotici, senza apparire artefatti. La cosa può essere utile sia in vacanza che per dare un po’ di brio al guardaroba di tutti i giorni.

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